• Sono le ore : :  di  lunedì 26 ago, 2019
  • Loading....
Quotidiano online Noi di Calabria
L'importanza delle Camere di Commercio
di Pasquale Monea

Tutto ha avuto inizio qualche anno fa con la campagna giornalistica contro la Comunità montana della Murgia Tarantina, a soli 39 metri sul livello del mare, assunta a simbolo degli sprechi della casta. Si è proseguito con la ben nota “spending review” iniziata con il Governo Monti e dagli altri Governi che si sono succeduti e da allora si sono susseguiti interventi legislativi che diminuendo drasticamente le risorse dallo stato centrale alla periferia più che ridurre il debito pubblico, evidentemente influenzato da ben altre spese, hanno finito soprattutto per limitare i servizi erogati ai cittadini ed alle imprese.

In questo stesso contesto non può essere taciuto il tema del fallimento della gestione associata a partire da quella dei Comuni dimostrando come gli accorpamenti “forzati” di enti rappresentativi del territorio non ha mai portato fortuna ai Governi che hanno tentato di imporli e la questione viene da molto lontano: “Molti borghi e villaggi hanno il nome di Comuni senza averne la vitalità. Per toglierli dall’impotenza e dall’isolamento in cui sono e per collegare meglio l’interesse locale al generale, si concede ad essi la facoltà di riunirsi in consorzio per certi servizi comunali, la cui trascuranza fa reclamare, a danno della libertà locale, l’ingerenza dello Stato”. Non sono parole di Giulio Tremonti o di Giuseppe Conte, ma di Francesco Crispi che nel 1887 spiegava le ragioni dell’auspicato associazionismo intercomunale al Parlamento del giovane Regno d’Italia.

Da oltre un secolo si fronteggiano gli autonomisti convinti e difensori dei contesti territoriali, da un lato, e, dall’altro, quelli che ritengono invece di dover razionalizzare gli assetti amministrativi locali.
L’esperienza insegna che la gestione associata non è, per definizione, un valore in sé e che le reti possono fallire, a seguito di: venire meno delle convenienze del patto associativo (aumento dei costi, peggioramento dei servizi, lamentele dei cittadini); insoddisfazione per la ripartizione di costi e benefici fra i partner; carenza di leadership e venir meno del sostegno politico; carenze del management associativo nella gestione della rete; trasferimento “critico”, alla gestione associata, del personale; difficoltà della gestione economico-finanziaria. 
Ed il fallimento è ancora più forte e probabile laddove criteri meramente numerici dettati dall’alto senza un ragionevole criterio si pongono l’obiettivo di accorpare gestioni che, invece, rappresentano non mere articolazioni burocratiche, come si vorrebbe far credere, quanto invece enti esponenziali di un territorio della sua cultura, della capacità imprenditoriale del territorio, del turismo (esistono anche aziende turistiche… come ha ricordato Union Camere Calabria) elementi che rappresentano i caratteri propri di una rappresentanza territoriale. 

Esempio significativo l’accorpamento “forzato” delle Camere di Commercio, basato sul solo dato numerico delle Imprese insistenti in un determinato territorio e non, invece, sulle caratteristiche (agricole, turistiche, commerciali) dello stesso, che le singole Camere di Commercio hanno storicamente rappresentato.
Così interpretato lo spirito del legislatore, il Comune di Cortina d’Ampezzo di 5.842 abitanti, sarebbe identico a ogni Comune Italiano al di sotto dei 10mila abitanti e non invece il Comune Italiano che per quello che rappresenta come territorio avrà l’onore di ospitare le Olimpiadi Invernali.

Di là dalle valutazioni di ordine puramente tecnico giuridiche, sulle quali peraltro già alcune decisioni giurisprudenziali hanno reso giustizia (la III Sezione del Tar del Lazio ha dichiarato “rilevante e non manifestamente infondata” la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Camera di Commercio di Pavia al fine di valutare se la legge 124/2015 ed il decreto legislativo 219/2016 siano o meno conformi al dettato costituzionale) la questione è di carattere più ampio, sulla quale anche la politica regionale dovrebbe valutare, stante anche le “difficoltà” (…) di altri accorpamenti. Se la rappresentanza del territorio e le sue caratteristiche meritano di essere valutate a prescindere dal numero delle imprese è corretto immaginare l’accorpamento forzato di un ente rappresentativo della cultura aziendale di un intero territorio sul solo dato numerico delle imprese iscritte? È opportuno lasciare un territorio come quello Crotonese (si pensi all’antica Kroton ed a Le Castelle) o come quello del Vibonese (si pensi ai prodotti DOP presenti ed alle aziende di primaria importanza nazionale ed internazionale a località come Tropea famosa nel mondo) senza una rappresentanza degli interessi sino ad oggi rappresentati dalle Camere di Commercio.

È come se in una riforma di accorpamento dei Comuni, peraltro anche questa fallita, il riferimento fosse al solo numero degli abitanti e non ad altri dati ben più rilevanti. Il dubbio a questo punto è che gli interessi in gioco siano altri, si spera virtuosi e non meri interessi strumentali a gestire il Patrimonio immobiliare e non delle Camere di Commercio nella speranza che anche questa riforma non sia alla fine l’ennesima beffa per i territori da lasciare scoperti e privi di rappresentanza.
 


Top