In 10 anni il bilancio è di una ventina di incidenti, 8 dei quali mortali, una decina di feriti un paio di tentati suicidi, un cadavere ritrovato nel greto e di un episodio in cui anche un cane è stato lanciato nel torrente ed è stato salvato dall’intervento dei Vigili del Fuoco.

Per chi pensa che questo sia il bilancio di una zona di guerra sbaglia. Perché questo è solo il triste bilancio degli ultimi dieci anni della principale arteria reggina.

I reggini le chiamano bretelle. Sono due aste viarie sostanzialmente dritte per circa 2 km di lunghezza e rappresentano la porta principale di ingresso alla città dello Stretto dalla tangenziale E 90. Un’arteria fondamentale che di giorno serve migliaia di automobilisti che entrano ed escono dalla città per recarsi a lavoro, basti pensare che da questa arteria si accede al Centro Direzionale, sede degli uffici comunali e della Procura della Repubblica. Dalla stessa arteria si accede a quello che sarà il nuovo palazzo di giustizia di Reggio. 

Completata nei primi anni 90 e per anni lasciata come semplice via della città, poco dopo ci si rese conto delle possibilità e del potenziale che la strada aveva e si decise di collegarla direttamente con la tangenziale che dalla A2 collega la città di reggio alla Statale 106.

In breve tempo però le bretelle sono diventate una nuova strada della morte. Quasi non bastasse la 106. In entrambi i sensi di marcia, divise dal torrente Calopinace, le due aste collegano la città nelle direzioni monte mare e viceversa. Il limite di velocità, essendo considerate strade urbane è di 50 km orari. Una velocità impossibile da mantenere, visto il notevole traffico che giornalmente sopporta e vista la conformazione stessa dell’arteria. Chi la percorre si trova in una specie di rettilineo di Indianapolis interrotto a metà da un incrocio dotato di semaforo che funziona solo durante il giorno.

La notte è il momento peggiore per le bretelle. Da sempre teatro di corse clandestine sia in auto che in moto, spesso individuate dalle forze dell’ordine. Ma la sera, quando il traffico si fa meno intenso, quando la strada è libera, sono tantissimi gli automobilisti che si lasciano andare alla loro verve da piloti di formula 1 o di moto gp e danno sfogo alla potenza dei loro motori. 

Una strada che ha molti attraversamenti pedonali, che per molte persone hanno rappresentato l’ultimo respiro di vita. Ce ne sono di casi eclatanti e di incidenti mortali lungo le bretelle. Dell’ultimo decennio il primo incidente mortale risale al 26 aprile del 2009. L’ultimo in ordine di tempo ha visto perdere la vita di una donna che il 28 ottobre del 2019 stava attraversando la strada, quando un centauro che viaggiava a oltre 140 km orari l’ha centrata in pieno riducendo il corpo della donna a brandelli. 

L’annus orribili è stato il 2014, con quattro incidenti solo nell’arco di tempo che va dal 2 al 24 dicembre. 

Quest’anno la polizia municipale di Reggio Calabria, per provare l’effetto dissuasore e cercare di implementare la sicurezza ha svolto l’attività di controllo con l’ausilio dell’autovelox mobile il sei luglio scorso. In meno di un’ora e con l’autovelox settato a 70 km orari, quindi già 20 km oltre la velocità consentita sulla strada, ha elevato 180 sanzioni per eccesso di velocità. 

Ma non è bastato. I morti continuano a rimanere sul selciato delle bretelle del Calopinace. Auto e moto continuano a percorrere l’arteria a velocità inaudite. Sono molte le testimonianze degli abitanti della zona che raccontano di rumori di motore lanciato alla massima velocità nelle ore notturne. Nei peggiori casi ci scappa il morto. Nei casi meno gravi gli automobilisti o i centauri finiscono in ospedale con ferite gravi e i veicoli distrutti. 

