«A quanto si apprende da fonti della segreteria nazionale PD, nei giorni scorsi, con parere favorevole unanime della Commissione nazionale di garanzia, il segretario nazionale del PD Nicola Zingaretti ha commissariato le federazioni del partito di Cosenza e di Crotone. Il commissario di Cosenza è Marco Miccoli, componente della segreteria nazionale. Il commissario indicato a Crotone è Franco Iacucci, presidente della Provincia di Cosenza». Questo è quanto diramato dalle agenzie di stampa nel tardo pomeriggio di ieri. Dire che fosse inatteso sarebbe una bugia, tant’è vero che lo stesso segretario della federazione cosentina, Luigi Guglielmelli lo aveva messo in chiaro nella dichiarazione preventiva diffusa prima della venuta del segretario nazionale Nicola Zingaretti, anticipando anche lo schema difensivo assunto appena appreso della notizia. Schema difensivo e anche offensivo, poiché insieme al collega Gino Murgi, segretario a Crotone, annuncia iniziative non solo politiche ma anche giudiziarie per contrastare ciò che ritiene degno dei metodi “stalinisti”.
Per dire vero, assumendo come valida la tempistica delle agenzie, lo sapeva già Zingaretti quando ha incontrato Callipo e poi tutto il Pd, escluso lo “spicchio” – copyright Pippo – riferibile a Oliverio -. In pubblico non ne ha fatto menzione, ma nelle ristrette stanze nelle quali ha incontrato i dirigenti e i sindacati ne avrà fatto partecipi i presenti. Insomma, nessuna sorpresa. Soltanto la considerazione della dura realtà delle cose. E le cose dicono che c’è un problema Pd Calabria. Non da adesso, ma dall’atto della costituzione del partito nazionale, anno 2007. Certificato dai continui commissariamenti di cui a memoria sovvengono nell’ordine Minniti, Musi, D’Attorre prima della finta pax renziana e dalla impietosa ricognizione che ne fece Fabrizio Barca di cui rimane scolpito l’uso del vocabolo “capibastone” per definire i maggiorenti del partito calabrese. Ma anche l’inesistenza degli organi a Catanzaro e Reggio, il continuo slittamento dei congressi cittadini e regionali. Per tacere delle continue liti al limite della rissa.
Guglielmelli la mette sul piano della democrazia interna e della ritorsione, contro la decisione assunta dalle due federazioni di sostenere la candidatura di Mario Oliverio, facendosi parte ultrattiva nella sottoscrizione delle firme di segretari di circolo e sindaci portata all’attenzione di Zingaretti, con tanto di striscione a seguito davanti al Nazareno: «un comportamento liberticida teso a sopprimere il dissenso politico». Si potrebbe obiettare che di politico in senso stretto c’è ben poco. Quel che è trasparso è un accanimento personale all’incarico da parte del presidente uscente, comprensibile certamente, ma non sostenibile obiettivamente, considerata la netta opposizione della segreteria nazionale. Alla quale c’è comunque da contestare il non avere motivato a sufficienza la decisione, invero non ordinaria, di non ricandidare un suo dirigente, membro della direzione, come Oliverio stesso ricorda ogni qual volta ne parla. Forse molti inutili tatticismi e fastidiose polemiche si sarebbero evitate se dall’inizio, accanto alla volontà di diniego, Zingaretti avesse detto a Oliverio: «Adesso ti spiego».

