CROTONE – «Dodò, la tua morte non è stata vana, hai insegnato a tante persone a non arrendersi a certe persone. Certo che ci manchi, ma continuiamo a cercarti nei volti di tutti i bambini che chiedono giustizia, verità, un futuro». Cosi Don Luigi Ciotti ha aperto oggi l’omelia della messa celebrata in occasione del decimo anniversario della morte del piccolo Dodò Gabriele, il bambino crotonese

e ferito a morte in un agguato mafioso noto a tutti come «la strage dei campetti», all’età di soli undici anni.

I banchi della basilica cattedrale di Crotone si sono riempiti di coloro, cittadini e autorità civili e militari, che hanno voluto dimostrare la propria vicinanza ai genitori di Dodò, Giovanni e Francesca, due genitori «che hanno trasformato il loro dolore – ha detto Don Ciotti – in impegno e responsabilità, perché quando due genitori ti raccontano che il loro bambino, pieno di vita, è stato spazzato via dalla violenza criminale mafiosa, un figlio che non tornerà più, ma che vive, ci leviamo tanto di cappello davanti a loro, perché sono grandi lottatori di vita, nonostante la morte sia entrata nella loro casa».

«Dobbiamo ascoltare la voce dei bambini – ha continuato il fondatore di Libera -, anche quella di Dodò che continua ancora a farsi sentire, perché sono loro i profeti e noi grandi non sappiamo ascoltarli. Dodò è tra noi per dirci che vale la pena insistere, che è necessario lottare contro la ndrangheta, perché il male va combattuto con tutti noi stessi».

Il prete attivista nella lotta contro le mafie ha poi rivolto un appello alla politica: «La politica, quando ha voluto, ha fatto tutto. Il contrasto è fondamentale e questo si fa attraverso il lavoro, le opportunità di lavoro che si dovrebbero dare a tutti quei ragazzi che sono andati via da questa terra e che tornerebbero al volo per ridare onore, forza, cambiamento a questo territorio, quindi anche una speranza di una nuova etica pubblica, perché la vera politica è l’etica della società. Oggi ci sono delle belle espressioni di politica, ma anche, in tantissime realtà, un divorzio tra l’etica e la politica».

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