Questa sera, alle 17, Mario Oliverio sarà nella Sala concerti del palazzo municipale di Catanzaro per partecipare, in ottima compagnia, alla presentazione del libro che gli ha dedicato Michele Drosi.
Il libro, intitolato “Mario Oliverio – La sfida riformista di un presidente scomodo”, traccia una biografia politica del presidente della Giunta regionale, accompagnando il volenteroso lettore lungo il cammino che ha portato il giovane consigliere comunale di San Giovanni in Fiore, cresciuto nelle fila dei giovani comunisti e poi nel Pci, a occupare le diverse postazioni elettive, evolvendosi insieme al partito a cui è sempre rimasto fedele, fino a essere quello che è oggi.
Seguiremo, come nostro dovere, l’evento odierno. Intanto, per farci un’idea delle tesi sostenute da Drosi, possiamo leggere la quarta di copertina: «Con Mario Oliverio si insedia alla guida della Regione Calabria un riformista pragmatico, capace di mettere in campo, come già aveva dimostrato nelle precedenti esperienze di governo, un’indole realizzatrice, per cui la politica non è soltanto analisi ed elaborazione concettuale, e tantomeno pomposa retorica propagandistica, ma, e soprattutto, l’agire per conseguire un risultato concreto ed incisivo nel tessuto della società nella quale si opera. È stato in base a questa sua capacità che il percorso del Presidente Oliverio appare cosparso di un numero di realizzazioni e di risultati che tutti i cittadini calabresi devono poter conoscere per valutare l’impatto positivo che la sua presenza ha determinato nella realtà sociale ed economica della Calabria. Nelle pagine di questo libro vengono passate in rassegna le tappe salienti e più significative di questo impegno che sanciranno, nella maniera più oggettiva possibile che il “Cantiere” aperto da Oliverio ha consentito alla Calabria di “cambiare passo”».

Michele Drosi è, pensiamo che sia il primo ad ammetterlo, di parte. Di estrazione socialista, presiede la Fondazione Buozzi Calabria, ha all’attivo numerose pubblicazioni che spesso hanno a soggetto uomini che hanno fatto la politica in Calabria: Pasquale Poerio, Giacomo Mancini, Carmelo Pujia. È stato sindaco di Satriano. Attualmente collabora in Regione con il presidente. Quindi è legittimo pensare che i giudizi che attribuisce all’azione di governo del presidente Oliverio, come si evince anche solo dalle note di copertina, siano permeate da un approccio positivo a prescindere. Il che non vuole essere un aprioristico giudizio negativo sul prodotto editoriale, e men che mai di stampo moralistico. Anzi, se mai è un riconoscimento al coraggio di esporre con tranquillità e senza infingimenti il proprio pensiero e la propria partecipazione anche emotiva a quanto si va sostenendo.

Di una cosa va comunque dato atto a Mario Oliverio. Nel marasma pre elettorale che stiamo vivendo, quando, a poco più di due mesi dalla tornata elettorale per il rinnovo di Consiglio e presidente regionale nulla è definito in merito a candidature liste programmi e finanche partiti in competizione, l’unica certezza è rappresentata proprio dal presidente uscente. Che, come ormai sanno anche i sassi, si candiderà. Volente o nolente – più la seconda della prima – il Partito. Padre ma non padrone, se si vuole rubare una suggestione ai fratelli Taviani. Che può disporre ma non imporre. Come sta a dimostrare la caparbia azione di Oliverio. Che, da consumato protagonista della scena e navigato conoscitore di usi e costumi del mestiere, sa come si fa una campagna elettorale. Al momento, anzi, è l’unico a svolgerla. Sfruttando quanto passa il convento. Che, a dispetto delle ascendenze millenaristiche e cenobitiche che gli competono per derivazioni natali, non è poco. Disponendo di asset notevoli che tracimano dal ruolo istituzionale che ricopre, li sta sfruttando tutti fino all’osso, pur nelle contrastate vicende sindacali in atto.
Sono settimane ormai che la Cittadella brulica di brillanti attività promozionali. L’ultima ha visto accorrere i sindaci dei Comuni delle aree interne al di sotto dei 2000 abitanti, praticamente la metà dei Comuni calabresi, per ascoltare il piano degli 11 milioni di euro da impiegare nella viabilità. Ma ce ne son state delle più diverse, dai porti alle Zes, dai fondi per l’agricoltura a quelli per le scuole a quelli per i beni architettonici e religiosi. Si dirà che fa parte dell’attività istituzionale del presidente di Giunta. E chi ha detto il contrario.

