Due notizie che certificano come Reggio, al momento, non è sicuramente una città a misura dei disabili. La prima viene dall’A.Ge.Di Onlus (Associazione genitori di bambini e adulti disabili) che denuncia “il silenzio assoluto da parte del Comune di Reggio Calabria sul fronte del Bando per il servizio di trasporto alle persone disabili”, peraltro stabilito dall’articolo 8 della legge n. 104 del 1992; la seconda riguarda una nota del movimento “Reggio Bene Comune” che stigmatizza non solo la presenza di numerose barriere architettoniche, “dovrebbe essere ormai cosa acquisita non solo istituzionalmente ma, soprattutto, culturalmente”, ma anche l’atteggiamento di quei cittadini che si sentono onnipotenti nei loro comportamenti quotidiani che si traducono in un totale disprezzo verso quelle norme del vivere civile che contemplano delle regole certe affinché anche i disabili possano vivere normalmente. E quando nella nota del movimento si legge che “non esiste angolo in cui non si trovino auto sulle strisce, sugli scivoli o direttamente sul marciapiede. E questo avviene non in luoghi periferici fuori controllo ma in pienissimo Centro ed ogni giorno”, si resta davvero sbigottiti.
Ma torniamo alla denuncia dell’A.Ge.Di onlus che attraverso una simbolica letterina affidata a Babbo Natale, firmata dalla presidente Maria Mirella Gangeri, esprime tutta la sua rabbia ed ovviamente quella degli associati, di fronte ad un disservizio che ancora permane senza peraltro ricevere alcuna risposta da parte dell’amministrazione comunale.
“Siamo a Dicembre 2019 ed ancora silenzio assoluto da parte del Comune Reggio Calabria sul fronte del Bando per il servizio di trasporto alle persone disabili, riferito all’anno che ormai volge al termine – si legge nella nota – ricordiamo che il Servizio si colloca nell’ambito degli interventi a favore delle persone disabili, nel rispetto di quanto stabilito dalla legge”. Un anno che ormai volge al termine ed ancora il servizio sembra una chimera, tanto che nel frattempo le famiglie si sono organizzate autonomamente per “accompagnare figli e parenti anche in zone difficilmente raggiungibili, verso scuole, centri di riabilitazione, centri di aggregazione. Parliamo di quelle famiglie con genitori anziani, nuclei monoparentali, padri e madri sprovvisti di automezzi, famiglie con entrambi i genitori lavoratori, nuclei con più figli disabili. Famiglie che hanno anticipato spese, persone che si sono affidate a servizi a pagamento o a privati non autorizzati o ancora ad amici che hanno fatto loro una cortesia”. Scelte azzardate, alcune, ma spinte esclusivamente dal bisogno e dalla necessità, come rimarca la Presidente.
“La dignità viene messa da parte, calpestata, per il benessere dei propri figli – si legge ancora nella letterina a Babbo Natale ma palesemente rivolta all’amministrazione comunale – che altrimenti rimarrebbero isolati tra le mura domestiche, con il rischio non solo di veder annullati i propri progressi, ma di un vero e proprio peggioramento della loro disabilità”. Si ricorda, come la stessa nota evidenzia, che nel 2018 il bando è stato pubblicato con notevole ritardo, nel mese di novembre, e ancora le famiglie attendono il rimborso delle spese sostenute. “Lo stesso bando, inoltre – rimarca la presidente Gangeri nella sua letterina a Babbo Natale – – non teneva in considerazione la normativa vigente in materia di ISEE socio-sanitario, cosiddetto ristretto, per le persone disabili maggiorenni. Normativa nazionale a cui il Comune di Reggio Calabria si è adeguato, con un ritardo di ben cinque anni, con una nota del Settore Welfare del 16 Ottobre scorso e senza dare alcuna garanzia rispetto al passato”.
Il regalo che l’A.Ge.Di chiede adesso a Babbo Natale “è che gli amministratori ottemperino ai propri doveri istituzionali”.
“Caro Babbo Natale – si legge a conclusione della letterina – essere considerati invisibili, avere l’impressione che la nostra voce venga ascoltata, che le decisioni vengano prese senza chiedere l’opinione delle Associazioni o che tutto avanzi come su un binario a senso unico che travolge i diritti dei più deboli, getta nella disperazione, colpisce più di un pugno allo stomaco, butta al tappeto. Ma noi genitori siamo guerrieri, siamo pugili che si rialzano ad ogni colpo inferto…. ed ancora…. ed ancora, fino a quando avremo respiro”.
Basterebbe solo questa letterina per rendersi conto delle difficoltà quotidiane che investono i disabili e le loro famiglie, ma la nota del movimento “Reggio Bene Comune” apre un altro fronte sulla stessa questione, quello dell’abbattimento delle barriere architettoniche che in città lascia alquanto a desiderare.
