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Quotidiano online Noi di Calabria
Fausto Sposato: mancano gli infermieri. Bisogna riorganizzare la sanità
di Pier Paolo Cambareri

COSENZA – Indignati, sì. Ma preoccupati soprattutto. Perché se uno degli anelli fondamentali della catena sanitaria viene indebolito tutto il sistema rischia di saltare. Il presidente dell’Ordine degli infermieri (Opi) Fausto Sposato va dritto al cuore della questione: non è possibile assicurare standard elevati di qualità assistenziale se non ci sono gli uomini per poterlo fare. E quando parla di uomini, si riferisce agli infermieri soprattutto. In Calabria, infatti, la carenza di personale infermieristico è attestata sulla soglia dei 4024. Duemila mancano soltanto nella provincia di Cosenza. In Italia, per completare il quadro, di infermieri ne mancano ben 53mila.

«Definire drammatica la situazione – denuncia Sposato – è nulla rispetto alla realtà. Il dato è clamoroso, considerato che nella nostra regione la percentuale di infermieri rispetto ai medici è di 1:1. Altra cosa è il rapporto infermieri-pazienti che in Europa è 1:6, in Italia 1:12 ed in Calabria 1:18. Ciò comporta, inevitabilmente, una percentuale altissima, il 20%, di mortalità. Siamo stanchi, esasperati e continuiamo a subire, per di più, aggressioni inqualificabili. Si individuino i responsabili, si chiarisca meglio il profilo professionale tra infermieri, operatori e volontari. Non sempre ciò che appare poi è. Tutti noi infermieri siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità, laddove si sbaglia. Ma non possiamo più pagare per colpa di un sistema che è al collasso».

Il presidente dell’Opi parla anche del demansionamento di alcuni colleghi e soprattutto della mancanza di organizzazione da parte del management e della politica. «Occorre garantire la normativa che compara gli orari di lavoro. Spesso la carenza di personale è tamponata con soluzioni che non dovrebbero essere considerate lecite, come quella di non assumerne altro, ma di utilizzare, per risparmiare, quello messo a disposizione da cooperative o con lavoro interinale, cosa che non aiuta né la professionalità del singolo, stressato e sottopagato, né il professionista numericamente insufficiente ad erogare un’assistenza di qualità ed un’assistenza specializzata».

Il presidente Sposato sottolinea un dato fondamentale: «Gli infermieri, con spirito di sacrificio e abnegazione, lavorano da una parte per la professione e, dall’altra, per dare sicurezza ai cittadini. Diventa necessario dunque seguire le linee guida, gli atti aziendali e pensare a una riorganizzazione capillare ospedaliera. Soltanto in questo modo la sanità calabrese e cosentina possono riabilitarsi e funzionare. Noi siamo stanchi e chiediamo con urgenza una inversione di tendenza che mortifica la professione e non va incontro alle esigenze, legittime, dei cittadini e dei pazienti».


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