Qualcosa suona stonato nella ballata che viene diffusa nelle ultime ore da Radio Forza Italia. Ognuno nella sua playlist può mettere quello che vuole, certo, ma sentire che al posto di un Occhiuto, Mario, è pronto a mettersi un altro, Roberto, suona un po’ sopra o un po’ sotto il tono giusto. Innanzitutto per gli eventuali protagonisti. Diciamo eventuali, perché magari i due fratelli cascano dalle nubi, come direbbe Checco. Cosa vuol dire, potrebbero domandarsi. Che l’uno vale l’altro? Che l’importante è la ditta, non il prodotto?
E poi, chi sarebbe l’ideatore dello scambio? È vero che Silvio Berlusconi è abbastanza plausibile nella parte del Duca di Mantova cantare con voce da tenore “Questo o quello per me pari sono”. Magari pensando già alla prossima mossa. Al posto di Roberto alla Camera, ci mandiamo Mario. E così via fino allo sfinimento. O allo sfarinamento, l’orizzonte verso il quale sembra marciare il polo moderato del centro destra italiano.
Il ragionamento alla base dello scambio è di una semplicità disarmante. Poiché occorre obbedire alla spartizione già convenuta, per la quale la candidatura in Calabria spetta a Forza Italia; poiché Forza Italia ha da tempo indicato Occhiuto suo candidato; poiché a Matteo Salvini Mario non sta bene, per via delle vicende giudiziarie in itinere e per il dissesto passato in giudicato: togliamo Mario e mettiamo Roberto. È un po’ come la filastrocca: Gigino Gigetto/ stanno sul tetto/ vola Gigino/ vola Gigetto/ torna Gigino/ torna Gigetto.
E pensare che quando mesi or sono su questo giornale lo avevamo prospettato, subito avevamo declassato l’eventualità a un eccesso di esaltazione da retroscena. Invece era la cosa più semplice del mondo. Ridurre l’elezione regionale calabrese a una questione tra fratelli. Cosa c’è di meglio per Germaneto se non un Germano?

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