Come la primavera di De André, la realtà “non bussa, lei entra sicura, come il fumo lei entra in ogni fessura”. Le elezioni a Lamezia Terme entrano nella scena politica calabrese, ancora abbarbicata ai “si dice” e ai “vedremo”, con la forza sinuosa, insistenza e implacabile della realtà.
Ieri Mario Oliverio, a Catanzaro per presenziare all’esibizione pubblica della sua biografia sotto forma di libro di Michele Drosi, ha invitato il Pd a scendere dalla nebulosa che lo avvolge e che non gli consente ancora di sintonizzarsi sulle frequenze dei fatti: l’alleanza con i Cinque Stelle, in Calabria, manca del presupposto essenziale.
Che i Cinque Stelle siano in grado di competere nel modo degno che impone il loro ruolo cardine nell’assetto politico italiano odierno. Da quel che è risultato a Lamezia non si direbbe.
Il loro candidato alle comunali ha racimolato un misero 4,64%, addirittura superando il risultato attribuito alla lista, il 4,27%. Appena al di sopra alla soglia di sbarramento prevista per l’ingresso in Consiglio regionale. Perché esiste anche questo.
La legge elettorale regionale, vituperata ma vigente: soglia di sbarramento al 4 per cento per la lista circoscrizionale qualora collegata a una lista regionale che abbia superato l’8 per cento. Non che il Pd lametino sia riuscito a fare molto meglio: il 13,81% alla lista, mentre il candidato scelto nell’imprenditoria locale è fuori dal ballottaggio con il 18,96%, neanche la somma dei voti presi dalle due liste che lo hanno sostenuto, compreso il Pd.
Ieri Oliverio ha lanciato l’ultimo appello, più a a Zingaretti che a Graziano: fermatevi fin che siamo in tempo: «C’è un problema di responsabilità verso la Calabria, che deve essere esercitata da tutti. Credo che ancora siamo in tempo ad evitare disastri. Evitando di scimmiottare e di proporre fusioni dall’alto che sono assolutamente prive del sostegno della ragione». Oliverio non ha mancato di sottolineare che Paolo Mascaro (37,52%), aggregando un polo civico, ha superato di molto il rappresentante dei partiti ufficiali del centro destra, Ruggero Pegna (24,41%). Ha poi ricordato che a Cassano sullo Ionio, anche al voto dopo lo scioglimento, è sindaco Gianni Papasso, riuscito a farsi eleggere per la terza volta aggregando una lista civica allargando il più possibile. Oliverio ha poi ricordato che intorno a lui c’è un vasto mondo fatto di sigle e di piccoli partiti. Mentre Graziano e il Pd, attualmente, sfoggiano uno splendiso isolamento. All’11 novembre, due mesi dalle elezioni.
L’altro pilastro su cui regge l’architrave giallo rossa sinora disegnata da Oddati e Graziano, il M5S, da parte sua sta elaborando.
Ma la débâcle lametina non fa che rafforzare i dubbi espressi candidamente dal capo politico: non c’è nulla di male dall’ammettere che in qualche territorio non siamo in grado di competere. Frase dal seno uscita ancor prima dell’esito delle elezioni a Lamezia.
In contemporanea, sull’altro fronte Matteo Salvini l’ha sparata grossa.
Alla Stampa ha detto, affinché lo ascoltassero a Cosenza: «Non possono proporre il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto. Ne scegliessero un altro. Sindaci bravi, in Calabria, Forza Italia ce li ha». Col che, affondando Mario Occhiuto, ha dato un’indicazione. Un altro sindaco, bravo, di Forza Italia. Non c’è chi in Calabria, a questo punto, non abbia pensato al sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo. A-Bravo.
Tutti gli indizi convergono su di lui. Da mesi ormai ha scelto la tattica del silenzio dissenso. Contestando di fatto la celta di Forza Italia verso Occhiuto, ma praticamente muto. Ma certamente lavorando molto nel retroscena, soprattutto leghista, supportato dall’ala di centro destra che in Calabria passa tra Gentile a Cosenza e Aiello a Catanzaro.
In verità, un altro sindaco, bravo, Forza Italia ce l’ha. Non è iscritto, ma giusto un anno fa, la sua defezione dal Pd ha fatto clamore. Insieme all’appoggio manifesto a Mario Occhiuto per la presidenza.
È Gianluca Callipo, sindaco di Pizzo. Giovane, brillante, ambizioso, spregiudicato. A capo dell’Anci regionale. Già competitore di Oliverio alle precedenti primarie.
Insomma, è bravo. È dell’area. Non dovrebbe essere inviso a Occhiuto. Chissà.

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