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Quotidiano online Noi di Calabria
Cronache salviniane in Calabria
di Raffaele Nisticò

SOVERATO - Una serata nervosa, a Soverato. Quella programmata nel tour balneare di Matteo Salvini nelle vesti ormai cangianti e sfuggevoli di capo della Lega e di ministro degli Interni. Con ambivalenza anche interpretativa. A giudicare dall’imponente schieramento di forze dell’ordine predisposto a salvaguardia dell’incolumità sua e di tutti, Salvini è sempre il ministro. A giudicare dall’eloquio non certo istituzionale con cui affronta queste e altre situazioni difficili, è sempre di più il capo della Lega. Comunque, ieri sera alla fine non si è fatto male nessuno. Un paio di respingimenti da parte della polizia per recuperare il terreno perduto rispetto al centinaio di antisalviniani che come d’incanto si sono materializziati a una decina di passi dal palchetto allestito per le performance oratorie prima del commissario Invernizzi, poi del deputato Furgiuele, e poi, naturalmente di Matteo, il Capitano. Il quale, salito sul palco in bermuda cachi e t-shirt blu con logo "I love Calabria", non ha certo lesinato in provocazioni verbali, a cominciare dall'esordio: «Facciamo un applauso anche a quelli cui sarebbe servito fare un anno di servizio militare obbligatorio, o un po' di lavoro in parrocchia o un po' di volontariato. Però abbiamo approvato che l'educazione civica torna materia di studio obbligatorio a scuola, perché dove non arrivano la mamma e il papà, e lì non ci sono arrivati, è evidente..».

E così via per tutto il comizio, iniziato sulle noti trionfali di "Vincerò",  durato in sè non più di mezz'ora, intervallata da un buco di 10 minuti causato da un black out all'alimentatore della corrente. Al ritorno di luce e microfono, l'annuncio da parte dello stesso Salvini, con tono da imbonitore, che il “cretino” responsabile del guasto era stato individuato e che avrebbe pagato di tasca sua i danni causati. Per il resto, non è arrivata nessuna novità rispetto a quanto già saputo sulla crisi di governo e sulle prossime mosse del Capitano. Un accenno fugace alle elezioni calabresi: «Molti mi chiedono se abbiamo già in testa i nomi per le elezioni regionali. No, ancora no, ma abbiamo in testa le idee per come vincere anche qui in Calabria, mandando a casa questo centro sinistra così inconcludente e incapace». Aprendo la via a tutte le interpretazioni possibili.
Come al solito, c’è stato il momento fatidico dei selfie. Momento è un eufemismo. Più di un’ora è durato il rito dell’autoscatto con Matteo. Signore in età e anche meno, bambini volenti o nolenti, ammiratori senza se e senza ma. Ma con Matteo. Un ricorso, un selfie, un voto. O anche due.


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