Nella consapevolezza di quanto la diffusa e intensa passione per i colori giallorossi sia uno dei tratti distintivi e identitari della Città di Catanzaro, nonché nella certezza assoluta dell’atto d’amore compiuto nell’accettare una sfida tanto ardua e complessa, mi vedo costretto mio malgrado, anche a nome dell’intero Gruppo che fa capo alla famiglia Noto, a rivolgermi direttamente a tutti i tifosi e concittadini, per esprimere alcuni pensieri e per sottolineare alcuni capisaldi del nostro modo di agire.

Amore e Memoria, valori profondi che condividiamo fino al punto da aver investito tantissimo prima di tutto sul piano dell’impegno personale, della risorsa tempo e in termini finanziari: durante questi anni ho trascurato le nostre aziende e cosa che più mi rammarica la mia famiglia, mio figlio in particolare e la mia salute.

Ma Amore e Memoria non devono impedirci di essere razionali e lucidi, ed anche giusti e corretti nelle valutazioni. Siamo abituati, così come abbiamo dimostrato in tanti anni di vita aziendale, a costruire progetti solidi, rispettosi delle leggi ed anche eticamente sostenibili. Non è nostro stile giudicare gli altri, ma per quello che ci riguarda gli aspetti economico-finanziari, sono sempre secondari a fronte del rigoroso rispetto di princìpi etici e morali cui non intendiamo in alcun caso rinunciare.

Del resto, proprio la storia degli ultimi decenni del Catanzaro Calcio, che ha fatto seguito a un’epoca d’oro che non è più replicabile nei termini in cui si è svolta considerati i profondi mutamenti intervenuti a ogni livello, è la prova, nonostante anche qualche generoso approccio personale, che improvvisazione, leggerezza, mancanza talora irresponsabile di progettualità d’impresa, e salti nel buio sono forieri solo di confusione, disastri, naufragi e sconfitte dolorose.

Sia chiaro a tutti, anche a coloro i quali fanno finta di non sapere e di non vedere, che la famiglia Noto non ha rilevato la Juventus o il Barcellona, ma un’esperienza calcistica tecnicamente esaurita, spenta, degradata, al punto di non poter più partecipare ai Campionati professionistici.

Senza il nostro intervento, concreto e fattivo, e non certo a chiacchiere che lasciamo ai soliti imbonitori di periferia, la gloriosa vicenda dei Giallorossi si sarebbe estinta, riuscendo finanche a cancellare le gioie del passato.

Nel far questo, e nell’assumerci responsabilità che hanno prima di tutto tenuto conto della necessità di ricostruire un ordine societario rispettoso delle norme vigenti e dei regolamenti federali, oltre che dignitoso e vivibile, non abbiamo certo dovuto sgomitare tra orde d’imprenditori pronti a metterci la faccia.

Tante parole cui troppo spesso non sono seguiti i fatti.

Se la voglia di rispettare i canoni rigidi di uno stile che ci contraddistingue da sempre non ci frenasse, dovremmo snocciolare in dettaglio i numeri relativi al rapporto tra promesse di sostegno e versamenti concreti, tra impegni gridati alla folla plaudente e reale capacità di staccare assegni dotati di necessaria copertura. Ci fermiamo, per carità di patria, a un dato complessivo: dei 600-650 mila euro all’anno per tre anni, garantiti quale contributo alla difficilissima sfida dagli imprenditori catanzaresi coinvolti dal Sindaco Abramo e che quindi oggi dovrebbero ammontare a un totale di quasi 2 milioni di euro, se ne sono visti a malapena 500 mila in totale (mancano all’appello un milione e cinquecento mila euro, belle somme, non noccioline!).

Ci hanno pensato la famiglia Noto e solo alcuni dei Soci (non tutti) a tradurre in impegni seri e reali le pompose dichiarazioni di fedeltà alla causa giallorossa, gettate in pasto a una tifoseria realmente innamorata ma di fatto tradita.

Non è di soldi, però, che vogliamo parlare (prima però di essere costretti a ricordare che il nostro sforzo generale, misurato a oggi, comincia a guardare la cifra dei 10 milioni di euro, dimostrabile dalla lettura dei bilanci e non a chiacchiere), perché non è questo il terreno sul quale occorre ragionare.

