L’amaro calice del Corap sta per essere mandato giù, ma a piccoli sorsi, tanto per drammatizzare un po’, che ce n’è tanto bisogno, in questa Calabria unica regione meridionale a Pil negativo, come da rapporto Svimez.

Giornata fondamentale al Consiglio regionale, dove era in programma la riunione congiunta della prima (Affari istituzionali, presidente Sergio) e seconda (Bilancio, presidente Aieta) Commissione per discutere sulla proposta di legge 473/decima che supera il Corap attraverso lo strumento della Liquidazione coatta amministrativa (non è una brutta parola, o forse sì, le opinioni, vedremo, sono diverse) e dà il via all’Agenzia Regionale per lo Sviluppo delle Aree Industriali. La congiunzione delle due Commissioni non è riuscita, neanche fosse l’appuntamento della navicella spaziale all’Astronave, nessuna allusione. Alla seconda è mancata l’aria, pardon, il numero legale. Ma la prima ha comunque approvato la proposta a firma dei consiglieri Domenico Battaglia, Giuseppe Giordano e Michele Mirabello. Che ci hanno messo la faccia. Chi doveva metterci i soldi, ovvero la copertura finanziaria, se l’è svignata. Il presidente Aieta dice che recupererà. Il fatto è stato definito grave da Arturo Bova, membro della prima e presidente della speciale antindrangheta, penalista del foro di Catanzaro che quando accenna all’interesse della Procura sull’intera vicenda sa quel che dice. Ma al momento non dice quel che forse sa. Alla riunione, oltre ai componenti, erano inoltre presenti l’assessore al Bilancio Maria Teresa Fragomeni, il commissario straordinario del Corap Fernando Caldiero, e il dirigente Felice Iracà. Caldiero, nelle ore precedenti, era stato protagonista dell’ennesimo scontro epistolare e verbale (nel senso documentale del termine) con il revisore unico Sergio Tempo.
A quest’ultimo la legge approvata dalla Commissione e che naturalmente deve ancora passare attraverso il Consiglio, non piace. Tanto da scriverlo a verbale e inoltrarlo a Corte dei Conti e alla Procura, rieccola. Nel verbale Tempo scrive che la legge non ha fondamento, è scritta male, non fosse altro perché invade competenze che non appartengono alla sfera delle materie delegate alle Regioni, come da legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001, che ha modificato il titolo V della Costituzione.

Il commissario Caldiero, che di Tempo è, tra le altre cose, collega professionale, alla lettura del verbale si dice basito. Per spiegare le sue ragioni, si rivolge direttamente a Tempo contestandone punto per punto le argomentazioni. Riportiamo questo passaggio gustoso del dialogo a distanza: «Lei, come me, – scrive Caldiero a Tempo – svolge la professione di dottore commercialista, è perito di diverse Procure e Tribunali, amministra diverse aziende complesse, si è occupato di procedure concorsuali, è sindaco di società ed enti e si occupa di piani di risanamento e ne ha attestato la fattibilità». Più avanti Caldiero scrive: «Risulta imprescindibile procedere tempestivamente alla soluzione della crisi del CORAP, al fine di non ulteriormente pregiudicare le ragioni dei dipendenti, dei creditori, dei consorziati e della collettività e tenuto conto che non è possibile, attesa la natura di ente pubblico economico, proporre ai creditori un accordo di ristrutturazione dei debiti, né presentare una domanda di ammissione al concordato preventivo, di cui alla legge fallimentare e che, prima facie, non pare potersi applicare la normativa sul diritto societario… È bene chiarire che l’unica procedura concorsuale applicabile è la liquidazione coatta amministrativa che non è una procedura “comune”, come tale applicabile sempre ed indistintamente a tutti gli enti pubblici che esercitino un’attività di impresa. Ci deve essere una norma ad hoc che preveda tale sottoposizione per lo specifico ente».

Nella lettera Caldiero a un certo punto introduce il punti dolente delle coperture previdenziali dei lavoratori, alle quali da tempo il Corap non provvede né è nella possibilità di provvedere. Su questo particolare si sono inseriti a tarda sera i sindacati Fp Cgil Calabria, Cisl Fp Calabria, Uil Fpl Calabria, Ugl che chiariscono: «
I dipendenti del Corap sono assoggettati alla gestione previdenziali INPS-EX INPDAP, pertanto ai fini previdenziali sono dipendenti pubblici con contratto a tempo indeterminato e non hanno diritto alla Naspi ( disoccupazione ); per la cassa integrazione vale il principio di cui sopra, anche perché l’Ente per il tipo di contribuzione che applica, non paga i contributi previdenziali previsti per la cassa integrazione. Pertanto non spetta ai dipendenti del Corap neanche la “cassa integrazione.” Si dà atto al Commissario Straordinario, Dottor Fernando Caldiero, che fin dal suo insediamento si è attivato per la valutazione di ogni politica attiva del lavoro, rappresentandone nella riunione del 17 settembre 2019, anche alla presenza del Revisore unico dei conti, di avere esaminato tutte le possibili politiche attive del lavoro da applicare eventualmente ai dipendenti del Corap.
Viste le motivazioni di cui sopra si richiama il senso di responsabilità di tutte le parti coinvolte a vario titolo nella vertenza CORAP, anche del Revisore dei Conti, con la specifica raccomandazione di evitare ulteriori polemiche e strumentalizzazioni, in quanto i lavoratori rischiano in questa fase di essere mandati a casa con quasi 4 stipendi arretrati, senza ammortizzatori sociali».