“Reggio Bene Comune segnala quotidianamente questi abusi presso il Comando dei Vigili urbani – evidenzia la nota del Movimento – ma troppo spesso, in modo documentabile, le risposte non sono completamente all’altezza delle richieste elementari: assenza di pattuglie, ritardi incredibili nell’intervento o delle vere e proprie omissioni”. E sull’atteggiamento delle Istituzioni sembra emblematico l’impossibilità dei disabili ad accedere a Palazzo San Giorgio, sede del governo cittadino, così come viene spiegato attraverso la nota stampa.
“Ci siamo recati qualche giorno fa proprio a Palazzo San Giorgio e nei suoi dintorni per capire come fosse la situazione delle ‘barriere’ nella sede del Governo cittadino. Ebbene, l’unico ingresso ( quello lato Piazza Italia) presenta una doppia scalinata; si presenta completamente privo di qualsivoglia segnaletica che indichi eventuali scivoli o appositi ed alternativi accessi ed anche le porte interne alla galleria interna che sbocca sul Corso presentano delle scale. E d’altronde i portoni laterali della galleria rimangono chiusi”.
“Ci siamo andati – prosegue la nota- con amici in carrozzina e genitori con passeggino a dimostrazione dell’impossibilità di fruizione libera, da parte di queste fasce sociali, del massimo luogo istituzionale comunale. Un dipendente del Comune stesso, insospettito dalla nostra presenza e dal nostro documentare queste gravi violazioni, ci si avvicina per chiedere conto delle nostre attività reputandole ‘strumentali’ in quanto, ci informa, che ‘a richiesta’ esiste una pedana e che il nostro amico disabile, annunciandosi, non sarebbe rimasto fuori in alcun modo. In pratica ciò che dovrebbe essere una installazione fissa e segnalata viene garantita a ‘richiesta’ e solo e soltanto se il disabile è con un accompagnatore; quindi con la possibilità di comunicare la sua presenza”.
“Tuttavia – chiarisce il comunicato – la pedana risolve solo l’accesso al piano inferiore perché per salire al Salone dei Lampadar”, ad esempio, o alle sale del primo piano servirebbe un montacarichi pressoché inesistente. Questa assurdità, che viola ogni norma di settore, rivela l’assenza di volontà del mondo politico degli ultimi 20 anni di adeguare Palazzo San Giorgio agli standard elementari di civiltà e rispetto di chi non è autonomo nei propri movimenti”.

“Abbiamo provato rabbia ma soprattutto vergogna – si legge nelle conclusioni del comunicato – perché l’adeguamento non implica grossi investimenti. In pratica, secondo gli stessi requisiti che vengono richiesti istituzionalmente per aprire una qualsiasi attività sul territorio, il palazzo comunale risulta “inagibile”; cosa che fa ridere ma anche piangere. Riteniamo doveroso adottare provvedimenti immediati per abbattere ogni barriera ad oggi presente e garantire la libertà e la dignità di ogni fascia sociale svantaggiata. Come si può parlare di smart city o città turistica quando questi accorgimenti essenziali di civiltà non vengono adottati?”

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E questo avviene non in luoghi periferici fuori controllo ma in pienissimo Centro ed ogni giorno”, si resta davvero sbigottiti. Ma torniamo alla denuncia dell’A.Ge.Di onlus che attraverso una simbolica letterina affidata a Babbo Natale, firmata dalla presidente Maria Mirella Gangeri, esprime tutta la sua rabbia ed ovviamente quella degli associati, di fronte ad un disservizio che ancora permane senza peraltro ricevere alcuna risposta da parte dell’amministrazione comunale. “Siamo a Dicembre 2019 ed ancora silenzio assoluto da parte del Comune Reggio Calabria sul fronte del Bando per il servizio di trasporto alle persone disabili, riferito all’anno che ormai volge al termine – si legge nella nota - ricordiamo che il Servizio si colloca nell’ambito degli interventi a favore delle persone disabili, nel rispetto di quanto stabilito dalla legge”. Un anno che ormai volge al termine ed ancora il servizio sembra una chimera, tanto che nel frattempo le famiglie si sono organizzate autonomamente per “accompagnare figli e parenti anche in zone difficilmente raggiungibili, verso scuole, centri di riabilitazione, centri di aggregazione. Parliamo di quelle famiglie con genitori anziani, nuclei monoparentali, padri e madri sprovvisti di automezzi, famiglie con entrambi i genitori lavoratori, nuclei con più figli disabili. Famiglie che hanno anticipato spese, persone che si sono affidate a servizi a pagamento o a privati non autorizzati o ancora ad amici che hanno fatto loro una cortesia”. Scelte azzardate, alcune, ma spinte esclusivamente dal bisogno e dalla necessità, come rimarca la Presidente. “La dignità viene messa da parte, calpestata, per il benessere dei propri figli – si legge ancora nella letterina a Babbo Natale ma palesemente rivolta all’amministrazione comunale - che altrimenti rimarrebbero isolati tra