CATANZARO – Maurizio Landini è ritornato in Calabria per celebrare il 70° anniversario della strage di Fragalà a Melissa. Un evento utile a ribadire che il lavoro non è un regalo di nessuno. Rimettere al centro il lavoro e i diritti significa accendere un faro sui giovani meridionali che sempre più numerosi emigrano, al Nord e in Europa. 

Landini prima di raggiungere Melissa ha incontrato la stampa regionale a Catanzaro, nella sede della Cgil di via Massara. 

Il segretario generale della Cgil ha già chiesto al presidente del Consiglio Conte che si riapra il tavolo di trattativa con i sindacati non solo per discutere della legge di stabilità sul tappeto, ma si valutino gli investimenti possibili dei prossimi anni. Sbloccare i cantieri a partire dal Mezzogiorno è lo strumento principe per creare lavoro e fare ripartire l’economia, conferendo una prospettiva stabile al Paese. Anzi, i tavoli sono più di uno. Il primo su investimenti, Mezzogiorno e politica industriale: c’è già stato un primo incontro con il ministro per il Mezzogiorno Provenzano, ma occorre formare una cabina di regia che coinvolga anche i ministri dello Sviluppo e dell’Ambiente in modo che si parlino innanzitutto tra di loro e affrontino i problemi con apporto reciproco. Il secondo tavolo è sulla riforma fiscale, combattendo l’evasione e riducendo la tassazione su salari fissi e pensionati. Poi c’è la partita previdenziale e sulla legge sull’autosufficienza. Qualificando le voci di spesa sulla sanità: per l’edilizia sanitaria ci sono cifre importanti che bisogna cominciare a spendere. 

Vuole un segno di cambiamento vero su questi temi, Landini,  rispetto a quanto fatto finora. Non è problema di fiducia in questo o quel governo. Il sindacato tratta con il governo che c’è e valuta in funzione del rispetto degli impegni presi commisurando su questo le sue iniziative di stimolo, di proposta e di protesta. Su quota 100 Landini invita a non tentare l’approccio isolato. C’è la questione generale della revisione della riforma Fornero, della pensione di garanzia per i giovani, riconoscere il lavoro di cura, i lavori disagiati e usuranti, separare l’assistenza dalla previdenza, arrivare a una pensione pubblica degna e per tutti, che dia certezza per i prossimi 15 anni per lo meno. Reggere il sistema vuol dire che tutti devono lavorare dignitosamente e pagando i contributi. Investimenti e occupazione sono le chiavi utili a creare e mantenere lo stato sociale. Lo si può fare concretamente sbloccando i cantieri delle grandi  e delle piccole opere, attribuendo spazi di investimento anche ai Comuni e ai territori. Serve un progetto di Paese che non c’è stato, da cui partire per fare sistema: interventi settoriali non servono alla Calabria o a qualunque altro territorio in difficoltà. Mentre cresce il risparmio privato, diminuiscono gli investimenti e i consumi. Anche al Sud: i risparmi delle famiglie meridionali vengono impiegati per investire in altre aree del Paese. Da qui l’urgenza che sul Piano di investimenti straordinari per il Sud vengano coinvolte banche e fondazioni bancarie, la Depositi e Prestiti, le università, le imprese. Per la Calabria occorre che a funzionare non sia soltanto la sanità ma che accanto ci siano strade, infrastrutture fisiche e tecnologiche. Questo è fare sistema. Da qui la necessità che si spendano bene i fondi europei, quando si spendono. 

Secondo Landini occorre uscire dalla logica dell’emergenza che richiama altra emergenza. Invece c’è urgenza di un progetto complessivo che deve essere impiantato nella convenzione che il Paese tutto rilancia la sua importanza in Europa se riparte dal Mezzogiorno. Certo, ognuno poi nel suo territorio deve fare la sua parte. Smetterla con i capri espiatori. Rompere le connivenze e le collusioni della criminalità organizzata con la politica. Non è sufficiente ma è necessario. Battere la mafia vuol dire liberare le persone e le imprese, vuol dire creare lavoro.   

L’impegno verso le tante vertenze locali, su cui ovviamente il segretario generale della Cgil non può essere informato, è ribadito e sintetizzato dal segretario regionale Angelo Sposato. Su ogni questione aperta in regione le segreterie confederali e territoriali sono attivate a seguire e a rappresentare i lavoratori. L’elenco è lungo e l’area di instabilità cresce a ogni cambio di giunta, perché ogni elezione ha causato un aumento dei precari. Occorre chiudere i bacini di precariato. Sulla questione Lsu Lpu c’è un incontro nazionale martedì con il ministro del Lavoro, per proseguire sul sentiero della stabilizzazione e sulle proroghe. Sulla sanità, c’è un problema locale derivato dal commissariamento in atto e sulla mancanza di personale. Accanto il tema dei precari all’Ospedale Pugliese di Catanzaro e all’Annunziata di Cosenza, al servizio di radiologia di Siderno. E poi i call center di Cosenza, e il Carrefour di Crotone. Le vertenze aperte in Calabria sono decine. Inserite tutte in un quadro economico e politico in affanno, tra l’altro attraversato dalle prossime elezioni regionali. Cosa che solitamente comporta rinvii e rimandi al governo che verrà.

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