Una situazione ai limiti della realtà quella denunciata da Business Insider sul bilancio della Regione Calabria.

Secondo il quotidiano i conti della Calabria sarebbero tristemente falsi, taroccati. Un maquillage che il presidente della Corte dei Conti, Vincenzo Lo Presti riporta una lettura assai creativa sia dei crediti che dei debiti. I crediti secondo la corte sarebbero eccessivamente sovrastimati avendo sommato crediti inesigibili o prescritti e i debiti sarebbero invece iscritti in misura nettamente inferiore a quella effettiva o in alcuni eccezionali casi non sono neppure riportati a bilancio. 

Per i giudici contabili il bilancio della Regione Calabria sarebbe “alterato e in contrasto con gli obblighi di veridicità e trasparenza sanciti dalla Costituzione

Per smascherare il trucco usato dai contabili regionali, secondo Business Insider “è bastato confrontare i debiti/crediti iscritti dalla Regione con i debiti/crediti iscritti dai singoli comuni calabresi”. 

In linea di principio dovrebbe uscire un conto a zero ma in realtà cosi non è.

Business Insider prende come cartina al tornasole i crediti che la Regione manca per il servizio idrico nei confronti dei comuni calabresi.

A bilancio l’ente regionale ha iscritto una somma pari a 266.620.466,45 euro. Nella realtà invece nelle scritture contabili dei capoluoghi di provincia che sono i reali debitori, di quei soldi non v’è traccia.

Un giochetto utile a entrambi perché consente ai comuni debitori  di avere una esposizione patrimoniale migliorata ma non corrispondente alla realtà. Utile anche per la Regione che riporta a rendiconto un residuo attivo, il cui adempimento, però, non è stato mai richiesto in via giudiziale. 

Soldi che la Regione Calabria non vedrà praticamente mai.

Altri crediti che la regione vanta sono per esempio circa 47 milioni di euro verso i 69 comuni in dissesto della nostra regione relativi al conferimento dei rifiuti in discarica. 

Ad aggravare la situazione dei conti regionali sarebbero anche i saldi di cassa del 2018. Un negativo tra entrate ed uscite di circa 37 milioni e mezzo a cui vanno ad aggiungersi circa 111 milioni per pignoramenti contro l’ente.

Secondo i giudici “un quarto delle risorse liquide non sono disponibili perché pignorate” a causa “di oltre 6.700 atti di esecuzione nei confronti della Regione, alcuni risalenti anche al 1999”. “Una simile quota di pignoramenti rappresenta un’anomalia nel panorama nazionale: infatti, oltre alla Calabria, solo la Campania e il Lazio (anche se per quest’ultimo i “vincoli” di cassa sono in diminuzione su base annua) evidenziano quote talmente alte di pignoramenti da rasentare un fenomeno di grave patologia”, scrivono i giudici.

Nella richiesta di spiegazioni che la Corte ha rivolto alla Regione Calabria si arriva alle giustificazioni più paradossali. Gli uffici di Germaneto hanno risposto ai giudici della Corte dei Conti che il motivo di simili errori per altro grossolani sarebbe stata: “la non disponibilità di molti fascicoli del contenzioso più datato, la scarsità di risorse, la poca disponibilità delle Cancellerie e la eccessiva “rigidità” del Tesoriere”. 

A questo si aggiunge che solo nell’esercizio 2018 “le Aziende Sanitarie Provinciali e le Aziende Ospedaliere hanno pagato, per interessi e spese legali, la considerevole somma di 23.265.175 euro, un chiaro indice delle inefficienze dell’Amministrazione”. I giudici hanno ricostruito che “i debiti verso i fornitori degli enti del Sistema Sanitario Regionale attualmente superano 1,1 miliardi di euro.

Nella sua relazione la Corte dei Conti evidenzia come  “la regione Calabria ha un’evidente difficoltà nella riscossione delle entrate sia tributarie che extratributarie. Ciò ha causato nel tempo la formazione di una massa gigantesca di crediti non riscossi. Tale difficoltà ha come prima conseguenza la riduzione della liquidità di cassa e quindi, l’impossibilità di far fronte ai pagamenti nei tempi previsti”.

 

“Il ritardo nei pagamenti, a sua volta, genera mostruosi costi per interessi e spese legali, sottraendo alle casse erariali risorse che potrebbero/dovrebbero essere invece destinate ai servizi per i cittadini”. 

Nelle sue conclusioni il presidente della Corte dei Conti Lo Presti scrive espressamente che: “I debiti non vanno nascosti tra le pieghe delle scritture contabili, come la polvere sotto il tappeto ma vanno fatti emergere e saldati anche a costo di ridurre quella parte della spesa corrente che non sia espressamente destinata al pagamento di spese obbligatorie dell’Ente. Bisogna evitare, a tutti i costi, di far gravare, sulle generazioni future, i debiti contratti dalle generazioni precedenti, diversamente i nostri figli non potranno avere le nostre stesse opportunità”.

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Nella realtà invece nelle scritture contabili dei capoluoghi di provincia che sono i reali debitori, di quei soldi non v’è traccia. Un giochetto utile a entrambi perché consente ai comuni debitori  di avere una esposizione patrimoniale migliorata ma non corrispondente alla realtà. Utile anche per la Regione che riporta a rendiconto un residuo attivo, il cui adempimento, però, non è stato mai richiesto in via giudiziale.  Soldi che la Regione Calabria non vedrà praticamente mai. Altri crediti che la regione vanta sono per esempio circa 47 milioni di euro verso i 69 comuni in dissesto della nostra regione relativi al conferimento dei rifiuti in discarica.  Ad aggravare la situazione dei conti regionali sarebbero anche i saldi di cassa del 2018. Un negativo tra entrate ed uscite di circa 37 milioni e mezzo a cui vanno ad aggiungersi circa 111 milioni per pignoramenti contro l’ente. Secondo i giudici “un quarto delle risorse liquide non sono disponibili perché pignorate” a causa “di oltre 6.700 atti di esecuzione nei confronti della Regione, alcuni risalenti anche al 1999”. “Una simile quota di pignoramenti rappresenta un’anomalia nel panorama nazionale: infatti, oltre alla Calabria, solo la Campania e il Lazio (anche se per quest’ultimo i “vincoli” di cassa sono in diminuzione su base annua) evidenziano quote talmente alte di pignoramenti da rasentare un fenomeno di grave patologia”, scrivono i giudici. Nella richiesta di spiegazioni che la Corte ha rivolto alla Regione Calabria si arriva alle giustificazioni più paradossali. Gli uffici di Germaneto hanno risposto ai giudici della Corte dei Conti che il motivo di simili errori per altro grossolani sarebbe stata: “la non disponibilità di molti fascicoli del contenzioso più datato, la scarsità di risorse, la poca disponibilità delle Cancellerie e la eccessiva “rigidità” del Tesoriere”.  A questo si aggiunge che solo nell’esercizio 2018 “le Aziende Sanitarie Provinciali e le Aziende Ospedaliere hanno pagato, per interessi e spese legali, la considerevole somma di 23.265.175 euro, un chiaro indice delle inefficienze dell’Amministrazione”. I giudici hanno ricostruito che “i debiti verso i fornitori degli enti del Sistema Sanitario Regionale attualmente superano 1,1 miliardi di euro. Nella sua relazione la Corte dei Conti evidenzia come  “la regione Calabria ha un’evidente difficoltà nella riscossione delle entrate sia tributarie che extratributarie. Ciò ha causato nel tempo la formazione di una massa gigantesca di crediti non riscossi. 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