Salute, bene primario per i cittadini e per l’intera societ à. Ma al momento, in Calabria, solo sulla carta. Commissariamento decennale, mancanza di medici ed infermieri, liste d’attesa sempre più lunghe, ospedali da costruire ancora in fase progettuale dopo diversi anni, scarso aggiornamento tecnologico, strutture sanitarie territoriali scarse e poco efficienti, ingolfamento cronico dei Pronto Soccorso sono solo alcune delle gravi carenze che affliggono il territorio calabrese ed in particolare quello reggino.
Ne parliamo con il presidente dell’Ordine dei Medici di Reggio Calabria e provincia, Pasquale Veneziano

‘Si, è vero, siamo di fronte ad una situazione critica e non da oggi. Ma da quando è iniziato il piano di rientro. Peraltro, nonostante le tante criticit à si riesce a mantenere una buona assistenza grazie all’impegno di medici e paramedici che danno più del dovuto. Basti pensare che pochi giorni fa una dottoressa è svenuta in ospedale dopo 16 ore di turno in ospedale. E’ una situazione assolutamente insostenibile. Da tempo tutti parlano della fine del piano di rientro, del turn over, ma agli effetti pratici le uniche cose accadute fino adesso è che hanno chiuso gli ospedali, non ne hanno costruito nuovi, hanno tolto le convenzioni alle tante strutture private che erano di supporto alle strutture pubbliche per cui i cittadini ovviamente si trovano in grandissimo disagio, come pure i medici e gli operatori sanitari perché trovandosi in numero estremamente ridotto, si trovano in grave difficolt à ad assistere tutti i pazienti. Tutto ciò comporta anche, come conseguenza, la possibilit à di incorrere in errori. Perché quando c’è un sovraffaticamento ed un surplus di lavoro è più facile che si possa sbagliare’.

Decreto Calabria. Lei cosa ne pensa?
‘Molti ne parlavano come un provvedimento che avrebbe risolto diversi problemi nella sanit à calabrese ma, nei fatti, ancora non è successo niente. Attendiamo le novit à ma al momento la verit à è che ci sono reparti costretti ad accorparsi, a ridurre l’attivit à specialmente nel periodo estivo, per consentire un po’ di pausa a tutti quelli che lavorano dalla mattina alla sera. E poi, basti pensare che ancora, nonostante siano passati tre o quattro mesi da quando sono stati mandati a casa i vecchi direttori generali, non sono stati sostituiti. Ci sono dei commissari all’Asp che stanno verificando tutti gli errori fatti in passato, ma passeranno dei mesi affinché si possano rendere conto dei provvedimenti da adottare. Insomma, La situazione è davvero insostenibile, una disorganizzazione totale’.

Come è possibile, secondo lei, uscire fuori da questo impasse?
‘Un suggerimento l’ho dato recentemente in Prefettura, quando sono stato ascoltato dalla Commissione per la sicurezza. Secondo me la prima cosa da fare è assumere personale, sia medico che paramedico, in tutta la Calabria Se non lo si fa non riusciremo mai ad uscire da questa situazione davvero critica. E poi occorre investire nelle nuove tecnologie medico-sanitarie. Inoltre, ci sono tutte queste strutture sanitarie convenzionate e quindi simili a quelle pubbliche che purtroppo sono state ridimensionate in maniera incredibile. Se si vogliono ridimensionare le strutture sanitarie private, prima occorre potenziare quelle pubbliche. Mi sembra ovvio. Tutto questo crea disservizi, malanimo tra paziente e medico, situazioni peraltro in Calabria ormai divenute all’ordine del giorno’.

Sembrerebbe una farsa anche le decisioni sui nuovi codici ospedalieri. E’ d’accordo?
‘Non so se ridere o piangere. Se uno pensa di poter risolvere i problemi di tutti i Pronto Soccorso italiani cambiando il codice ed il momento d’attesa non saprei neanche come commentare. Ancora non si è capito che per far funzionare i Pronto Soccorso prima di tutto bisogna assumere personale altamente qualificato. Mentre molte volte ci lavora gente appena nominata o di prima nomina infermieristica. Al pronto Soccorso servono invece medici ed infermieri più capaci. Devono essere tanti, bravi e preparati. E poi bisogna fare in modo di ridurre l’afflusso dei pazienti. Come? Non chiudendo ospedali o reparti senza aprirne dei nuovi. E potenziando le associazioni tra medici di medicina generale in modo tale che i pazienti si rivolgano a loro per un servizio h 24 possibilmente al di fuori dell’ospedale, una sorta di filtro importante’.

Si riferisce alla famose Case della Salute, peraltro mai attuate?
‘Potenzialmente l’idea era giusta. Solo che poi le idee bisognerebbe metterle in pratica. Perché altrimenti salta tutto il sistema. Ma ripeto, la cosa veramente gravissima è che stanno chiudendo tutti i reparti degli ospedali della Piana come Palmi ed Oppido, e poi Taurianova e Siderno. Bisognava costruire non so da quanti anni un ospedale della Piana che avrebbe dovuto supplire a queste carenze importanti. Ed invece ancora si sta aspettando. Altrove, invece, riescono a costruire un ospedale in pochi anni. E con questo regionalismo differenziato, per il quale noi partiamo da una base sotto zero, sprofonderemo nei sotterranei’.

Nonostante tutto, i punti di eccellenza calabresi in ambito ospedaliero e sanitario resistono.
‘E’ solo grazie alla disponibilit à ed allo spirito di sacrificio del personale medico e paramedico che ancora si riesce a garantire una buona sanit à, ma certamente non si può pensare di continuare così. Perché più si lavora sul filo del rasoio e più è possibile che si incorra in qualche errore. Spero che in futuro si possa cambiare qualcosa, ma devo dire che tutto questo fa si che i nostri giovani medici, e ce ne sono bravissimi, debbano andare via a lavorare perché qui non si sentono garantiti’.