La famiglia Noto, resuscitando letteralmente una memoria giallorossa finita nel fango, ha investito passione e tempo, in una fase di grande crisi economica e generale che insiste ormai da molti anni a questa parte e che richiede sforzi immani per condurre aziende sempre a testa alta.

Passione, tempo, serietà di approccio sempre basato sulla legalità, tanto da conseguire, in appena due anni, il risultato di essere giudicati, a livello nazionale, come una Società Calcistica sana, da proporre a tutti come modello di gestione, da difendere e tutelare in quanto patrimonio collettivo.

Una Società che non considera i contratti firmati alla stregua di carta straccia, che non sopravvive di espedienti contabili, che non è costretta ad aggirare le leggi e le normative, che non è nata con l’intento di lucrare qualche centinaio di migliaia di euro con tecniche truffaldine.

 

La porzione migliore e più pulita della Città, che rappresenta la stragrande maggioranza dei concittadini appassionati di calcio, ha colto nel suo significato più profondo questo nostro sforzo e ci è vicina.

Non lasciamo che qualche straccione di turno, qualche malalingua scartata dal progetto per inaffidabilità acclarata, qualche parassita che aveva immaginato di poter continuare a sguazzare nel torbido, qualche bavoso sconfitto nella bassa politica o nell’economia inquinata, in cerca di vacua e momentanea notorietà, sporchi la nobiltà d’animo che è il perno della nostra collettività, che è l’orgoglio delle famiglie catanzaresi, che è il cemento che ci ha unito e ci unisce e che ha consentito a Catanzaro di essere considerata una Città Civile.

Il Calcio non va vissuto, al giorno d’oggi, con l’idea di produrre miracoli che poggino su piedi d’argilla, ma piuttosto come esempio di lungimiranza, di correttezza, di solidità prima di tutto etica e poi finanziaria e sportiva. La passione per una maglia non si può e deve manifestare solo a seguito di successi e primati che hanno bisogno del tempo giusto per maturare.

Le fiammate di altri non devono farci deflettere da progetti di lunga durata che necessitano di serenità, saggezza, tolleranza, rispetto del lavoro altrui, capacità di non disperdere mai il senso della misura.

Abbiamo perso qualche partita?

Poco importa se pensiamo che solo un paio d’anni fa non esistevano neanche più le condizioni oggettive per assistere a una competizione di calcio professionistico.

Stiamo vivendo un momento di naturale e sempre possibile fase calante?

Un motivo in più per stare uniti, per amare la maglia, per offrire suggerimenti pacati, per dimostrare generosità, per organizzarsi e rilanciare, sapendo sempre che il muro è solido e che non è stato costruito su una palude nauseabonda.

I risultati a oggi non sono in linea con quanto ci si aspettava?

I primi rammaricati siamo noi che abbiamo lavorato tanto con amore, passione e dedicato tempo nonchè ingenti risorse.

I veri tifosi riflettano. Spesso, proprio nei contesti più sani e corretti, ci sono tentativi di infiltrazione da parte di soggetti poco raccomandabili, o apparentemente credibili ma con qualche scheletro nell’armadio.

Ogni nostra scelta è sempre adeguatamente ponderata, peraltro nella consapevolezza di camminare su un terreno carico di insidie, ma anche aperto e libero, nel quale si incontrano spesso avversari capaci e forti, da affrontare con rispetto e con la voglia di migliorarsi.

Ma si può fare di più se non vengono meno serenità e lealtà.

Anche eventuali errori possono essere corretti se si è in buona fede e, soprattutto, se accanto alle facili parole si può dimostrare l’autorevolezza necessaria.

Calandoci sul piano tecnico, e senza voler in alcun modo approfondire scelte che comunque rientrano nelle autonome valutazioni della Società, un accenno merita il cambio dell’allenatore, avvenuto anche per motivi extracalcistici.

Mettiamoci un punto e guardiamo avanti.

Esistono tutte le condizioni per ripartire in cerca di equilibri più solidi e avanzati.

Su questo tema molti sono chiamati a riflettere, con senso della misura ma anche evitando facili strumentalizzazioni o inutili semplificazioni.

Abbiamo sentito alcuni commenti in cui si fa riferimento al nostro impegno nel calcio a Catanzaro dipeso da fantomatici accordi politici tra il nostro gruppo e il Sindaco Abramo. Tutto falso !

