Due città, Reggio e Crotone, con un destino incerto e sempre più complicato riguardo i propri aeroporti. Ed il convegno organizzato nella sala Monteleone di Palazzo Campanella proprio sul “Sistema aeroportuale calabrese” dall’associazione “La Nuova Frontiera di Liberi e Forti di Calabria”, moderato dal giornalista Giampaolo Latella, ha contribuito a mettere a nudo tutte le contraddizioni di una classe dirigente che continua a dare poca attenzione ad un problema che invece è fondamentale per il futuro dell’intera regione.
Una sorta di tour informativo, partito giorni addietro da Lamezia Terme e che, dopo Reggio, si concluderà a Crotone.
“Ci interessiamo di una questione molto importante – esordisce Pino Campisi, presidente dell’associazione – perché riteniamo che il sistema aeroportuale calabrese è fondamentale per creare le precondizioni di uno sviluppo locale. E parliamo ovviamente di tutti e tre gli aeroporti calabresi. Non possiamo isolare una città metropolitana come Reggio, e tantomeno penalizzare un territorio già disagiato come quello di Crotone. La nostra scelta è far stare insieme attraverso la coesione territoriale queste realtà, attraverso anche la mobilità aeroportuale”.
Da qui tutta una serie di considerazioni, a partire da quelle di Loredana Calvo, presidente dell’associazione “Crotone Vuole Volare”.
“In questo momento si cerca di fare rete affinché ci sia una situazione integrata degli aeroporti calabresi, ognuno con la propria specificità – sottolinea Calvo – e soprattutto cercando di uscire da questo impasse che coinvolge Reggio e Crotone, uscite entrambe da una gestione fallimentare e che ancora non hanno una stabilità operativa tale da poter assicurare la mobilità. Speriamo, e questi incontri sono finalizzati a questo, che il sistema aeroportuale regionale possa essere un volano di sviluppo economico della Calabria. L’obiettivo finale è un sistema integrato operativo che faccia crescere tutta la Calabria”.
Per Domenico Gattuso, docente dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, è innanzitutto la governance della Sacal a fare acqua da tutte le parti. “E’ stata nominata dalla politica, oggi unica società rimasta in piedi dopo il fallimento delle società aeroportuali di Reggio e Crotone. Il problema è che non si intravede in questi due anni di nuova governance un orizzonte luminoso. Anzi, al contrario: a Reggio la situazione è peggiorata, il trend negativo è continuo mentre Crotone ha piccoli numeri ed ancora non fa testo”.
Il professore Gattuso, dopo aver evidenziato le potenzialità straordinarie dell’aeroporto dello Stretto, “situato in un contesto territoriale che corrisponderebbe alla settima città italiana se si immagina Reggio e Messina come conurbazione”, sottolinea il fatto che “una realtà di questa natura non può essere discriminata come attualmente si sta facendo”. Allo stesso tempo il professore pone la questione della continuità territoriale.
“Noi siamo quasi un isola e ci stanno isolando sempre di più ed a maggior ragione avremmo diritto a quelli che si chiamano oneri di servizio pubblico. Oneri che lo Stato paga per garantire la mobilità a chi si trova in situazioni svantaggiate come chi vive su un isola o una zona molto periferica. Un principio che viene attuato in gran parte d’Europa, per le isole, per le città periferiche del Sud dell’Europa. Non viene però tradotto in pratica, anche se viene riconosciuto a livello legale, per l’aeroporto dello Stretto. In altri termini, quelle benedette sovvenzioni che dovrebbero garantire un sostegno alle compagnie aeree perché vengano a Reggio non ci sono. A settembre scorso, grazie alla pressione di alcuni politici della zona del crotonese, Crotone ha avuto un finanziamento di nove milioni di euro. Ed immediatamente si è parlato di tre nuovi collegamenti (Venezia, Roma, Milano). In pratica sono delle forme di sovvenzioni legalizzate, ma non è che si tratta di giocare sulla partita degli aiuti di Stato, è semplicemente un diritto perché i due aeroporti di Reggio e Crotone per legge, e da molto tempo, sono individuati come aeroporti che vivono un problema di discontinuità territoriale, cioè la mancanza di continuità di rapporti con l’Italia e l’Europa. E le contribuzioni dello Stato, quindi, garantiscono la mobilità. Una cosa molto semplice ma sembra che la classe dirigente non riesca a capirla. Come pure la società di gestione, probabilmente composta da dilettanti, perché queste cose dovrebbero rappresentare gli elementi base sui quali una società si confronta con il governo”.
Per il professore Domenico Marino, docente dell’Università Mediterranea. “i voli si riducono ed in orari anche poco appetibili. Eppure il bacino esiste”. continua il professore ricordando dati e cifre di un passato non troppo lontano quando si sfiorò il break even, cioè il punto in cui il numero di passeggeri permette il pareggio del bilancio per una gestione improntata alla crescita. “Tra strategie diverse attuate sia dalle compagnie aeree e sia dalla società di gestione aeroportuale – conclude il professore – bisogna capire adesso come invertire la rotta”.
“E’ una battaglia da intraprendere”, rimarca nel corso del suo intervento il professore Pasquale Amato, docente dell’Università di Messina, dopo aver aspramente criticato l’atteggiamento della Sacal ed auspicato la nascita di una nuova società di gestione aeroportuale che si occupi solo ed esclusivamente dell’aeroporto dello Stretto, com’era un tempo, contestualizzando il discorso “in un territorio in cui il porto di Gioia Tauro non vive certo un momento felice, le ferrovie sono ridotte come tutti sanno oltre a tutte una serie di situazioni per cui la città metropolitana di Reggio è destinata ad un isolamento continuo e a un depauperamento delle proprie energie umane”.

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Per Domenico Gattuso, docente dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, è innanzitutto la governance della Sacal a fare acqua da tutte le parti. “E’ stata nominata dalla politica, oggi unica società rimasta in piedi dopo il fallimento delle società aeroportuali di Reggio e Crotone. Il problema è che non si intravede in questi due anni di nuova governance un orizzonte luminoso. Anzi, al contrario: a Reggio la situazione è peggiorata, il trend negativo è continuo mentre Crotone ha piccoli numeri ed ancora non fa testo”. Il professore Gattuso, dopo aver evidenziato le potenzialità straordinarie dell’aeroporto dello Stretto, “situato in un contesto territoriale che corrisponderebbe alla settima città italiana se si immagina Reggio e Messina come conurbazione”, sottolinea il fatto che “una realtà di questa natura non può essere discriminata come attualmente si sta facendo”. Allo stesso tempo il professore pone la questione della continuità territoriale. “Noi siamo quasi un isola e ci stanno isolando sempre di più ed a maggior ragione avremmo diritto a quelli che si chiamano oneri di servizio pubblico. Oneri che lo Stato paga per garantire la mobilità a chi si trova in situazioni svantaggiate come chi vive su un isola o una zona molto periferica. Un principio che viene attuato in gran parte d’Europa, per le isole, per le città periferiche del Sud dell’Europa. Non viene però tradotto in pratica, anche se viene riconosciuto a livello legale, per l’aeroporto dello Stretto. In altri termini, quelle benedette sovvenzioni che dovrebbero garantire un sostegno alle compagnie aeree perché vengano a Reggio non ci sono. A settembre scorso, grazie alla pressione di alcuni politici della zona del crotonese, Crotone ha avuto un finanziamento di nove milioni di euro. Ed immediatamente si è parlato di tre nuovi collegamenti (Venezia, Roma, Milano). 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