Tre geni, tre talenti autentici a servizio di un progetto che da quasi un anno sta riscuotendo un grande successo nel panorama internazionale della musica jazz e non solo. Il progetto si chiama ‘Aguas’, una sorta di ‘concept album’ in cui confluiscono ritmi ancestrali, afrocubani, latini, jazz, musica occidentale, elettronica, con una evidente spruzzata di word music. Una sorta di chimica musicale, ed il pubblico di Ecojazz lo ha capito subito fin dalle prime battute, il cui risultato può essere tranquillamente considerato una delle cose più interessanti e coinvolgenti di questi ultimi anni.

Un gioiellino firmato Omar Sosa, pianista e compositore cubano, classe 1965, nominato sette volte ai Grammy, uno dei jazzisti più versatili e completi della sua generazione, con la collaborazione di Yilian Canizares, cubana di trentotto anni, artista incredibile: cantante, violinista e performer di una classe smisurata, dotata di un talento precoce che le consentì a soli sette anni l’ammissione alla prestigiosa Accademia di Musica Manuel Saumell dell’Havana per studiare violino. Da qui in avanti una vita dedicata alla musica e costellata di grandi consensi e successi internazionali. Il terzo talento prende il nome di Gustavo Ovalles, maestro percussionista afro-venezuelano, 52 anni, anche lui con una grande esperienza internazionale. Ed è lui a donare, attraverso l’uso di numerosi strumenti tradizionali (maracas, culoepuya, quitiplas e bata drums, tamburi, congas, bongos, maracas, guiro, piatti e altro) il ritmo, la profondit à, il colore, lo spirito evocativo alle atmosfere sinuose e coinvolgenti dettate dal piano di Omar Sosa e dalla ecletticit à di Yilian Canizares, capace allo stesso momento di cantare, suonare il violino e ballare deliziosamente le improvvise virate musicali verso il latin-jazz.

Un sodalizio artistico, quindi, dallo spessore musicale immenso, pronto a dare il meglio di se sul palco di Ecolandia per un Festival, la 28^ edizione di Ecojazz, che quest’anno sta davvero mostrando tutto il suo valore, nel caso c’è ne fosse bisogno, artistico e culturale. E nel vedere, e soprattutto ascoltare, quel magico mix di suoni ancestrali di chiare radici afrocubane ed ispirate alla dea Oshun, la divinit à dell’amore e signora dei fiumi nella tradizione della Santeria cubana, una pratica spirituale importante per entrambi gli artisti, si resta veramente colpiti per la profondit à evocativa, per quel tocco di spiritualit à accompagnato dall’eleganza pianistica di Sosa, la voce ed il violino di Canizares ed il ritmo e le percussioni così variegate ed eclettiche di Ovalles. Quasi due ore di musica che hanno piacevolmente sconvolto cuore ed anima di chi probabilmente si aspettava qualcosa di diverso, vicino a quel latin-jazz fresco e spumeggiante, divenuto invece solo una traccia, peraltro piacevolissima, nell’arco dell’intero concerto.

La grandezza di questi musicisti, tre autentici cittadini del mondo, è la capacit à di fondere in maniera mirabile un’estesa gamma di elementi musicali che mirano direttamente al cuore e all’anima, regalando una grande variet à di suggestioni ed emozioni. Che dire, infine, dei passi di danza che hanno arricchito il concerto e che a fine serata gli artisti hanno voluto donare ad un pubblico davvero entusiasta? Verrebbe da dire semplicemente ‘chapeau’ e ringraziare, così come ha fatto il direttore artistico nonché deus ex machina del festival, Giovanni Lagan à, per un concerto che rimarr à impresso a lungo nella mente di chi lo ha vissuto.

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Tre geni, tre talenti autentici a servizio di un progetto che da quasi un anno sta riscuotendo un grande successo nel panorama internazionale della musica jazz e non solo. Il progetto si chiama 'Aguas', una sorta di 'concept album' in cui confluiscono ritmi ancestrali, afrocubani, latini, jazz, musica occidentale, elettronica, con una evidente spruzzata di word music. Una sorta di chimica musicale, ed il pubblico di Ecojazz lo ha capito subito fin dalle prime battute, il cui risultato può essere tranquillamente considerato una delle cose più interessanti e coinvolgenti di questi ultimi anni.

Un gioiellino firmato Omar Sosa, pianista e compositore cubano, classe 1965, nominato sette volte ai Grammy, uno dei jazzisti più versatili e completi della sua generazione, con la collaborazione di Yilian Canizares, cubana di trentotto anni, artista incredibile: cantante, violinista e performer di una classe smisurata, dotata di un talento precoce che le consentì a soli sette anni l'ammissione alla prestigiosa Accademia di Musica Manuel Saumell dell'Havana per studiare violino. Da qui in avanti una vita dedicata alla musica e costellata di grandi consensi e successi internazionali. Il terzo talento prende il nome di Gustavo Ovalles, maestro percussionista afro-venezuelano, 52 anni, anche lui con una grande esperienza internazionale. Ed è lui a donare, attraverso l'uso di numerosi strumenti tradizionali (maracas, culoepuya, quitiplas e bata drums, tamburi, congas, bongos, maracas, guiro, piatti e altro) il ritmo, la profondit à, il colore, lo spirito evocativo alle atmosfere sinuose e coinvolgenti dettate dal piano di Omar Sosa e dalla ecletticit à di Yilian Canizares, capace allo stesso momento di cantare, suonare il violino e ballare deliziosamente le improvvise virate musicali verso il latin-jazz.

Un sodalizio artistico, quindi, dallo spessore musicale immenso, pronto a dare il meglio di se sul palco di Ecolandia per un Festival, la 28^ edizione di Ecojazz, che quest'anno sta davvero mostrando tutto il suo valore, nel caso c'è ne fosse bisogno, artistico e culturale. E nel vedere, e soprattutto ascoltare, quel magico mix di suoni ancestrali di chiare radici afrocubane ed ispirate alla dea Oshun, la divinit à dell'amore e signora dei fiumi nella tradizione della Santeria cubana, una pratica spirituale importante per entrambi gli artisti, si resta veramente colpiti per la profondit à evocativa, per quel tocco di spiritualit à accompagnato dall'eleganza pianistica di Sosa, la voce ed il violino di Canizares ed il ritmo e le percussioni così variegate ed eclettiche di Ovalles. Quasi due ore di musica che hanno piacevolmente sconvolto cuore ed anima di chi probabilmente si aspettava qualcosa di diverso, vicino a quel latin-jazz fresco e spumeggiante, divenuto invece solo una traccia, peraltro piacevolissima, nell'arco dell'intero concerto.

La grandezza di questi musicisti, tre autentici cittadini del mondo, è la capacit à di fondere in maniera mirabile un'estesa gamma di elementi musicali che mirano direttamente al cuore e all'anima, regalando una grande variet à di suggestioni ed emozioni. Che dire, infine, dei passi di danza che hanno arricchito il concerto e che a fine serata gli artisti hanno voluto donare ad un pubblico davvero entusiasta? Verrebbe da dire semplicemente 'chapeau' e ringraziare, così come ha fatto il direttore artistico nonché deus ex machina del festival, Giovanni Lagan à, per un concerto che rimarr à impresso a lungo nella mente di chi lo ha vissuto.

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