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Quotidiano online Noi di Calabria
I tre Nicola sulla strada di Oliverio
di Raffaele Nisticò

Ci sono tre Nicola nel destino di Mario Oliverio. Nessuno dei tre sembra portargli bene. Per motivi correlati ma non sovrapposti. Il primo Nicola, o Nicola I°, se credete, non fosse altro perché fa di cognome Adamo. Oliverio si è legato mani e piedi a lui, e ora si trova mani e piedi legati in un guazzabuglio difficilmente districabile, fatto di scelte politiche ma anche, oggettivamente, di convergenze accusatorie sulle quali pende il giudizio umano, fallace per natura ma allo stato ineludibile.  

Il secondo Nicola fa Oddati di cognome. La scarna biografia sul sito della segreteria nazionale del Pd dice: laurea in scienze economiche, docente di statistica, economia politica e metodi matematici, scrittore. In passato segretario DS e assessore comunale a Napoli. È il responsabile per il Mezzogiorno. Da ieri circola di lui una illuminante intervista: «Avevo detto che c’era bisogno di aprire una fase di rinnovamento, indispensabile se vogliamo competere alle prossime elezioni regionali. Che debba partire dai buoni risultati acquisiti in questa esperienza di amministrazione regionale ma anche dai limiti che ci sono stati, peraltro inevitabili visto che si veniva da cinque anni disastrosi della Giunta Scopelliti. Per noi quindi è importante, lealmente, dire come la pensiamo, e cioè che si è fatto un buon lavoro ma questo non basta per competere alle prossime elezioni regionali in Calabria. C’è un’ondata della Lega, un’ondata della destra che è molto forte».

Poi il riferimento più crudo: «In questo territorio abbiamo avuto e abbiamo problemi anche legati ad alcune inchieste, che aprono una fase difficile nel rapporto con l’opinione pubblica. Se non tenessimo conto di tutto questo faremmo un errore. Quindi, a partire e insieme con il presidente Oliverio, dobbiamo costruire un rinnovamento importante per proseguire la nostra azione di governo. Quindi, nessuna contrapposizione ma un lavoro comune. In tante occasioni si cambia un candidato ma non per questo si debbano avere delle rotture. Bisogna lavorare insieme e rinnovare insieme: almeno questo è il nostro auspicio e il lavoro che stiamo facendo».

E poi il ragionamento più diretto: «È  legittima la ricandidatura di Oliverio ma pensiamo che sia sbagliata, cioè che non basta. Pensiamo che a partire da questa esperienza bisogna andare avanti, fare una coalizione più larga, unire il partito. il partito dev’essere il più unito possibile, e se non è unito dietro una candidatura c’è un problema, poi la coalizione dev’essere larga, aperta, e se possibile andare oltre quello che si è fatto in questi anni. E poi bisogna prendere i buoni risultati e spostarli ancora un po’ più avanti. Ora, secondo noi, per fare questo è indispensabile aprire una fase di rinnovamento, che non è una punizione per nessuno, anche perché non ci sono ruoli che vengono affidati per opera dello spirito santo o per discendenza divina. Sono scelte che si fanno tutti insieme. C’è il territorio ma c’è anche l’opinione del partito e del gruppo dirigente nazionale, della quale pure si deve tenere conto. Io penso che persone intelligenti cercano e trovano una sintesi. Poiché riteniamo di essere tutti quanti intelligenti e di avere come obiettivo principale il bene della Calabria e la possibilità di competere alla prossima sfida regionale, dobbiamo partire da queste considerazioni e cercare insieme una sintesi più avanzata. Non è una punizione per nessuno, ma nemmeno si può pensare che tocchi per forza a qualcuno. Vedremo tutti quanti insieme la candidatura, penso che questo lavoro debba essere fatto qui in Calabria con tutto il territorio, con il gruppo dirigente calabrese, con la società calabrese, non possiamo decidere dall’alto, ma siamo qui per fare questo lavoro insieme. Se, come speriamo, ci sarà una candidatura condivisa, che unisce tutti, non ci sarà ovviamente bisogno di primarie».

