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Quotidiano online Noi di Calabria
Trasporti, società, politica. Gattuso: cambiare si può
di Pier Paolo Cambareri

«Una scelta giusta. E molte altre sbagliate…».

Quella giusta?
«La nomina di Antonio Parente al ruolo di nuovo amministratore unico di Ferrovie della Calabria. È una persona di grande qualità, che stimo molto. Ha grandi competenze: pochi sanno che la disponibilità dei treni Intercity sulla jonica si deve a lui. Ha lavorato insieme a noi, con grande riserbo. E ha prodotto risultati concreti».

E le scelte sbagliate?
«Eh, tante… Ci vorrebbe del tempo».

Nessuna fretta, cominci pure.
«Restiamo sempre su FdC?»

E perché no, è il suo terreno di gioco…

(Domenico Gattuso, docente ordinario di Trasporti all’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria è noto al grande pubblico. Coniuga la missione accademica con l’impegno politico e sociale. E ci mette sempre la faccia, pur nella consapevolezza delle difficoltà quasi insormontabili, nel passato, per il raggiungimento del risultato finale: si candidò alla presidenza della Regione del 2014 con l’Altra Calabria. Il progetto era ricco di idee innovative e contenuti forti, ma i grandi numeri erano già su altre sponde…)

«Ferrovie della Calabria è diventato un ente strumentale della Regione a tutti gli effetti. E questo è un fatto negativo. La struttura era nelle mani del Governo, sotto il controllo del Ministero del Tesoro. Era in mano, cioè, a un proprietario ricco; si poteva programmare un rilancio dignitoso dell’azienda. Quando invece l’azienda fu ceduta alla Regione (era presidente Giuseppe Scopelliti con Fedele assessore) fu commesso un errore clamoroso».

Quale?
«L’azienda venne acquisita con la zavorra di un debito da 100 milioni di euro. Non si compra casa con un’ipoteca sopra, soprattutto se a venderla è un proprietario molto danaroso. Si doveva chiedere prima la sanatoria dei debiti, che invece sono stati caricati sulle spalle della Regione. Quei soldi si potevano investire per modernizzare l’azienda, rinnovarla, renderla efficiente e produttiva».

E, ora, non è efficiente e produttiva?
«Guardi, non entro nel merito dei recenti accadimenti perché ancora non sono in possesso delle informazioni necessarie per esprimere un commento. Le ribadisco che mi compiaccio per la scelta di Parente. Ma non vado oltre, per ora. Di sicuro, posso soffermarmi su un tema di carattere generale e ribadire quanto ho già detto in passato: un’azienda di questa natura in mano alla Regione rischia soltanto di diventare una struttura a forte connotazione clientelare. Si è visto cosa è accaduto in passato. Il punto è sempre lo stesso: per la gestione di strutture che richiedono alta specializzazione servono competenze. Le faccio un esempio pratico: per gestire la sanità ci vogliono esperti di settore. La politica può programmare e fissare gli obiettivi, ma l’azione sul campo (le scelte, l’organizzazione dei servizi e quant’altro) la deve condurre chi conosce la materia: medici e manager di settore di riconosciute competenze. La stessa cosa deve accadere per i trasporti in Calabria».

Cosa non va nel campo dei trasporti?
«Facciamo parlare i fatti: il progetto di recupero della tratta Cosenza-Catanzaro a che punto è? Quattro anni fa si fece un bando per uno studio di fattibilità, con una cifra rilevante di 400mila euro. Bisognava fissare le linee di progetto per realizzare un collegamento efficace, efficiente e veloce tra le due città. Furono fissati dei criteri di partecipazione al bando molto vincolanti. Troppo vincolanti, secondo me… Ma il punto è questo, oggi: quello studio di fattibilità non è mai stato completato; e ad oggi sono stati stanziati solo dei fondi per il recupero di una frana. E se non c’è uno studio di fattibilità completato (a me non risulta che ci sia), non può esserci un progetto preliminare. E di conseguenza neanche i progetti definitivo ed esecutivo. Sarebbe opportuno che i sindaci e i sindacati si interroghino su questi temi».

Perché, non lo fanno?
«La dialettica ordinaria che una volta esisteva in una grande azienda come Ferrovie della Calabria sembra essersi placata».

Ma l’ha letta l’intervista di Angelo Sposato a Noi di Calabria? Ha visto quanto è stata dirompente la sua presa di posizione?
«Sì, certo. Ho molta stima di lui; in passato con lui e con la Cgil ho avuto momenti di sana dialettica. Mi fa piacere constatare come, finalmente, venga assunta una posizione netta rispetto all’andamento della nostra regione nel corso degli ultimi 5 anni. Io penso che i sindacati siano stati troppo morbidi in passato, tranne nel corso dell’iniziativa del 2017 “Un cambio di passo”. Il problema è che il cambio di passo non c’è stato e bisognava rilevarlo subito. Ribadisco: stimo molto Sposato, ma ci sono degli elementi che il sindacato tutto deve ancora chiarire».