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Ne parliamo con il presidente dell'Ordine dei Medici di Reggio Calabria e provincia, Pasquale Veneziano

'Si, è vero, siamo di fronte ad una situazione critica e non da oggi. Ma da quando è iniziato il piano di rientro. Peraltro, nonostante le tante criticit à si riesce a mantenere una buona assistenza grazie all'impegno di medici e paramedici che danno più del dovuto. Basti pensare che pochi giorni fa una dottoressa è svenuta in ospedale dopo 16 ore di turno in ospedale. E' una situazione assolutamente insostenibile. Da tempo tutti parlano della fine del piano di rientro, del turn over, ma agli effetti pratici le uniche cose accadute fino adesso è che hanno chiuso gli ospedali, non ne hanno costruito nuovi, hanno tolto le convenzioni alle tante strutture private che erano di supporto alle strutture pubbliche per cui i cittadini ovviamente si trovano in grandissimo disagio, come pure i medici e gli operatori sanitari perché trovandosi in numero estremamente ridotto, si trovano in grave difficolt à ad assistere tutti i pazienti. Tutto ciò comporta anche, come conseguenza, la possibilit à di incorrere in errori. Perché quando c'è un sovraffaticamento ed un surplus di lavoro è più facile che si possa sbagliare'.

Decreto Calabria. Lei cosa ne pensa?
'Molti ne parlavano come un provvedimento che avrebbe risolto diversi problemi nella sanit à calabrese ma, nei fatti, ancora non è successo niente. Attendiamo le novit à ma al momento la verit à è che ci sono reparti costretti ad accorparsi, a ridurre l'attivit à specialmente nel periodo estivo, per consentire un po' di pausa a tutti quelli che lavorano dalla mattina alla sera. E poi, basti pensare che ancora, nonostante siano passati tre o quattro mesi da quando sono stati mandati a casa i vecchi direttori generali, non sono stati sostituiti. Ci sono dei commissari all'Asp che stanno verificando tutti gli errori fatti in passato, ma passeranno dei mesi affinché si possano rendere conto dei provvedimenti da adottare. Insomma, La situazione è davvero insostenibile, una disorganizzazione totale'.

Come è possibile, secondo lei, uscire fuori da questo impasse?
'Un suggerimento l'ho dato recentemente in Prefettura, quando sono stato ascoltato dalla Commissione per la sicurezza. Secondo me la prima cosa da fare è assumere personale, sia medico che paramedico, in tutta la Calabria Se non lo si fa non riusciremo mai ad uscire da questa situazione davvero critica. E poi occorre investire nelle nuove tecnologie medico-sanitarie. Inoltre, ci sono tutte queste strutture sanitarie convenzionate e quindi simili a quelle pubbliche che purtroppo sono state ridimensionate in maniera incredibile. Se si vogliono ridimensionare le strutture sanitarie private, prima occorre potenziare quelle pubbliche. Mi sembra ovvio. Tutto questo crea disservizi, malanimo tra paziente e medico, situazioni peraltro in Calabria ormai divenute all'ordine del giorno'.

Sembrerebbe una farsa anche le decisioni sui nuovi codici ospedalieri. E' d'accordo?
'Non so se ridere o piangere. Se uno pensa di poter risolvere i problemi di tutti i Pronto Soccorso italiani cambiando il codice ed il momento d'attesa non saprei neanche come commentare. Ancora non si è capito che per far funzionare i Pronto Soccorso prima di tutto bisogna assumere personale altamente qualificato. Mentre molte volte ci lavora gente appena nominata o di prima nomina infermieristica. Al pronto Soccorso servono invece medici ed infermieri più capaci. Devono essere tanti, bravi e preparati. E poi bisogna fare in modo di ridurre l'afflusso dei pazienti. Come? Non chiudendo ospedali o reparti senza aprirne dei nuovi. E potenziando le associazioni tra medici di medicina generale in modo tale che i pazienti si rivolgano a loro per un servizio h 24 possibilmente al di fuori dell'ospedale, una sorta di filtro importante'.

Si riferisce alla famose Case della Salute, peraltro mai attuate?
'Potenzialmente l'idea era giusta. Solo che poi le idee bisognerebbe metterle in pratica. Perché altrimenti salta tutto il sistema. Ma ripeto, la cosa veramente gravissima è che stanno chiudendo tutti i reparti degli ospedali della Piana come Palmi ed Oppido, e poi Taurianova e Siderno. Bisognava costruire non so da quanti anni un ospedale della Piana che avrebbe dovuto supplire a queste carenze importanti. Ed invece ancora si sta aspettando. Altrove, invece, riescono a costruire un ospedale in pochi anni. E con questo regionalismo differenziato, per il quale noi partiamo da una base sotto zero, sprofonderemo nei sotterranei'.

Nonostante tutto, i punti di eccellenza calabresi in ambito ospedaliero e sanitario resistono.
'E' solo grazie alla disponibilit à ed allo spirito di sacrificio del personale medico e paramedico che ancora si riesce a garantire una buona sanit à, ma certamente non si può pensare di continuare così. Perché più si lavora sul filo del rasoio e più è possibile che si incorra in qualche errore. Spero che in futuro si possa cambiare qualcosa, ma devo dire che tutto questo fa si che i nostri giovani medici, e ce ne sono bravissimi, debbano andare via a lavorare perché qui non si sentono garantiti'.

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