Si chiama “Artefici del nostro futuro” il progetto presentato dalla Cooperativa Demetra nella sala “Vittorio Mondello” del Seminario Arcivescovile di Reggio Calabria, in occasione del convegno dal titolo “Migranti di ieri e di oggi: tra presente passato e futuro”. Finanziato dalla Cei, il progetto vuole unire due obiettivi generali molto importanti: da un lato la valorizzazione dell’agricoltura su terreni liberi dal giogo mafioso; dall’altro l’inclusione lavorativa e sociale di giovani, migranti, vulnerabili o in difficoltà, minori arrivati in Italia non accompagnati che una volta usciti dal percorso dell’accoglienza rimanevano per strada e senza strumenti per autosostenersi. Un modo per riscattarsi attraverso un percorso di reale emancipazione personale, economica e sociale.
Un progetto, giunto alla seconda annualità, che può già contare su ottimi risultati, quelli del primo anno, rispetto agli obiettivi prefissati: diversi ragazzi si sono ritrovati con un contratto in mano da parte di alcune aziende dopo il periodo di formazione e tirocinio. Un altro ragazzo è stato assunto da una azienda a Bergamo, altri invece hanno deciso di andare via, a spendere quello che avevano appreso, soprattutto la sicurezza in se stessi, le capacità relazionali all’interno di un contesto sociale nuovo, per loro. Uno dei migranti si è riscoperto calciatore e adesso milita in una squadra professionistica francese ed un altro ancora è stato assunto dalla cooperativa ed attualmente si occupa della fattoria, “e se tutto andrà per come deve andare – ci spiega Cristina Ciccone, presidente della cooperativa Demetra – lo accoglieremo come socio della cooperativa”. Insomma, il progetto sembra funzionare davvero.
“Tutti sono andati via con degli obiettivi raggiunti – continua Ciccone – ogni anno accogliamo dieci ragazzi in una casa e ne seguiamo altri cinque esterni, che hanno già l’alloggio, sotto tutti gli altri aspetti: sanitario, sociale e legale. Ma in realtà ne seguiamo un numero maggiore, fino a quaranta. Non tutti con la stessa cura perché il personale è quello che è, ma abbiamo cercato di aiutarli tutti”.
Già da diversi anni la Cooperativa Sociale Demetra, socia del Consorzio Macramè, si occupa della cura e della manutenzione del terreno confiscato sito a Placanica, nel comune di Melito Porto Salvo. “Una sfida impegnativa per la cooperativa che, nonostante le difficoltà e gli imprevisti, tipici di un territorio complicato come quello dell’area grecanica della provincia di Reggio Calabria – continua Ciccone – non ha mai arrestato il proprio impegno sposando il modello dell’agricoltura sociale. Oggi, grazie anche al progetto “Artefici del nostro futuro”, sul terreno confiscato di Placanica è sorta una fattoria sociale. Il gruppo di migranti, affiancato dall’equipe della cooperativa Demetra, ha quotidianamente la possibilità di misurarsi sul campo, formarsi, orientarsi materialmente al lavoro, sperimentando tutta una serie di attività del settore agricolo e zootecnico”.
Il progetto funziona più o meno così: dopo il censimento e quindi la ricerca di un target ben preciso già descritto in premessa, si passa alla selezione che avviene in maniera quasi naturale, dopo che l’equipe della cooperativa Demetria ha spiegato loro la consistenza del progetto, obiettivi e finalità. In sintesi, si spiega loro che si tratta di uno strumento da utilizzare per la loro realizzazione e si avvia un periodo di prova con piani individualizzati scritti insieme ad ogni migrante. Ed in base ai loro bisogni, ed a quello che ha osservato l’equipe, si avvia un percorso, peraltro flessibile in base alle diverse esigenze. Finito il periodo di prova i ragazzi iniziano uno stage formativo. Una fase molto importante per acquisire competenze, conoscenze, per essere autonomi. L’apprendimento della lingua, il curriculum, orientamento al lavoro, le relazioni da instaurare.
“Apprendere giorno per giorno cose nuove e non avere l’obiettivo di finire la giornata per guadagnare soldi. Ma acquisire competenze, conoscenze, per essere autonomi a mano a mano che si va avanti”, sottolinea la presidente. Tutti hanno fatto l’esperienza di lavoro sul terreno confiscato di Placanica, undici ettari, inizialmente senza alcun manufatto. “Grazie al loro lavoro assieme al nostro ed il supporto della Cei abbiamo dato vita ad una fattoria – dice ancora Ciccone – alla fine tutti hanno aumentato le loro conoscenze, competenze e capacità. Oltre a mettere a posto tutta la situazione documentale. Insomma, si sono formati in un settore specifico”.
Di integrazione sociale e lavorativa dei migranti si sente parlare tanto, sono gli obiettivi che si pongono le varie organizzazioni. “Ma quello che ci differenzia dagli altri – conclude la presidente della cooperativa Demetra – tanto che al momento non abbiamo trovato progetti similari al nostro, è che dal momento in cui il migrante entra a far parte del progetto fino a quando va via, lo stesso è realmente il protagonista, tutto inizia e si conclude con lui, al centro di tutto”.

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Ed in base ai loro bisogni, ed a quello che ha osservato l’equipe, si avvia un percorso, peraltro flessibile in base alle diverse esigenze. Finito il periodo di prova i ragazzi iniziano uno stage formativo. Una fase molto importante per acquisire competenze, conoscenze, per essere autonomi. L’apprendimento della lingua, il curriculum, orientamento al lavoro, le relazioni da instaurare. “Apprendere giorno per giorno cose nuove e non avere l’obiettivo di finire la giornata per guadagnare soldi. Ma acquisire competenze, conoscenze, per essere autonomi a mano a mano che si va avanti”, sottolinea la presidente. Tutti hanno fatto l’esperienza di lavoro sul terreno confiscato di Placanica, undici ettari, inizialmente senza alcun manufatto. “Grazie al loro lavoro assieme al nostro ed il supporto della Cei abbiamo dato vita ad una fattoria – dice ancora Ciccone - alla fine tutti hanno aumentato le loro conoscenze, competenze e capacità. Oltre a mettere a posto tutta la situazione documentale. 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