Nessuna ragione di bassa politica o di mera speculazione imprenditoriale ci ha indotti a rifondare il calcio a Catanzaro. La famiglia Noto non ha interessi che prevedano appalti pubblici in qualunque settore (sanità, servizi primari, gestione rifiuti, etc.). Non abbiamo nessun “ritorno” imprenditoriale da quest’avventura calcistica.

Siamo liberi di decidere, sempre! E questo ci rende più forti come società.

Non intendiamo spendere tempo prezioso nell’inseguire i post degli sciagurati di turno, né di replicare alle folate di odio ispirate da qualche soggetto arrabbiato per motivi meramente personali. Auspichiamo il rapido ripristino di un clima limpido, trasparente, sgombro da terzi fini meschini che comunque sono adeguatamente monitorati. Chiediamo alla stragrande maggioranza sana della Città di ergere una diga contro speculazioni di basso profilo, e di emarginare quanti hanno interesse a seminare zizzania e a sguazzare nella melma.

Non siamo disponibili ad attacchi personali che nulla hanno a che vedere con il calcio; offese ai familiari, ai collaboratori, a noi stessi ad alcuni soci.

Minacce e aggressioni post partita al Direttore sportivo e ad alcuni soci, non ci appartengono, non è questo il calcio che vogliamo.

In ogni caso, e lo dico con assoluta sincerità, qualora le performance della nostra generosa scesa in campo non fossero giudicate adeguate a fronte delle aspettative, siamo pronti a cedere il passo ad altri volenterosi, senza pretendere nulla.

L’amore, per quanto immenso, non può accecare.

L’etica di fondo che ci guida in ogni nostra azione non potrà mai ispirarsi a modelli che non ci sentiamo nostri e che lasciamo ai pirati di turno. Continueremo, nel caso, a essere tifosi giallorossi con il cuore, e garantendo anche uno sponsor adeguato al ruolo che svolgiamo nella comunità catanzarese.

Chiudo queste considerazioni dicendovi che ci sono momenti della vita in cui occorre fermarsi e guardarsi negli occhi, dicendosi le cose con estrema franchezza. Il Gruppo Noto ha deciso di farlo nell’assoluta certezza di aver agito sempre e comunque in buona fede e di aver messo su un progetto societario e calcistico serio e ambizioso. Se c’è qualcuno in grado di fare meglio si faccia avanti, non saremo certo noi l’ostacolo!