le mura domestiche, con il rischio non solo di veder annullati i propri progressi, ma di un vero e proprio peggioramento della loro disabilità”. Si ricorda, come la stessa nota evidenzia, che nel 2018 il bando è stato pubblicato con notevole ritardo, nel mese di novembre, e ancora le famiglie attendono il rimborso delle spese sostenute. “Lo stesso bando, inoltre – rimarca la presidente Gangeri nella sua letterina a Babbo Natale - - non teneva in considerazione la normativa vigente in materia di ISEE socio-sanitario, cosiddetto ristretto, per le persone disabili maggiorenni. Normativa nazionale a cui il Comune di Reggio Calabria si è adeguato, con un ritardo di ben cinque anni, con una nota del Settore Welfare del 16 Ottobre scorso e senza dare alcuna garanzia rispetto al passato”. Il regalo che l’A.Ge.Di chiede adesso a Babbo Natale “è che gli amministratori ottemperino ai propri doveri istituzionali”. “Caro Babbo Natale – si legge a conclusione della letterina - essere considerati invisibili, avere l’impressione che la nostra voce venga ascoltata, che le decisioni vengano prese senza chiedere l’opinione delle Associazioni o che tutto avanzi come su un binario a senso unico che travolge i diritti dei più deboli, getta nella disperazione, colpisce più di un pugno allo stomaco, butta al tappeto. Ma noi genitori siamo guerrieri, siamo pugili che si rialzano ad ogni colpo inferto…. ed ancora…. ed ancora, fino a quando avremo respiro”. Basterebbe solo questa letterina per rendersi conto delle difficoltà quotidiane che investono i disabili e le loro famiglie, ma la nota del movimento “Reggio Bene Comune” apre un altro fronte sulla stessa questione, quello dell’abbattimento delle barriere architettoniche che in città lascia alquanto a desiderare. “Reggio Bene Comune segnala quotidianamente questi abusi presso il Comando dei Vigili urbani – evidenzia la nota del Movimento - ma troppo spesso, in modo documentabile, le risposte non sono completamente all’altezza delle richieste elementari: assenza di pattuglie, ritardi incredibili nell’intervento o delle vere e proprie omissioni”. E sull’atteggiamento delle Istituzioni sembra emblematico l’impossibilità dei disabili ad accedere a Palazzo San Giorgio, sede del governo cittadino, così come viene spiegato attraverso la nota stampa. “Ci siamo recati qualche giorno fa proprio a Palazzo San Giorgio e nei suoi dintorni per capire come fosse la situazione delle ‘barriere’ nella sede del Governo cittadino. Ebbene, l’unico ingresso ( quello lato Piazza Italia) presenta una doppia scalinata; si presenta completamente privo di qualsivoglia segnaletica che indichi eventuali scivoli o appositi ed alternativi accessi ed anche le porte interne alla galleria interna che sbocca sul Corso presentano delle scale. E d’altronde i portoni laterali della galleria rimangono chiusi”. “Ci siamo andati – prosegue la nota- con amici in carrozzina e genitori con passeggino a dimostrazione dell’impossibilità di fruizione libera, da parte di queste fasce sociali, del massimo luogo istituzionale comunale. Un dipendente del Comune stesso, insospettito dalla nostra presenza e dal nostro documentare queste gravi violazioni, ci si avvicina per chiedere conto delle nostre attività reputandole ‘strumentali’ in quanto, ci informa, che ‘a richiesta’ esiste una pedana e che il nostro amico disabile, annunciandosi, non sarebbe rimasto fuori in alcun modo. In pratica ciò che dovrebbe essere una installazione fissa e segnalata viene garantita a ‘richiesta’ e solo e soltanto se il disabile è con un accompagnatore; quindi con la possibilità di comunicare la sua presenza”. “Tuttavia – chiarisce il comunicato - la pedana risolve solo l’accesso al piano inferiore perché per salire al Salone dei Lampadar”, ad esempio, o alle sale del primo piano servirebbe un montacarichi pressoché inesistente. Questa assurdità, che viola ogni norma di settore, rivela l’assenza di volontà del mondo politico degli ultimi 20 anni di adeguare Palazzo San Giorgio agli standard elementari di civiltà e rispetto di chi non è autonomo nei propri movimenti”. “Abbiamo provato rabbia ma soprattutto vergogna – si legge nelle conclusioni del comunicato - perché l’adeguamento non implica grossi investimenti. In pratica, secondo gli stessi requisiti che vengono richiesti istituzionalmente per aprire una qualsiasi attività sul territorio, il palazzo comunale risulta “inagibile”; cosa che fa ridere ma anche piangere. Riteniamo doveroso adottare provvedimenti immediati per abbattere ogni barriera ad oggi presente e garantire la libertà e la dignità di ogni fascia sociale svantaggiata. Come si può parlare di smart city o città turistica quando questi accorgimenti essenziali di civiltà non vengono adottati?”" ["post_title"]=> string(99) "Reggio non è a misura dei disabili. 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