Sooorpesa! I Cinquestelle calabresi sono uomini e donne come tutti. Finanche discutono in pubblico di tattica e strategia politica. Beh, in pubblico proprio no. Ma sulle pagine Facebook sì, qualcosa si muove. Il segna posto di novità va, ancora una volta, a Dalila Nesci, la pasionaria tropeana che, da quando ha messo fuori gioco Massimo Scura, ha individuato un altro obiettivo principe: voler essere il prossimo governatore della Calabria. Anzi, la prossima governatrice. Sarebbe un primato. Da menzionare negli annali. Peccato che chi dovrebbe assentire, il capo politico Luigi Di Maio, da questo orecchio non ci vuole sentire. Ora, nel mentre la fronda nei confronti del ministro degli Esteri si infoltisce ogni giorno di più, capita una cosa che fino a qualche settimana fa era impensabile.
Leggete questo passaggio del post pubblicato da Nesci in commento a uno precedente di Nicola Morra: «dire che la lista in Calabria è meglio non presentarla significherebbe non prenderci le responsabilità politiche che abbiamo e mimare il comportamento irresponsabile del nostro Capo politico Di Maio: che non ha dato e non da indirizzi sulla “questione calabrese” e che adesso scarica a noi la responsabilità di un percorso elettorale ad un mese dal voto. Tutto questo nonostante, già dall’inizio di questa nuova legislatura, gli chiedessimo un mandato politico chiaro per la nostra regione di provenienza essendo ben consapevoli dell’importante appuntamento elettorale e della necessità di una strategia politica coerente per arrivarci pronti».
“Comportamento irresponsabile” riferito al Capo politico è un dittico che in altri tempi sarebbe costato caro a chi, nel Movimento, lo avesse pronunciato. Per molto meno hanno subito processi interni e finanche espulsioni fior di grillini della prima ora. È che ormai criticare i vertici nel M5S non è più un tabù: rientra nella sintomatologia della sua “perdita di innocenza” già ampiamente valutata, e che si ritrona in quest’altro passaggio del post di Nesci: «Il mio discorso va inquadrato nella mancanza di prospettiva futura del M5S, perché la “questione” Calabria è solo l’effetto di un discorso politico carente che dopo la “svolta governista” non ha costruito sulla sua formazione ed evoluzione in senso organizzato. Necessità di organizzazione ineludibile per rispondere alle grandi responsabilità politiche che ormai abbiamo a tutti i livelli istituzionali. Io non farò la foglia di fico di operazioni truffaldine elettorali ai danni dei Calabresi: ecco perché rimango a servizio del MoVimento con la mia candidatura e ci metto la faccia come d’altronde ho fatto sempre in tutti questi anni. Sono consapevole che in una terra come la Calabria, dilaniata più di altre da ‘ndrangheta e massoneria deviata, l’idea di rivoluzione culturale del MoVimento è ancora valida».
Nesci insiste. Formalmente offre a Nicola Morra il suo personale sostegno qualora il presidente della Commissione antimafia decidesse di offrire la sua candidatura alla Regione: Cosa che non è mai stata prospettata da nessuno e men che meno dal professore di filosofia. Ma è solo un artificio retorico per ritornare sul punto dolente. Da quel che si sa, l’autocandidatura della Nesci non ha trovato echi favorevoli tra i suoi colleghi parlamentari calabresi. Tant’è vero che Repubblica ieri riferiva, nell’ambito delle perplessità che in alcuni settori dei gruppi parlamentari ha suscitato la dichiarazione di non prosieguo dell’esperienza regionale con il Pd, il ritorno di fiamma di due deputati pentastellati calabresi per Pippo Callipo, nell’ambito di un rinnovato ragionamento con i dem. I due sono Riccardo Tucci e Federica Dieni.
In ogni modo la candidatura di Callipo rimane in campo, con o senza il Pd. A orientare in questo senso c’è anche l’ennesimo tirarsi indietro di Giuseppe Mangialavori dalla corsa per la presidenza della Regione. Tra Mangialavori e Callipo c’è uno stretto rapporto di parentela. D’accordo che eventualmente correrebbero su opposti fronti, ma inscenare una competizione familiare con prevedibili invasioni di campi affettivi e consuetudinari non sembra attagliarsi al carattere dei due possibili contendenti.
Pertanto l’imprenditore napitino rimane il candidato principe per il M5S in Calabria, e pare che la prospettiva lo interessi parecchio, rispondendo a un suo vecchio pallino, manifestato su diversi fronti ma sempre con discreti margini di indipendenza.
Con buona pace di Nesci che, in conclusione di post si lancia in una considerazione ardita ma condivisibile: «Se falliscono le persone o gli strumenti che ci siamo dati per fare questa rivoluzione democratica e non violenta, non significa che è fallito il MoVimento. Significa che devono cambiare le persone che dirigono e le regole che ci siamo dati, riscrivendo le linee programmatiche politiche future del M5S».
Confermando quanto detto in precedenza. C’è vita sul pianeta Cinquestelle.

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Tutto questo nonostante, già dall’inizio di questa nuova legislatura, gli chiedessimo un mandato politico chiaro per la nostra regione di provenienza essendo ben consapevoli dell’importante appuntamento elettorale e della necessità di una strategia politica coerente per arrivarci pronti». “Comportamento irresponsabile” riferito al Capo politico è un dittico che in altri tempi sarebbe costato caro a chi, nel Movimento, lo avesse pronunciato. Per molto meno hanno subito processi interni e finanche espulsioni fior di grillini della prima ora. 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I due sono Riccardo Tucci e Federica Dieni. In ogni modo la candidatura di Callipo rimane in campo, con o senza il Pd. A orientare in questo senso c’è anche l’ennesimo tirarsi indietro di Giuseppe Mangialavori dalla corsa per la presidenza della Regione. Tra Mangialavori e Callipo c’è uno stretto rapporto di parentela. D’accordo che eventualmente correrebbero su opposti fronti, ma inscenare una competizione familiare con prevedibili invasioni di campi affettivi e consuetudinari non sembra attagliarsi al carattere dei due possibili contendenti. Pertanto l’imprenditore napitino rimane il candidato principe per il M5S in Calabria, e pare che la prospettiva lo interessi parecchio, rispondendo a un suo vecchio pallino, manifestato su diversi fronti ma sempre con discreti margini di indipendenza. 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