In che senso?
«Vorrei una posizione netta sul progetto del terzo megalotto lungo la fascia jonica. Con i fondi stanziati si potrebbero fare molte cose, e di impatto assai migliore rispetto a quanto programmato. Ma i sindacati mi pare che non l’abbiano capito».

Lo faccia capire a noi, per cominciare.
«Per un tratto, l’infrastruttura progettata potrebbe essere giustificata. Ma solo per un brevissimo tratto caratterizzato da questioni orografiche di un certo peso, esattamente nella zona nord. Più giù, verso sud, le scelte sono strampalate. Io penso che non vadano sfregiati i terreni di produzioni agricole di alta qualità».

Ma lo sa qual è l’accusa formulata a chi sostiene queste tesi? Viene tacciato di essere amico dei “latifondisti”
«Ma quale amico dei latifondisti. E quali latifondisti… Lì ci sono proprietari terrieri grandi, medi e piccoli; ma anche piccolissimi. Ci sono giovani imprenditori che hanno investito tutto sull’agricoltura. Dobbiamo tagliare loro le gambe quando, in realtà, le alternative al progetto ci sarebbero, e assai migliori»?

Quali alternative?
«Bisogna procedere con una parte necessariamente in galleria nel tratto più a Nord e, poi, allargare la strada esistente verso sud. Il costo del progetto in corso è allucinante: 33 milioni di euro a chilometro per il nuovo tracciato, il doppio cioè di quanto è costato un chilometro sulla Salerno-Reggio Calabria. 1,23 miliardi di euro per un tronco di appena 37 chilometri quando, in realtà, allargando il tracciato esistente si potrebbero conseguire importanti economie con le quali si potrebbero mettere in sicurezza i punti critici e ammodernare la 106 fino a Crotone! Ecco, su questi temi mi aspetto da parte del sindacato una posizione ancora più netta e forte rispetto a un atteggiamento che, sino ad oggi, mi è sembrano appiattito e allineato al Pd e all’intero Consiglio regionale».

E cosa si aspetta, invece, dalla collettività alla luce di quando accaduto a Corigliano Rossano?
«Potenzialmente grandi cose. Corigliano Rossano ha rappresentato un elemento significativo sulla scena regionale. Un gruppo di persone, guidato da una figura intelligente come Flavio Stasi, ha dimostrato come le cose possano cambiare: si tratta di crederci e perseverare. Un esperimento indicativo, da replicare sullo scenario regionale magari, ma a certe condizioni, perché il rischio di scottature, con aspettative così enormi, è altissimo».

Quali condizioni, prof?
«Raggiungere l’obiettivo di una vittoria elettorale non basta, assolutamente. Bisogna anche essere preparati altrimenti, poi, si potrebbe produrre sui cittadini un effetto devastante, e prevarrà soltanto la rassegnazione. Servono competenze adeguate per gestire una macchina amministrativa così complessa. Parliamo di una realtà nuova, due grossi centri che si uniscono. E gestire, in fase transitoria, questa realtà nel contesto di una regione come la nostra, che è quella che è, non è facile».

E voi del movimento “10 idee per la Calabria”, in uno scenario più ampio, sapreste come e cosa fare?
«Perché no? Il nostro movimento ha fondamenta molto solide, basate sulle competenze. Non ci interessa imbarcare di tutto e di più… Abbiamo scelto la strada più dura e i risultati potrebbero arrivare forse nel medio e lungo periodo. Noi stiamo preparando una classe dirigente che possa sostituire quella attuale. La nostra priorità, ora, sono le persone. Da noi ci sono persone libere, facce pulite, specchiate, credibili, con una storia alle spalle di lavoro e di impegno sociale. Siamo partiti in 100, siamo già più di 200, accomunati dalla voglia di lavorare in squadra. Le idee non sono solo 10… ma tante. Il ragionamento è bidirezionale: realizzare una solida base di programma e lavorarci sopra, con gruppi di esperti impegnati su scala tematica, esperti che provengono dal mondo reale. C’è una dialettica politica interna molto aperta; nessun diktat, discussioni pacate e collaborative perché a volte la posizione più corretta è quella che sta in mezzo a due estremi ».

E i punti centrali?
«Li trova tutti sul sito, è di facile consultazione. L’unica cosa che ci tengo a dirle: stiamo portando avanti una esperienza bellissima e stiamo incontrando persone che hanno un obiettivo comune, che sintetizza la nostra spinta ideale: non soltanto vogliamo che i nostri figli restino qui, ma che tornino anche coloro i quali sono andati via. Per riuscire in questo obiettivo, facciamo squadra e mettiamo in campo tutte le nostre esperienze e competenze, senza fini di carriera politica. Le sembra poco?»

No, certo…


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