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Quotidiano online Noi di Calabria
Oliverio, primarie ultima richiesta
di Redazione .

Al termine della lunga riunione del Pd calabrese nella sede regionale a Lamezia Terme, Mario Oliverio si è intrattenuto con i giornalisti. È sembrato leggermente provato, ma il piglio era quello solito, convinto delle sue prerogative:, tanto da declinarle in terza persona: «Allo stato c’è Oliverio che ha dichiarato di mettersi in campo, altre candidature non ce ne sono state». La premessa era stata sul metodo: « C’è stata una discussione larga, con numerosi interventi. Quello che più mi soddisfa è che ci sono stati numerosi interventi, la stragrande maggioranza, che hanno posto il problema di una decisione con la partecipazione democratica, chiedendo che siano i calabresi a decidere, chiedendo che, pur valutando le osservazioni di Oddati, Graziano e dal segretario Zingaretti, non si impedisca ai calabresi di esprimere la loro volontà nel decidere le candidature. Mi sembra che questo avviene in tutte le regioni, non vedo perché non dovrebbe avvenire in Calabria. Le forme per fare partecipare i calabresi si trovano: le primarie sono quelle più consone, ma si trovino le forme per far partecipare i calabresi, gli iscritti al Pd in Calabria, e far decidere loro chi debba essere in campo per la prossima campagna elettorale».

Rispetto alle sollecitazioni a fare un passo di lato, che gli erano giunte senza poter dare luogo a fraintendimenti, Oliverio si irrigidisce un poco: «Non mi sono sentito mai fuori corsa. Non ho mai fatto questioni di ordine personale, ragiono in rapporto a un progetto che abbiamo messo in campo per mettere la Calabria sul binario del futuro, non senza resistenze e difficoltà, perché abbiamo messo in discussione interessi e assetti di potere consolidati nel corso di decenni. L’unica mia preoccupazione è che non si ritorni indietro ma che ci si proietti in avanti. La mia non è una valutazione di ordine personale ma una valutazione di ordine politico. Soprattutto sul versante del contrasto all’illegalità e alla criminalità ci siamo spesi in modo determinato, e le stesse vicende giudiziarie non sono mai riconducibili a rapporti o a condizionamenti con organizzazioni di criminale, mafioso, ‘ndranghetistico, né per quanto mi riguarda né per quanto riguarda il capogruppo del Pd alla regione Sebi Romeo, che, come ha rilevato lo stesso procuratore di Reggio Calabria Bombardieri, è fuori da rapporti con la cosca Libri oggetto di un’operazione giudiziaria nella quale Romeo è stato ingiustamente coinvolto. Altre questioni sono state già in parte oggetto di verifiche della magistratura giudicante: la Cassazione ha già avuto in modo di dire con chiarezza che per quanto riguarda ‘Lande Desolate’ c’è stato nei miei confronti un chiaro pregiudizio accusatorio, il Gip ha poi avuto modo di chiarire riguardo a un’altra iniziativa giudiziaria, e sull’ultima, quella che ha portato a un sequestro fino a 95mila euro, abbiamo tutti gli elementi per dire che si tratta di un equivoco, perché a Spoleto abbiamo promosso la Regione, non il presidente».

Oliverio ha certamente avvertito la volontà del Pd nazionale di non volere rotture traumatiche in questo momento difficile. E dai toni conclusivi di Oliverio si può capire che, in questo senso, la missione non è fallita: «Ringrazio Oddati per avere finalmente evidenziato le cose positive da noi fatte, finalmente c’è qualcuno nel Pd che lo fa perché in questi anni il Pd è stato assolutamente assente. Per quanto riguarda il resto, a dire se è stato interrotto e spezzato un rapporto con i calabresi devono essere i calabresi. Ecco perché – ha affermato il presidente - voglio che si vada dai calabresi, e non lo dico perché devo fare prove muscolari o numeriche: si vada dai calabresi e si verifichi ciò che dicono i calabresi. Mi sembra che altre forme non ce ne sono, nessun soggetto e nemmeno un istituto di sondaggi può fare questa valutazione perché si deve valutare in rapporto a persone che si mettono in campo. Ma allo stato non ce ne sono, allo stato c’è Oliverio che ha dichiarato di mettersi in campo, ma altre candidature non ce ne sono state. Se ci sono vengano, poi si vada dai calabresi, dagli iscritti, non c’è bisogno di chissà quali forme».

(raf.nis.)


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