Serve un cambio di rotta che possa riportare alla normalità la situazione di una strada che seppur in rettilineo, seppur larga, rimane una strada urbana dove il limite di velocità passa dai 50 km  a 40 km in pochi metri. Una strada che viene attraversata a piedi da molti cittadini. Un’arteria che viene usata anche dagli autobus dell’Azienda Metropolitana di Trasporto e che sempre in quel 2014 ha visto tra gli incidenti anche un mezzo con a bordo passeggeri rimasti lievemente feriti.

Che sia l’installazione di un autovelox permanente, o di un sistema di tutor che controlli la velocità dall’inizio alla fine della strada per tutti i 2 km di lunghezza. O ancora che siano dossi artificiali a costringere gli automobilisti a percorrere a velocità umane le bretelle del Calopinace, resta francamente urgente la soluzione di un problema che ormai è diventato di incolumità fisica per chi percorre quella strada. Già basta la Statale 106 come strada della morte, dove tantissimi sono i reggini che hanno già perso la vita. Non si avverte la necessità di una nuova arteria, per altro urbana, che raccolga vittime sul sedime stradale. 

Serve una presa di coscienza sia da parte degli automobilisti che evidentemente si sentono mancati piloti da formula 1, ma serve altrettanto pugno di ferro da parte delle istituzioni, dal sindaco all’assessore al ramo, che prendano provvedimenti urgenti e stabili per evitare che altre vite vengano stroncate dalla folle velocità di chi crede di poter continuare a tenere comportamenti criminali rimanendo impunito.

