Sono presenze storiche distribuite capillarmente in ogni luogo delle città, dei paesi e dei piccoli borghi, le edicole dei giornali. In centro, come nelle periferie e nelle zone più remote dello Stivale, rappresentano una lanterna accesa, un luogo di incontro quotidiano per grandi e piccini che, con la scusa di acquistare una copia del giornale, una rivista patinata o le figurine per l’ultimo album dei calciatori, scambiano quattro chiacchiere con il giornalaio del quartiere e, qualche volte, anche un po’ di sano gossip locale. Oltre ad essere, le edicole, un vero e proprio baluardo insostituibile per una stampa libera e accessibile a tutti i cittadini, nonostante l’aumento del prezzo dei giornali…
L’80 per cento dell’intero fatturato del settore passa attraverso queste pagine di storia cittadina e attraverso il lavoro quotidiano del “giornalaio” o “edicolante” che si alza ancor prima dell’alba per essere già alle 6 nella sua edicola, 359 giorni – per 12/13 ore al giorno, con solo sei giorni di chiusura l’anno, e apertura sei giorni e mezzo su sette -, per accogliere i giornali freschi di stampa. Figura che ora, tra crisi dell’editoria, contratti atavici e scaduti, da dieci anni e concorrenza, anche sleale, rischia di scomparire per sempre. Tanti posti di lavoro che saltano e tanti posti di lavoro da salvare.
I dati inerenti alla chiusura delle edicole nelle nostre città, sono, difatti, a dir poco impietosi. Secondo Unioncamere, nel 2017 esistevano 15867 “imprese del commercio al dettaglio di giornali e riviste”, scese nel 2018 a 5126, cioè 741 in meno. Dato che conferma la media di edicole che ogni giorno chiudono l’attività: ben 2 al giorno. Oltre 400 rivendite di giornali hanno chiuso in Calabria nell’ultimo decennio, e solo a Catanzaro, negli ultimi anni sono ben 3 le edicole che hanno chiuso l’attività in città (l’ultima i primi di ottobre), senza contare quelle in periferia. Tra i “nemici” degli amici giornalai, non solo la débâcle della vendita dei quotidiani – cominciata nel 2008 ed ancora in corso – ed i siti di informazione online, che consentono la lettura gratis sul web dal computer o dallo smartphone, ma anche la concorrenza della Grande Distribuzione, la concorrenza dei bar, che comprano una copia dei quotidiani e la danno in pasto “gratis” alla clientela che consuma cornetto e cappuccino, sottraendo, in tal modo, centinaia di acquirenti alle edicole, sempre più con l’acqua alla gola.
Se nel 2007, infatti, il fatturato complessivo della vendita di quotidiani e periodici toccava i 5,5 miliardi di euro, nel 2017 si è attestato sui 2,2 miliardi e nel 2018 è sceso ancora fino ad arrivare sotto i due miliardi.
Anche il contratto di distribuzione – firmato nel 2005 – ci mette del suo, nonostante un impercettibile aggiornamento da dieci anni è lì, sempre più ingessato e immobile, anacronistico, mentre tutto intorno il mondo è cambiato come sono cambiati il mercato e i lettori e le loro abitudini, per l’appunto.
A soccorrere gli edicolanti, lanciando un appello accorato ai cittadini di tutta Italia, è il SiNaGi (Sindacato Nazionale Giornalai d’Italia), in collaborazione con SLC di Napoli (Sindacato Lavoratori Comunicazione), che hanno indetto da qualche settimana una raccolta firme per salvare la categoria degli edicolanti. E tra le città che viene interessata da questa iniziativa c’è anche il capoluogo calabrese che ha visto, ieri mattina Sara Barbuto, Segretario Nazionale SI.NA.G.I. e Giuseppe Catalano Segretario Regionale SI.NA.G.I., raccogliere numerose firme dinanzi l’edicola di Piazza Prefettura, con l’approvazione dei tanti catanzaresi che vogliono che questo luogo non scompaia da nessuna zona delle città, dei paesini (dove molto spesso chiude l’unico punto vendita di giornali della comunità) perché amano andare ad acquistare il loro giornale o la loro rivista preferita, in edicola.
Attraverso la raccolta firme, gli edicolanti chiedono al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio, tramite il sottosegretario con delega all’editoria, di destinare alle edicole una parte destinata oggi alle case editrici, come rimarcato dai rappresentanti SI.NA.G.I., che invitano tutti a recarsi presso la “loro” edicola a firmare l’appello promosso dal SI.NA.G.I.: «Organizzeremo inoltre raccolte firme nei posti di lavoro calabresi per sostenere questa iniziativa che potrà contribuire alla stabilizzazione del settore e della condizione lavorativa ed economica di migliaia di padri e madri di famiglia calabresi».

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