Il presidente

Floriano Noto

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Amore e Memoria, valori profondi che condividiamo fino al punto da aver investito tantissimo prima di tutto sul piano dell’impegno personale, della risorsa tempo e in termini finanziari: durante questi anni ho trascurato le nostre aziende e cosa che più mi rammarica la mia famiglia, mio figlio in particolare e la mia salute. Ma Amore e Memoria non devono impedirci di essere razionali e lucidi, ed anche giusti e corretti nelle valutazioni. Siamo abituati, così come abbiamo dimostrato in tanti anni di vita aziendale, a costruire progetti solidi, rispettosi delle leggi ed anche eticamente sostenibili. Non è nostro stile giudicare gli altri, ma per quello che ci riguarda gli aspetti economico-finanziari, sono sempre secondari a fronte del rigoroso rispetto di princìpi etici e morali cui non intendiamo in alcun caso rinunciare. Del resto, proprio la storia degli ultimi decenni del Catanzaro Calcio, che ha fatto seguito a un’epoca d’oro che non è più replicabile nei termini in cui si è svolta considerati i profondi mutamenti intervenuti a ogni livello, è la prova, nonostante anche qualche generoso approccio personale, che improvvisazione, leggerezza, mancanza talora irresponsabile di progettualità d’impresa, e salti nel buio sono forieri solo di confusione, disastri, naufragi e sconfitte dolorose. Sia chiaro a tutti, anche a coloro i quali fanno finta di non sapere e di non vedere, che la famiglia Noto non ha rilevato la Juventus o il Barcellona, ma un’esperienza calcistica tecnicamente esaurita, spenta, degradata, al punto di non poter più partecipare ai Campionati professionistici. Senza il nostro intervento, concreto e fattivo, e non certo a chiacchiere che lasciamo ai soliti imbonitori di periferia, la gloriosa vicenda dei Giallorossi si sarebbe estinta, riuscendo finanche a cancellare le gioie del passato. Nel far questo, e nell’assumerci responsabilità che hanno prima di tutto tenuto conto della necessità di ricostruire un ordine societario rispettoso delle norme vigenti e dei regolamenti federali, oltre che dignitoso e vivibile, non abbiamo certo dovuto sgomitare tra orde d’imprenditori pronti a metterci la faccia. Tante parole cui troppo spesso non sono seguiti i fatti. Se la voglia di rispettare i canoni rigidi di uno stile che ci contraddistingue da sempre non ci frenasse, dovremmo snocciolare in dettaglio i numeri relativi al rapporto tra promesse di sostegno e versamenti concreti, tra impegni gridati alla folla plaudente e reale capacità di staccare assegni dotati di necessaria copertura. Ci fermiamo, per carità di patria, a un dato complessivo: dei 600-650 mila euro all’anno per tre anni, garantiti quale contributo alla difficilissima sfida dagli imprenditori catanzaresi coinvolti dal Sindaco Abramo e che quindi oggi dovrebbero ammontare a un totale di quasi 2 milioni di euro, se ne sono visti a malapena 500 mila in totale (mancano all’appello un milione e cinquecento mila euro, belle somme, non noccioline!). Ci hanno pensato la famiglia Noto e solo alcuni dei Soci (non tutti) a tradurre in impegni seri e reali le pompose dichiarazioni di fedeltà alla causa giallorossa, gettate in pasto a una tifoseria realmente innamorata ma di fatto tradita. Non è di soldi, però, che vogliamo parlare (prima però di essere costretti a ricordare che il nostro sforzo generale, misurato a oggi, comincia a guardare la cifra dei 10 milioni di euro, dimostrabile dalla lettura dei bilanci e non a chiacchiere), perché non è questo il terreno sul quale occorre ragionare. La famiglia Noto, resuscitando letteralmente una memoria giallorossa finita nel fango, ha investito passione e tempo, in una fase di grande crisi economica e generale che insiste ormai da molti anni a questa parte e che richiede sforzi immani per condurre aziende sempre a testa alta. Passione, tempo, serietà di approccio sempre basato sulla legalità, tanto da conseguire, in appena due anni, il risultato di essere giudicati, a livello nazionale, come una Società Calcistica sana, da proporre a tutti come modello di gestione, da difendere e tutelare in quanto patrimonio collettivo. Una Società che non considera i contratti firmati alla stregua di carta straccia, che non sopravvive di espedienti contabili, che non è costretta ad aggirare le leggi e le normative, che non è nata con l’intento di lucrare qualche centinaio di migliaia di euro con tecniche truffaldine.   