Condividi

Leave A Reply

object(WP_Post)#5134 (24) { ["ID"]=> int(49160) ["post_author"]=> string(2) "15" ["post_date"]=> string(19) "2019-12-09 08:37:58" ["post_date_gmt"]=> string(19) "2019-12-09 07:37:58" ["post_content"]=> string(3311) "«A quanto si apprende da fonti della segreteria nazionale PD, nei giorni scorsi, con parere favorevole unanime della Commissione nazionale di garanzia, il segretario nazionale del PD Nicola Zingaretti ha commissariato le federazioni del partito di Cosenza e di Crotone. Il commissario di Cosenza è Marco Miccoli, componente della segreteria nazionale. Il commissario indicato a Crotone è Franco Iacucci, presidente della Provincia di Cosenza». Questo è quanto diramato dalle agenzie di stampa nel tardo pomeriggio di ieri. Dire che fosse inatteso sarebbe una bugia, tant’è vero che lo stesso segretario della federazione cosentina, Luigi Guglielmelli lo aveva messo in chiaro nella dichiarazione preventiva diffusa prima della venuta del segretario nazionale Nicola Zingaretti, anticipando anche lo schema difensivo assunto appena appreso della notizia. Schema difensivo e anche offensivo, poiché insieme al collega Gino Murgi, segretario a Crotone, annuncia iniziative non solo politiche ma anche giudiziarie per contrastare ciò che ritiene degno dei metodi “stalinisti”. Per dire vero, assumendo come valida la tempistica delle agenzie, lo sapeva già Zingaretti quando ha incontrato Callipo e poi tutto il Pd, escluso lo “spicchio” – copyright Pippo – riferibile a Oliverio -. In pubblico non ne ha fatto menzione, ma nelle ristrette stanze nelle quali ha incontrato i dirigenti e i sindacati ne avrà fatto partecipi i presenti. Insomma, nessuna sorpresa. Soltanto la considerazione della dura realtà delle cose. E le cose dicono che c’è un problema Pd Calabria. Non da adesso, ma dall’atto della costituzione del partito nazionale, anno 2007. Certificato dai continui commissariamenti di cui a memoria sovvengono nell’ordine Minniti, Musi, D’Attorre prima della finta pax renziana e dalla impietosa ricognizione che ne fece Fabrizio Barca di cui rimane scolpito l’uso del vocabolo “capibastone” per definire i maggiorenti del partito calabrese. Ma anche l’inesistenza degli organi a Catanzaro e Reggio, il continuo slittamento dei congressi cittadini e regionali. Per tacere delle continue liti al limite della rissa. Guglielmelli la mette sul piano della democrazia interna e della ritorsione, contro la decisione assunta dalle due federazioni di sostenere la candidatura di Mario Oliverio, facendosi parte ultrattiva nella sottoscrizione delle firme di segretari di circolo e sindaci portata all’attenzione di Zingaretti, con tanto di striscione a seguito davanti al Nazareno: «un comportamento liberticida teso a sopprimere il dissenso politico». Si potrebbe obiettare che di politico in senso stretto c’è ben poco. Quel che è trasparso è un accanimento personale all’incarico da parte del presidente uscente, comprensibile certamente, ma non sostenibile obiettivamente, considerata la netta opposizione della segreteria nazionale. Alla quale c’è comunque da contestare il non avere motivato a sufficienza la decisione, invero non ordinaria, di non ricandidare un suo dirigente, membro della direzione, come Oliverio stesso ricorda ogni qual volta ne parla. Forse molti inutili tatticismi e fastidiose polemiche si sarebbero evitate se dall’inizio, accanto alla volontà di diniego, Zingaretti avesse detto a Oliverio: «Adesso ti spiego». " ["post_title"]=> string(85) "Pd: ai commissari le due federazioni pro Oliverio. Una decisione che viene da lontano" ["post_excerpt"]=> string(0) "" ["post_status"]=> string(7) "publish" ["comment_status"]=> string(4) "open" ["ping_status"]=> string(4) "open" ["post_password"]=> string(0) "" ["post_name"]=> string(83) "pd-ai-commissari-le-due-federazioni-pro-oliverio-una-decisione-che-viene-da-lontano" ["to_ping"]=> string(0) "" ["pinged"]=> string(0) "" ["post_modified"]=> string(19) "2019-12-09 08:42:14" ["post_modified_gmt"]=> string(19) "2019-12-09 07:42:14" ["post_content_filtered"]=> string(0) "" ["post_parent"]=> int(0) ["guid"]=> string(37) "https://www.noidicalabria.it/?p=49160" ["menu_order"]=> int(0) ["post_type"]=> string(4) "post" ["post_mime_type"]=> string(0) "" ["comment_count"]=> string(1) "0" ["filter"]=> string(3) "raw" }