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Quotidiano online Noi di Calabria
Il punto sulle questioni …
di Ennio Stamile

Raccolgo con entusiasmo e particolare interesse l’invito del Direttore di questa nuova e bella testata on line “Noi Di Calabria”, di riservarmi una rubrica dove raccogliere alcune riflessioni su diversi aspetti che riguardano la nostra “bella ed amara terra di Calabria”.

Ho voluto dargli anche un titolo che ho ricavato dal XVI capitolo del “De Anima”, primo trattato di antropologia cristiana scritto dal nostro grande Flavio Magno Aurelio Cassiodoro Senatore da molti, purtroppo, ancora misconosciuto. Sono persuaso anch’io, come Cassiodoro, che “è giunto il momento di fare il punto sulla diversità delle questioni”. In Calabria, si sa, quelle sulle quali urge fare il punto sono le medesime da decenni: disoccupazione; ‘ndrangheta; sanità; servizi socio sanitari spesso assenti o inadeguati; ingiustizia sociale; lavoro nero o sottopagato; caporalato; sfida ambientale; familiari delle vittime innocenti in attesa di verità e giustizia; testimoni di giustizia spesso lasciati soli; immigrazione ed emigrazione; i tanti comuni che attraverso il coraggio e la lungimiranza dei loro sindaci ed amministratori fanno opera di vera accoglienza ed integrazione, spesso anche loro completamente ignorati dai Media, tesi a ridisegnare  il profilo del nuovo eroe di turno; custodia della bellezza paesaggio; mancanza di meritocrazia; interdittive antimafia; scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose.

Tutte, come si vede, importanti ed urgenti per il presente ed il futuro della nostra Regione. Certo, non pretendo di possedere la “bacchetta magica” per una facile e rapida soluzione quanto più possibile indolore per tutti. Men che meno ho facili soluzioni da offrire. Ciò che mi propongo di offrire ai lettori in questa rubrica è aiutare a leggere criticamente tali problemi, onde evitare di rimanere intrappolati dalle opinioni oggi troppo ricorrenti e diffuse mediante i Social, che non hanno il sapore della ricerca e della riflessione, il gusto della esperienza, la pazienza dell’ascolto. Insomma, è giunto il momento di liberarci da quei “secondo me”, scritti e pronunciati da quei tanti che hanno perso totalmente il valore di quell’apoftegma con il quale si conclude la seconda parte del Tractatus  di Wittgenstein: “su ciò di cui non si può parlare si deve tacere”.

Sono consapevole di banalizzare il suo pensiero, che va ben oltre ciò che l’espressione letterale contiene e che si riferisce precipuamente a tutte le realtà che nella vita non accadono e pur rivestono un certo determinato valore come la spiritualità, i sentimenti, ecc. È su questi valori che secondo il filosofo bisogna tacere. Purtuttavia, ritengo che bisogna tacere anche su quei fatti che accadono e che prima di costringerli in delle opini correnti, occorre analizzarli con la serietà della ricerca, la libertà del pensiero, il fascino dell’intelligenza, per intus-legere - leggere dentro - tali realtà, partendo da ciò che Ippocrate nel suo “Corpus”, definiva “anamnesi” cioè dalla “capacità di ricostruire i propri mali ricordando come essi nascano e come cessino”.

La memoria-anamnesi è un atto del ricordare, è un flusso interiore, che vive la presenza di ciò che è stato. In questo caso la memoria è accoglienza di una permanenza attraverso il tempo. D’altro canto, anche Mons. Lorenzo Chiarinelli, recentemente, ci ha insegnato che «la memoria non è nostalgia del passato, ma è il coraggio di camminare ancora insieme, assumendo il valore oggi della testimonianza. Perché, davanti all’ipertrofia dei mezzi e all’atrofia dei fini, non è la storia che cambia, ma siamo noi che iniziamo a comprenderla meglio».
Buona riflessione a tutti.


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