La porzione migliore e più pulita della Città, che rappresenta la stragrande maggioranza dei concittadini appassionati di calcio, ha colto nel suo significato più profondo questo nostro sforzo e ci è vicina. Non lasciamo che qualche straccione di turno, qualche malalingua scartata dal progetto per inaffidabilità acclarata, qualche parassita che aveva immaginato di poter continuare a sguazzare nel torbido, qualche bavoso sconfitto nella bassa politica o nell’economia inquinata, in cerca di vacua e momentanea notorietà, sporchi la nobiltà d’animo che è il perno della nostra collettività, che è l’orgoglio delle famiglie catanzaresi, che è il cemento che ci ha unito e ci unisce e che ha consentito a Catanzaro di essere considerata una Città Civile. Il Calcio non va vissuto, al giorno d’oggi, con l’idea di produrre miracoli che poggino su piedi d’argilla, ma piuttosto come esempio di lungimiranza, di correttezza, di solidità prima di tutto etica e poi finanziaria e sportiva. La passione per una maglia non si può e deve manifestare solo a seguito di successi e primati che hanno bisogno del tempo giusto per maturare. Le fiammate di altri non devono farci deflettere da progetti di lunga durata che necessitano di serenità, saggezza, tolleranza, rispetto del lavoro altrui, capacità di non disperdere mai il senso della misura. Abbiamo perso qualche partita? Poco importa se pensiamo che solo un paio d’anni fa non esistevano neanche più le condizioni oggettive per assistere a una competizione di calcio professionistico. Stiamo vivendo un momento di naturale e sempre possibile fase calante? Un motivo in più per stare uniti, per amare la maglia, per offrire suggerimenti pacati, per dimostrare generosità, per organizzarsi e rilanciare, sapendo sempre che il muro è solido e che non è stato costruito su una palude nauseabonda. I risultati a oggi non sono in linea con quanto ci si aspettava? I primi rammaricati siamo noi che abbiamo lavorato tanto con amore, passione e dedicato tempo nonchè ingenti risorse. I veri tifosi riflettano. Spesso, proprio nei contesti più sani e corretti, ci sono tentativi di infiltrazione da parte di soggetti poco raccomandabili, o apparentemente credibili ma con qualche scheletro nell’armadio. Ogni nostra scelta è sempre adeguatamente ponderata, peraltro nella consapevolezza di camminare su un terreno carico di insidie, ma anche aperto e libero, nel quale si incontrano spesso avversari capaci e forti, da affrontare con rispetto e con la voglia di migliorarsi. Ma si può fare di più se non vengono meno serenità e lealtà. Anche eventuali errori possono essere corretti se si è in buona fede e, soprattutto, se accanto alle facili parole si può dimostrare l’autorevolezza necessaria. Calandoci sul piano tecnico, e senza voler in alcun modo approfondire scelte che comunque rientrano nelle autonome valutazioni della Società, un accenno merita il cambio dell’allenatore, avvenuto anche per motivi extracalcistici. Mettiamoci un punto e guardiamo avanti. Esistono tutte le condizioni per ripartire in cerca di equilibri più solidi e avanzati. Su questo tema molti sono chiamati a riflettere, con senso della misura ma anche evitando facili strumentalizzazioni o inutili semplificazioni. Abbiamo sentito alcuni commenti in cui si fa riferimento al nostro impegno nel calcio a Catanzaro dipeso da fantomatici accordi politici tra il nostro gruppo e il Sindaco Abramo. Tutto falso ! Nessuna ragione di bassa politica o di mera speculazione imprenditoriale ci ha indotti a rifondare il calcio a Catanzaro. La famiglia Noto non ha interessi che prevedano appalti pubblici in qualunque settore (sanità, servizi primari, gestione rifiuti, etc.). Non abbiamo nessun “ritorno” imprenditoriale da quest’avventura calcistica. Siamo liberi di decidere, sempre! E questo ci rende più forti come società. Non intendiamo spendere tempo prezioso nell’inseguire i post degli sciagurati di turno, né di replicare alle folate di odio ispirate da qualche soggetto arrabbiato per motivi meramente personali. Auspichiamo il rapido ripristino di un clima limpido, trasparente, sgombro da terzi fini meschini che comunque sono adeguatamente monitorati. Chiediamo alla stragrande maggioranza sana della Città di ergere una diga contro speculazioni di basso profilo, e di emarginare quanti hanno interesse a seminare zizzania e a sguazzare nella melma. Non siamo disponibili ad attacchi personali che nulla hanno a che vedere con il calcio; offese ai familiari, ai collaboratori, a noi stessi ad alcuni soci. Minacce e aggressioni post partita al Direttore sportivo e ad alcuni soci, non ci appartengono, non è questo il calcio che vogliamo. In ogni caso, e lo dico con assoluta sincerità, qualora le performance della nostra generosa scesa in campo non fossero giudicate adeguate a fronte delle aspettative, siamo pronti a cedere il passo ad altri volenterosi, senza pretendere nulla. L’amore, per quanto immenso, non può accecare. L’etica di fondo che ci guida in ogni nostra azione non potrà mai ispirarsi a modelli che non ci sentiamo nostri e che lasciamo ai pirati di turno. Continueremo, nel caso, a essere tifosi giallorossi con il cuore, e garantendo anche uno sponsor adeguato al ruolo che svolgiamo nella comunità catanzarese. Chiudo queste considerazioni dicendovi che ci sono momenti della vita in cui occorre fermarsi e guardarsi negli occhi, dicendosi le cose con estrema franchezza. Il Gruppo Noto ha deciso di farlo nell’assoluta certezza di aver agito sempre e comunque in buona fede e di aver messo su un progetto societario e calcistico serio e ambizioso. 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