Il video che Mario Occhiuto non avrebbe mai voluto pubblicare https://www.facebook.com/149864881742810/videos/2515311842048871/.
Che però ha pubblicato. Non preso da un improvviso raptus comunicativo. Ma, come si intuisce dalla preparazione necessaria alla confezione (maxi foto, sovrascritte coordinate con l’audio) frutto di meditate riflessioni. Ha il tono mesto del commiato e, insieme, il piglio orgoglioso della rivendicazione. Di tutte le cose positive che ha apportato alla città di cui è sindaco nei due mandati a disposizione (il secondo è ancora in corso): la pulizia dei fiumi, lo sgombero dei campi rom, i musei, i viali, le opere pubbliche, le piazze, le isole pedonali, la differenziata, le demolizioni, i restauri, la green city. Insomma una Cosenza bella, attrattiva e modello vincente. Nelle classifiche e nella considerazione comune.
Buona parte del messaggio è dedicato a questo catalogo di realizzazioni confrontate con quello che era. Prima. E con l’accenno fugace e proiettato a un dopo che non ci sarà, di quello che potrebbe diventare la Calabria. Qualora si avverasse ciò che, purtroppo per Mario Occhiuto, non sarà possibile. Perché a ogni azione corrisponde una reazione. Se si fa del bene, c’è chi agisce per il male. Ecco i nemici. Non menzionati, ma presenti, agenti, condizionanti.
Occhiuto usa il plurale nell’intestarsi le buone pratiche, accennando solo di sfuggita ai problemi finanziari. Il pre dissesto, il piano di risanamento, il dissesto. C’è un noi che si presta a duplice interpretazione: Può essere il pluralis maiestatis dei principi e dei capi. Ma può sottintendere che Occhiuto è uno e bino: «Non ci sarò io, ma verrà Roberto, mio fratello, in vostro aiuto e a vostro ristoro». È ciò che la pubblicistica politica calabrese narra in queste ore che precedono l’incontro forse decisivo di Bologna tra i leader della destra. Si incorona il candidato Lucia Bongorzoni, la leghista che non legge un libro da anni e da mesi non va a cinema e che, forse non mai ha sentito palare di Calatrava. Chissà, che tra i crucci di Mario, l’architetto che ha letto e viaggiato molto, non ci sia anche l’orribile contrappasso evangelico: «neque mittatis margaritas vestras ante porcos».

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