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Quotidiano online Noi di Calabria
La ‘ndrangheta continua ad essere fortemente strutturata territorialmente
di Saveria Maria Gigliotti

La ‘ndrangheta continua a mostrare «le connotazioni di una consorteria fortemente strutturata su base territoriale, ancorata ai tradizionali vincoli familiari e articolata su piú livelli facenti capo ad organismi di vertice che riescono ad orientare le linee strategiche, dirimendo al contempo eventuali controversie interne».  È quanto emerge dalla relazione del secondo semestre 2018 della Direzione investigativa antimafia che parla di quella calabrese come di una organizzazione con una sempre piú «spiccata vocazione imprenditoriale favorita dalle ingenti risorse economiche di cui dispone, tenendo conto che puó fare affidamento su diversificate attivitá illecite, che spaziano dal narcotraffico internazionale (gestito in posizione egemonica), all’infiltrazione negli appalti pubblici, dalle estorsioni al settore dei giochi e delle scommesse, i cui proventi vengono riciclati in attivitá legali». 

Una vera e propria ramificazione nel tessuto economico, contrastata, peró, da inchieste giudiziarie che «hanno consentito di acquisire l’esatto ‘organigramma criminale’ della ‘ndrangheta, con l’individuazione dei locali dislocati sia nel territorio di origine, ma anche attestati fuori regione e all’estero». 
Questo anche se San Luca ed il suo Santuario rivestono ancora un ruolo centrale essendo «da sempre considerata la mamma dei locali di ‘ndrangheta, custode della tradizione, della saggezza, delle regole istitutive che costituiscono il patrimonio identitario di tutte le cosche. Le cerimonie di iniziazione e di passaggio di grado nell’affiliazione, non esprimono puro folklore, ma rappresentano un punto di forza dell’organizzazione, dotata di un senso di identità e di appartenenza che rende il modello calabrese poco permeabile dall’esterno». In tale contesto, un punto di forza è rappresentato anche dalla posizione ricoperta dalle donne delle cosche, il cui ‘prestigió viene confermato da alcune inchieste che hanno fatto emergere «la posizione di alcune donne all’interno di un clan reggino, sia nella gestione del denaro che nel veicolare i messaggi dei capifamiglia detenuti verso l’esterno» e ritenute «non come ‘figure subalternè al capo, ma semplicemente subordinate, in una rigida gerarchia, quasi di tipo militare, che connota le organizzazioni criminali di stampo mafioso residenti in Calabria». Una forte coesione, saldamente fondata sui vincoli familiari, «che si traduce in un numero sostanzialmente inferiore di collaboratori di giustizia rispetto alle altre organizzazioni criminali di stampo mafioso, ulteriore segnale di soliditá strutturale delle consorterie calabresi» che «ha favorito l’espansione extraregionale della ‘ndrangheta, attraverso proprie strutture di base in territori in passato non contaminati dalle dinamiche di mafia».

Infatti, nella relazione si parla anche di «emblematica forza espansionistica delle cosche e la capacitá di queste di riprodursi secondo lo schema tipico delle strutture calabresi» che «continua a rivolgersi anche all’estero». Da qui gli interessi nel business del gioco illegale e delle scommesse la cui entitá delle somme movimentate costituisce una forte attrattiva per la criminalitá organizzata sia sotto il profilo dell’ingerenza nella gestione delle stesse attivitá ludiche, legali e non, sia per i risvolti legati a condotte di riciclaggio di proventi derivanti da altre attivitá illecite. Questo senza dimenticare il «forte interesse delle consorterie criminali, oltre che nel traffico internazionale di stupefacenti, anche nel reimpiego di capitali illeciti nel settore del gioco e delle scommesse on line» con «la tendenza dei gruppi calabresi ad instaurare forme di utilitaristica interazione con consorterie di diversa matrice mafiosa». Cooperazione che sarebbe «giustificata da specifiche contingenze piú che da una costante condivisione di interessi criminali». Come, ad esempio, hanno dimostrato «gli esiti dell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria, denominata ‘‘Ndrangheta stragista’, eseguita nel mese di luglio 2017 dalla Polizia di Stato con l’arresto di un esponente di vertice della criminalitá organizzata di Melicucco (Rc), indicato dagli inquirenti come colui che, per conto della cosca Piromalli di Gioia Tauro (Rc), teneva i rapporti con la destra eversiva e la massoneria occulta, e di uno storico elemento apicale del mandamento palermitano di Brancaccio, gravato da diverse condanne all’ergastolo e da lunghi anni detenuto in regime differenziato. Secondo l’ipotesi accusatoria le indagini hanno ricostruito l’esistenza di un patto tra la ‘ndrangheta e cosa nostra che avrebbe fatto da cornice agli attentati consumati in danno di appartenenti all’Arma dei Carabinieri in provincia di Reggio Calabria, tra il dicembre del 1993 ed il febbraio del 1994». 

