Nessun dubbio esiste che i pilastri di uno popolo democratico si basino sull’equilibrio tra i poteri dello Stato, sul riconoscimento dei diritti fondamentali per i cittadini e sull’equità sociale per superare le gravi differenze economiche esistenti. Grande rilevanza, in tale contesto, hanno oggi i rapporti tra il potere esecutivo e quello giudiziario. Non è possibile negare che dopo il continuo degrado della classe dirigente attuale, la funzione di controllo sia passati alla magistratura, venendo a mancare quei contrappesi che i Padri costituenti avevano precisamente previsto. La perdita di autorevolezza del potere esecutivo e parlamentare ha fatto sì che prendesse maggiore forza quello giudiziario. Ed ecco, allora, lo squilibrio attuale che pone in continuo contrasto tali parti delle Istituzioni. Vi è stata l’invasione di campo di una piccola parte della magistratura che pensa di poter condizionare la libertà del potere esecutivo, conseguenza questa di una perdita evidente di credibilità di quest’ultimo. Per un semplice esempio è sufficiente guardare alle statistiche relative alle somme versate dallo Stato italiano per errori giudiziari o per illegittima detenzione. Importi rilevantissimi che comprovano di quante persone hanno subito un processo o una detenzione ingiusta. Senza aggiungere gli indennizzi per la durata abnorme dei processi! Anomalie che oggettivamente non possono ignorarsi se si vogliono analizzare con onestà le attuali disfunzioni. In tale contesto, la sospensione della prescrizione dopo la prima sentenza è qualcosa di veramente antigiuridico e di regressione dello stato di diritto. Così come, la mancanza di adeguati e oggettivi controlli sulle attività giudiziarie e su quella dei PM o dei Magistrati è altrettanto aberrante. Il cittadino è spesso inerme dinnanzi ad azioni giudiziarie che a volte sono rivolte allo stesso per motivi diversi da quelli previsti dalla nostra Costituzione e dalla normativa vigente. Dinnanzi a ciò non esiste rimedio o possibilità di adeguata a concreta difesa. In sostanza, vi è un potere abnorme della magistratura “tendenziosa” che non consente alcuna possibilità di difesa immediata. E se questo viene evidenziato si parla di “attacchi ingiustificati alle toghe” con un evidente rischio per la stessa democrazia (vedere 34esimo congresso nazionale magistrati (Anm) chiusosi di recente a Genova). Nessuno vuole intaccare la dignità e l’autonomia delle toghe, ma queste devono dimostrare la loro imparzialità e capacità di ricoprire l’importante ruolo affidato dalla Costituzione, specialmente in questo momento di evidente vuoto politico. Ed allora ecco la necessità che si riscriva non solo una riforma del processo penale, ma il riequilibrio tra i poteri dello Stato. Si a nuove norme che tutelino i magistrati, ma anche e principalmente nuove leggi che riequilibrino i poteri suddetti e che consentono lo svolgimento di processi equi e corretti. In mancanza di ciò, si perdono i principi dettati dalla nostra Costituzione e si rende il processo non imparziale e maggiormente deficitario per i cittadini. E’ inutile dire che i Magistrati corretti e capaci sono la maggioranza e che su di loro si regge il peso della vera giustizia. Ma ve ne sono anche alcuni incapaci e arroganti, che, spesso, usano il proprio potere per colpire questo o quel cittadino. E che utilizzano la toga per portare avanti altri interessi e non, certamente, quelli della vera giustizia. Eppure, dinnanzi a tali casi -molti negli ultimi tempi- il cittadino e la stessa avvocatura non hanno strumenti immediati. Ed allora non appare corretto e giusto che processi impiantati, spesso, dal nulla possano e debbano durare un’eternità, impedendo una risposta celere dello Stato e il ripristino di una legalità, veramente, calpestata. Vi sono casi in cui dei PPMM invaghiti, nella migliore delle ipotesi, delle proprie tesi hanno, nello spazio di pochi mesi, instaurato oltre 7 procedimenti nei confronti di un povero cittadino incensurato che, dopo lo spostamento alla Procura competente per territorio, ha ottenuto l’immediata archiviazione di quasi tutti questi! E’ cosa tollerabile? La nostra Costituzione e la CEDU non ammettono processi eterni e senza fine. Allora, piuttosto che inutili parole di convenienza, è onesto che i nostri Governanti e la stessa Magistratura affrontino i problemi nell’interesse dei cittadini onesti e ridisegnino un processo penale -così come quello civile, tributario ecc.- che riconosca i contrappesi e consenta lo svolgimento di questo in termini celeri, imparziali e adeguati. Non è concepibile che un cittadino, per fede politica, religiosa ecc., rimanga anni e anni sotto processo per poi vedersi riconosciuta la sua innocenza o applicata la prescrizione, senza poter far nulla, così come non è concepibile che i Magistrati impegnati in battaglie di civiltà e di difesa alla corruzione ed alla invasione delle mafie, non abbiano gli strumenti adeguati per poter contrastare i raffinati sistemi di collusione tra la politica, gli affari, la criminalità organizzata e le lobby di potere. Vi sono delle evidenti anomalie che devono essere riviste non per posizioni di parte e personali, ma per rendere la giustizia equa, celere ed efficace nell’interesse dei cittadini, delle istituzioni e del Popolo Italiano.   

Avv. Giacomo Francesco Saccomanno – Esperto in normazione e Capogruppo Lega Consiglio Comunale di Rosarno

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Ed allora ecco la necessità che si riscriva non solo una riforma del processo penale, ma il riequilibrio tra i poteri dello Stato. Si a nuove norme che tutelino i magistrati, ma anche e principalmente nuove leggi che riequilibrino i poteri suddetti e che consentono lo svolgimento di processi equi e corretti. In mancanza di ciò, si perdono i principi dettati dalla nostra Costituzione e si rende il processo non imparziale e maggiormente deficitario per i cittadini. E’ inutile dire che i Magistrati corretti e capaci sono la maggioranza e che su di loro si regge il peso della vera giustizia. Ma ve ne sono anche alcuni incapaci e arroganti, che, spesso, usano il proprio potere per colpire questo o quel cittadino. E che utilizzano la toga per portare avanti altri interessi e non, certamente, quelli della vera giustizia. Eppure, dinnanzi a tali casi -molti negli ultimi tempi- il cittadino e la stessa avvocatura non hanno strumenti immediati. 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