Il terzo Nicola, last but …, è Zingaretti, segretario nazionale. Ieri mattina, ad Agorà, non ha battuto ciglio alla domanda riguardante la Calabria e il suo governatore: «In Calabria c’è un’indagine, la procura sta indagando. Abbiamo già detto, anche al presidente attuale, che credo sia il tempo opportuno, anche se molto è stato fatto, di voltare pagina, di costruire per le prossime amministrative calabresi un progetto che allarghi, che metta più forze e anche nuove energie in campo, che individui una candidatura nuova e più unitaria e che interpreti di più il rinnovamento che quella regione esprime. Anche in Calabria abbiamo aperto un processo di rinnovamento perché credo che adesso gli italiani si aspettano questo da noi, non solo criticare che governa, e lo faremo  per il bene dell’Italia, ma anche offrire alle regioni e in Italia un’alternativa. Quindi anche nei territori dobbiamo rinnovare molto di quello che abbiamo trovato». Alla domanda se il Pd chiederà a Oliverio un passo indietro, Zingaretti ha risposto: «Nelle elezioni regionali sì, già l’ho detto».
Diciamo che le due dichiarazioni, di Oddati e di Zingaretti, non erano il miglior viatico per un Oliverio convocato a Lamezia nella sede regionale dal commissario Graziano insieme al gruppo dirigente del partito calabrese, i parlamentari, i consiglieri regionali e i segretari di federazione. Un “comitato “ così qualificato non si vedeva dai tempi di Loiero. E, come ai tempi, anche questo è durato ore, parecchie ore. Questo per dire che il Pd avrà pure cambiato volti e ritmi, ma alcune abitudini sono dure a morire. 

Le due dichiarazioni, a ben leggere, nella loro durezza, offrono però appiglio a una condizione reclamata da Oliverio al primo sentore di un’offensiva concentrica contro di lui: «Esigo lealtà e rispetto». A lui, Zingaretti e Oddati hanno offerto il riconoscimento di un lavoro svolto, anche nella gravosità quasi insostenibile dell’impegno. E poi c’è quella ultima frase del segretario, del passo indietro limitatamente alla candidatura. Quasi una apertura verso futuri sbocchi. Garanzie dell’oggi per un domani possibile. 

La discussione, come è facile capire, è stata tesa, come solo può essere quando tutto si concentra su una sola persona, a cui si chiede un repentino stravolgimento di disegni e programmi perseguiti per anni. Oddati ha ripercorso quanto già detto in apertura. Oliverio si è naturalmente, difeso, con la stessa, e maggiore, veemenza rispetto a quanto aveva fatto due giorni prima davanti i microfoni dei giornalisti alla Cittadella. E su questo piano, delle cose fatte e di quelle programmate, ha avuto ampio appoggio da parte dei “suoi”, pure presenti in segreteria: Bruno Bossio, Aieta, Guglielmelli. Ma su questo punto gli sono venuti riconoscimenti anche da chi ne sollecitava la presa d’atto dell’insostenibilità della sua riproposizione, in primis Oddati e Graziano. I quali, volendo un partito unito, sanno quanto ai fini dell’unità serva dare a Oliverio la possibilità di farsi da parte con dignità, convincimento, accompagnamento. Vogliono un nuovo Pd con Oliverio, non contro Oliverio. Il quale, più che altro, preme perché ci sia una forma di consultazione della base. Di solito si fa con le primarie, ameno di qualche trovata dell’ultimo momento.  

Per la scadenza elettorale, è altamente probabile che un’idea sulla candidatura sia Oddati che Zingaretti, per non parlare di Graziano, ce l’hanno. È bene schermata, al momento, per evitare combustioni anticipate. E, statene certi, sarà “nuova” e, soprattutto “condivisa”. Da quella oscura ma immanente realtà che sono i “territori”.
Tra l’altro, se Oliverio realmente vorrà assecondare quanto gli viene richiesto dal partito nazionale e da ampie parti di quello regionale, si riaprono le possibilità della data elettorale. La finestra utile è compresa tra fine ottobre e fine gennaio. Oliverio voleva legarle a quelle emiliane. Può darsi che ora questo interesse vada scemando, soprattutto se si riuscirà a evitare il passaggio delle primarie. Crisi nazionale del governo centrale permettendo. 
 


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