Ma accanto c’è tutta l’attività propriamente politica. Fatta di incontri nei territori. Di comitati più o meno spontanei. Di raccolta firme per l’indizione delle primarie. Di appelli sottoscritti dai segretari dei circoli amici. Di recapiti con striscioni a seguito a Largo del Nazzareno. Di pronunciamenti di direzioni provinciali. Di tavoli – mitici – del centrosinistra allargato. Di Leopolde calabresi, addirittura. Oliverio è l’unico ad avere al momento pronte le liste. Quelle a suo nome e altre, si dice sei o sette, pronte a correre per lui. È l’unico, al momento, a destra e a sinistra, di parlare di programmi. Questi sconosciuti.

E, adesso, finanche un libro. Edito da un editore vero. Scritto bene, conoscendo le qualità giornalistiche e documentali di Drosi. Sicuramente oggetto di contestazioni, com’è nell’ordine delle cose. Oggetto di discussione, trattando di un presidente che sarà scomodo, come recita il titolo, ma certamente discusso.

Insomma. Oliverio non è proprio un dilettante allo sbaraglio. Ed è ciò che vorrà dimostrare affrontando il diabolico – perché elementare – meccanismo elettorale regionale, secondo il quale sarà presidente chi, nella tarda serata del 26 gennaio 2020, spunterà un voto in più degli altri.

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Anzi, se mai è un riconoscimento al coraggio di esporre con tranquillità e senza infingimenti il proprio pensiero e la propria partecipazione anche emotiva a quanto si va sostenendo. Di una cosa va comunque dato atto a Mario Oliverio. Nel marasma pre elettorale che stiamo vivendo, quando, a poco più di due mesi dalla tornata elettorale per il rinnovo di Consiglio e presidente regionale nulla è definito in merito a candidature liste programmi e finanche partiti in competizione, l’unica certezza è rappresentata proprio dal presidente uscente. Che, come ormai sanno anche i sassi, si candiderà. Volente o nolente - più la seconda della prima - il Partito. Padre ma non padrone, se si vuole rubare una suggestione ai fratelli Taviani. Che può disporre ma non imporre. Come sta a dimostrare la caparbia azione di Oliverio. Che, da consumato protagonista della scena e navigato conoscitore di usi e costumi del mestiere, sa come si fa una campagna elettorale. Al momento, anzi, è l’unico a svolgerla. Sfruttando quanto passa il convento. Che, a dispetto delle ascendenze millenaristiche e cenobitiche che gli competono per derivazioni natali, non è poco. Disponendo di asset notevoli che tracimano dal ruolo istituzionale che ricopre, li sta sfruttando tutti fino all’osso, pur nelle contrastate vicende sindacali in atto. Sono settimane ormai che la Cittadella brulica di brillanti attività promozionali. L’ultima ha visto accorrere i sindaci dei Comuni delle aree interne al di sotto dei 2000 abitanti, praticamente la metà dei Comuni calabresi, per ascoltare il piano degli 11 milioni di euro da impiegare nella viabilità. Ma ce ne son state delle più diverse, dai porti alle Zes, dai fondi per l’agricoltura a quelli per le scuole a quelli per i beni architettonici e religiosi. Si dirà che fa parte dell’attività istituzionale del presidente di Giunta. E chi ha detto il contrario. Ma accanto c’è tutta l’attività propriamente politica. 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