Insomma, l’invito dei sindacati è chiaro: bando alle polemiche e alle ripicche personali, il momento è drammatico, tutti concorrano alla risoluzione della vicenda, politici, burocrati e organi di controllo. Nella speranza che l’eventuale intervento della magistratura, che tutti danno per assodato, non costituisca ulteriore complicazione certamente non voluta ma necessitata.

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La congiunzione delle due Commissioni non è riuscita, neanche fosse l’appuntamento della navicella spaziale all’Astronave, nessuna allusione. Alla seconda è mancata l’aria, pardon, il numero legale. Ma la prima ha comunque approvato la proposta a firma dei consiglieri Domenico Battaglia, Giuseppe Giordano e Michele Mirabello. Che ci hanno messo la faccia. Chi doveva metterci i soldi, ovvero la copertura finanziaria, se l’è svignata. Il presidente Aieta dice che recupererà. Il fatto è stato definito grave da Arturo Bova, membro della prima e presidente della speciale antindrangheta, penalista del foro di Catanzaro che quando accenna all’interesse della Procura sull’intera vicenda sa quel che dice. Ma al momento non dice quel che forse sa. Alla riunione, oltre ai componenti, erano inoltre presenti l’assessore al Bilancio Maria Teresa Fragomeni, il commissario straordinario del Corap Fernando Caldiero, e il dirigente Felice Iracà. Caldiero, nelle ore precedenti, era stato protagonista dell’ennesimo scontro epistolare e verbale (nel senso documentale del termine) con il revisore unico Sergio Tempo. A quest’ultimo la legge approvata dalla Commissione e che naturalmente deve ancora passare attraverso il Consiglio, non piace. Tanto da scriverlo a verbale e inoltrarlo a Corte dei Conti e alla Procura, rieccola. Nel verbale Tempo scrive che la legge non ha fondamento, è scritta male, non fosse altro perché invade competenze che non appartengono alla sfera delle materie delegate alle Regioni, come da legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001, che ha modificato il titolo V della Costituzione. Il commissario Caldiero, che di Tempo è, tra le altre cose, collega professionale, alla lettura del verbale si dice basito. Per spiegare le sue ragioni, si rivolge direttamente a Tempo contestandone punto per punto le argomentazioni. Riportiamo questo passaggio gustoso del dialogo a distanza: «Lei, come me, - scrive Caldiero a Tempo - svolge la professione di dottore commercialista, è perito di diverse Procure e Tribunali, amministra diverse aziende complesse, si è occupato di procedure concorsuali, è sindaco di società ed enti e si occupa di piani di risanamento e ne ha attestato la fattibilità». Più avanti Caldiero scrive: «Risulta imprescindibile procedere tempestivamente alla soluzione della crisi del CORAP, al fine di non ulteriormente pregiudicare le ragioni dei dipendenti, dei creditori, dei consorziati e della collettività e tenuto conto che non è possibile, attesa la natura di ente pubblico economico, proporre ai creditori un accordo di ristrutturazione dei debiti, né presentare una domanda di ammissione al concordato preventivo, di cui alla legge fallimentare e che, prima facie, non pare potersi applicare la normativa sul diritto societario... È bene chiarire che l’unica procedura concorsuale applicabile è la liquidazione coatta amministrativa che non è una procedura “comune”, come tale applicabile sempre ed indistintamente a tutti gli enti pubblici che esercitino un’attività di impresa. Ci deve essere una norma ad hoc che preveda tale sottoposizione per lo specifico ente». Nella lettera Caldiero a un certo punto introduce il punti dolente delle coperture previdenziali dei lavoratori, alle quali da tempo il Corap non provvede né è nella possibilità di provvedere. Su questo particolare si sono inseriti a tarda sera i sindacati Fp Cgil Calabria, Cisl Fp Calabria, Uil Fpl Calabria, Ugl che chiariscono: « I dipendenti del Corap sono assoggettati alla gestione previdenziali INPS-EX INPDAP, pertanto ai fini previdenziali sono dipendenti pubblici con contratto a tempo indeterminato e non hanno diritto alla Naspi ( disoccupazione ); per la cassa integrazione vale il principio di cui sopra, anche perché l’Ente per il tipo di contribuzione che applica, non paga i contributi previdenziali previsti per la cassa integrazione. Pertanto non spetta ai dipendenti del Corap neanche la “cassa integrazione.” Si dà atto al Commissario Straordinario, Dottor Fernando Caldiero, che fin dal suo insediamento si è attivato per la valutazione di ogni politica attiva del lavoro, rappresentandone nella riunione del 17 settembre 2019, anche alla presenza del Revisore unico dei conti, di avere esaminato tutte le possibili politiche attive del lavoro da applicare eventualmente ai dipendenti del Corap. Viste le motivazioni di cui sopra si richiama il senso di responsabilità di tutte le parti coinvolte a vario titolo nella vertenza CORAP, anche del Revisore dei Conti, con la specifica raccomandazione di evitare ulteriori polemiche e strumentalizzazioni, in quanto i lavoratori rischiano in questa fase di essere mandati a casa con quasi 4 stipendi arretrati, senza ammortizzatori sociali». Insomma, l’invito dei sindacati è chiaro: bando alle polemiche e alle ripicche personali, il momento è drammatico, tutti concorrano alla risoluzione della vicenda, politici, burocrati e organi di controllo. Nella speranza che l’eventuale intervento della magistratura, che tutti danno per assodato, non costituisca ulteriore complicazione certamente non voluta ma necessitata. 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