Condividi

Leave A Reply

object(WP_Post)#5108 (24) { ["ID"]=> int(44589) ["post_author"]=> string(1) "7" ["post_date"]=> string(19) "2019-11-02 11:21:34" ["post_date_gmt"]=> string(19) "2019-11-02 10:21:34" ["post_content"]=> string(5833) "In 10 anni il bilancio è di una ventina di incidenti, 8 dei quali mortali, una decina di feriti un paio di tentati suicidi, un cadavere ritrovato nel greto e di un episodio in cui anche un cane è stato lanciato nel torrente ed è stato salvato dall’intervento dei Vigili del Fuoco. Per chi pensa che questo sia il bilancio di una zona di guerra sbaglia. Perché questo è solo il triste bilancio degli ultimi dieci anni della principale arteria reggina. I reggini le chiamano bretelle. Sono due aste viarie sostanzialmente dritte per circa 2 km di lunghezza e rappresentano la porta principale di ingresso alla città dello Stretto dalla tangenziale E 90. Un’arteria fondamentale che di giorno serve migliaia di automobilisti che entrano ed escono dalla città per recarsi a lavoro, basti pensare che da questa arteria si accede al Centro Direzionale, sede degli uffici comunali e della Procura della Repubblica. Dalla stessa arteria si accede a quello che sarà il nuovo palazzo di giustizia di Reggio.  Completata nei primi anni 90 e per anni lasciata come semplice via della città, poco dopo ci si rese conto delle possibilità e del potenziale che la strada aveva e si decise di collegarla direttamente con la tangenziale che dalla A2 collega la città di reggio alla Statale 106. In breve tempo però le bretelle sono diventate una nuova strada della morte. Quasi non bastasse la 106. In entrambi i sensi di marcia, divise dal torrente Calopinace, le due aste collegano la città nelle direzioni monte mare e viceversa. Il limite di velocità, essendo considerate strade urbane è di 50 km orari. Una velocità impossibile da mantenere, visto il notevole traffico che giornalmente sopporta e vista la conformazione stessa dell’arteria. Chi la percorre si trova in una specie di rettilineo di Indianapolis interrotto a metà da un incrocio dotato di semaforo che funziona solo durante il giorno. La notte è il momento peggiore per le bretelle. Da sempre teatro di corse clandestine sia in auto che in moto, spesso individuate dalle forze dell’ordine. Ma la sera, quando il traffico si fa meno intenso, quando la strada è libera, sono tantissimi gli automobilisti che si lasciano andare alla loro verve da piloti di formula 1 o di moto gp e danno sfogo alla potenza dei loro motori.  Una strada che ha molti attraversamenti pedonali, che per molte persone hanno rappresentato l’ultimo respiro di vita. Ce ne sono di casi eclatanti e di incidenti mortali lungo le bretelle. Dell’ultimo decennio il primo incidente mortale risale al 26 aprile del 2009. L’ultimo in ordine di tempo ha visto perdere la vita di una donna che il 28 ottobre del 2019 stava attraversando la strada, quando un centauro che viaggiava a oltre 140 km orari l’ha centrata in pieno riducendo il corpo della donna a brandelli.  L’annus orribili è stato il 2014, con quattro incidenti solo nell’arco di tempo che va dal 2 al 24 dicembre.  Quest’anno la polizia municipale di Reggio Calabria, per provare l’effetto dissuasore e cercare di implementare la sicurezza ha svolto l’attività di controllo con l’ausilio dell’autovelox mobile il sei luglio scorso. In meno di un’ora e con l’autovelox settato a 70 km orari, quindi già 20 km oltre la velocità consentita sulla strada, ha elevato 180 sanzioni per eccesso di velocità.  Ma non è bastato. I morti continuano a rimanere sul selciato delle bretelle del Calopinace. Auto e moto continuano a percorrere l’arteria a velocità inaudite. Sono molte le testimonianze degli abitanti della zona che raccontano di rumori di motore lanciato alla massima velocità nelle ore notturne. Nei peggiori casi ci scappa il morto. Nei casi meno gravi gli automobilisti o i centauri finiscono in ospedale con ferite gravi e i veicoli distrutti.  Serve un cambio di rotta che possa riportare alla normalità la situazione di una strada che seppur in rettilineo, seppur larga, rimane una strada urbana dove il limite di velocità passa dai 50 km  a 40 km in pochi metri. Una strada che viene attraversata a piedi da molti cittadini. Un’arteria che viene usata anche dagli autobus dell’Azienda Metropolitana di Trasporto e che sempre in quel 2014 ha visto tra gli incidenti anche un mezzo con a bordo passeggeri rimasti lievemente feriti. Che sia l’installazione di un autovelox permanente, o di un sistema di tutor che controlli la velocità dall’inizio alla fine della strada per tutti i 2 km di lunghezza. O ancora che siano dossi artificiali a costringere gli automobilisti a percorrere a velocità umane le bretelle del Calopinace, resta francamente urgente la soluzione di un problema che ormai è diventato di incolumità fisica per chi percorre quella strada. Già basta la Statale 106 come strada della morte, dove tantissimi sono i reggini che hanno già perso la vita. Non si avverte la necessità di una nuova arteria, per altro urbana, che raccolga vittime sul sedime stradale.  Serve una presa di coscienza sia da parte degli automobilisti che evidentemente si sentono mancati piloti da formula 1, ma serve altrettanto pugno di ferro da parte delle istituzioni, dal sindaco all’assessore al ramo, che prendano provvedimenti urgenti e stabili per evitare che altre vite vengano stroncate dalla folle velocità di chi crede di poter continuare a tenere comportamenti criminali rimanendo impunito. [gallery columns="1" size="large" ids="44591,44592,44593,44594,44595,44596"]" ["post_title"]=> string(87) "Reggio Calabria: bretelle del Calopinace, la nuova strada della morte in centro città." ["post_excerpt"]=> string(0) "" ["post_status"]=> string(7) "publish" ["comment_status"]=> string(4) "open" ["ping_status"]=> string(4) "open" ["post_password"]=> string(0) "" ["post_name"]=> string(83) "reggio-calabria-bretelle-del-calopinace-la-nuova-strada-della-morte-in-centro-citta" ["to_ping"]=> string(0) "" ["pinged"]=> string(0) "" ["post_modified"]=> string(19) "2019-11-02 11:21:34" ["post_modified_gmt"]=> string(19) "2019-11-02 10:21:34" ["post_content_filtered"]=> string(0) "" ["post_parent"]=> int(0) ["guid"]=> string(37) "https://www.noidicalabria.it/?p=44589" ["menu_order"]=> int(0) ["post_type"]=> string(4) "post" ["post_mime_type"]=> string(0) "" ["comment_count"]=> string(1) "0" ["filter"]=> string(3) "raw" }