Forme di cooperazione, infine, sono da anni rilevate anche nel settore del narcotraffico internazionale. Il prestigio acquisito in tale ambito dai sodalizi calabresi, «consente loro di trattare direttamente con i piú solidi cartelli sudamericani, senza intermediari, potendo, all’occorrenza far da garante anche in favore di trafficanti italiani appartenenti a sodalizi mafiosi siciliani». 
Una novitá nella gestione dei flussi finanziari è l’utilizzo di strumenti innovativi come, ad esempio, avvenuto con i referenti sudamericani ai quali è chiesto di pagare i carichi di droga con i Bit Coin. 
Secondo gli inquirenti, inoltre «l’ampia disponibilitá di capitali da investire, le basi logistiche dislocate nei punti chiave del pianeta (quali il Nord, Centro e Sud America, ove, talvolta, i propri sodali hanno trovato appoggio per la latitanza) e la capillare ramificazione oltre confine, specie negli scali portuali che costituiscono le nuove rotte dei traffici di stupefacenti (Rotterdam, Anversa ed Amburgo), sono elementi che rendono, attualmente, la ‘ndrangheta, l’interlocutore necessario per le altre organizzazioni criminali italiane ai fini dell’approvvigionamento di cocaina. Se il porto di Gioia Tauro ha rappresentato per un lungo periodo lo scalo marittimo privilegiato per l’ingresso della cocaina proveniente dal Sud America in Europa, attualmente sembra aver perso tale primato, cedendo il passo ad altri terminal sul Mediterraneo e a quelli del Nord Europa. Verosimilmente ció potrebbe essere dovuto ad un duplice ordine di fattori: l’aumento, rispetto agli anni precedenti, dei controlli svolti nei porti dei Paesi di provenienza da parte delle locali Autoritá e nello stesso scalo calabrese; la diminuzione dei volumi commerciali diretti verso Gioia Tauro».

La Calabria annovera ben 28 enti commissariati per infiltrazioni mafiose. Da qui la necessitá di rivolgere l’attenzione degli investigatori «verso quell’area grigia, quello spazio di sovrapposizione tra i sodalizi criminali ed ambienti non solo istituzionali, ma anche imprenditoriali, funzionali alle diverse esigenze delle cosche», confermando come la ‘ndrangheta costituisca il principale ostacolo a qualsiasi forma di sviluppo sociale, economico e culturale della regione, «giá penalizzata da una depressione economica che si traduce, tra l’altro, in un tasso di disoccupazione pari a circa il 20% della popolazione. Ne è ulteriore testimonianza l’operazione ‘Lande desolatè del mese di dicembre, nel cui ambito gli agenti della Guardia di finanza hanno individuato un sistema criminoso finalizzato a distrarre risorse pubbliche, in violazione delle prescrizioni, nell’ambito della gestione degli appalti per l’ammodernamento dell’aviosuperficie di Scalea e degli impianti sciistici di Lorica (Cs)».
 


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