I destini elettorali di Emilia Romagna e Calabria sono sempre più interconnessi. Non solo per l’altamente probabile coincidenza delle data, il 26 gennaio 2020, ufficiale per Bologna e ormai assodata per Catanzaro. Il che comporterà innanzitutto un vantaggio mediatico. Perché se è vero che le cure maggiori da parte di televisioni, giornali di carta e online saranno per le sorti di Bonaccini e di Borgonzoni, è anche lecito aspettarsi una eguale copertura per …Già, per chi? Ci manca la parola, come il cavallo del succo Derby: “Vitaccia cavallina, mi scappa sempre la parolina”. Perché in Calabria ancora non c’è candidatura che tenga. Se non quella, testarda, caparbia, da vero “Capatosta”, di Mario Oliverio.
Ma si diceva dei destini incrociati di Emilia e Calabria. Il 14 novembre, domani, giovedì, è il giorno in cui la “sacra trimurti” del centro destra, Salvini Meloni Berlusconi in ordine di peso elettorale corrente, si ritrova a Bologna per presentare ufficialmente la candidatura di Lucia Borgonzoni, la senatrice leghista scelta per contrastare l’uscente Stefano Bonaccini. È l’atmosfera e l’occasione giusta per stabilire una volta per tutte cosa fare in Calabria. A chi affidare le sorti della coalizione che, allo stato dei sondaggi e delle attese, appare favorita. L’uscita sulla Stampa di Matteo Salvini su Mario Occhiuto: «Forza Italia ha altri bravi sindaci in Calabria. Ne scelga uno» sembra una bocciatura irreversibile per il sindaco di Cosenza, in ambasce giudiziarie e alle prese con la disdicevole storia del dissesto. Cattivissimo biglietto da visita, nonostante i bagliori da ville lumiere con i quali suole presentare la sua città. E una sorta di viatico per Sergio Abramo, sindaco di Catanzaro, tanto silente sul tema quanto attivo nell’approccio al mondo leghista. Anche in considerazione di ciò, nelle ultime ore si sono intensificati gli sforzi del coordinamento calabrese di Forza Italia nell’ultima disperata difesa della sua scelta primaria, da ultimo confermata a Cosenza da Maurizio Gasparri. Tutto il coordinamento, Santelli e Tallini in testa, confidano fermamente in Silvio Berlusconi che avrebbe già rassicurato i suoi: «Con Salvini ci parlo io». Perorando la causa di Mario Occhiuto. Forza Italia calabrese ha una sola alternativa a questo nome. Un altro nome, ma non un cognome. Che rimane Occhiuto, sostantivato in Roberto. Da questa linea non si deraglia. Evidentemente, avendo già preso accordi con i due diretti interessati. Fino a un paio di settimane fa questa operazione sarebbe parsa un azzardo, in considerazione del legame politico stretto tra Roberto e Mara Carfagna. Ma quando la vice presidente della Camera ha forzato i suoi dissapori con gli altri dirigenti azzurri, Roberto Occhiuto se ne è distaccato, auspice Gianni Letta, risultando essenziale nell’evitare che tra i 24 firmatari dell’appello anti sovranista e anti populista vergato da Carfagna comparisse un calabrese. Cosa che Berlusconi ha apertamente apprezzato, facendolo sapere a Roberto.
Quindi, domani sera sapremo. Forse riusciremo a mettere la bandierina azzurra sulle candidature. Naturalmente, quando le divisioni si esasperano al punto in cui sono pervenute, la scelta tra Abramo e un Occhiuto non sarà indolore. Comporterà in ogni caso dissidi, se non fratture, se non abbandoni. Sono i rischi della personalizzazione della politica. Un male non necessario. Ma neanche curabile nel breve periodo.

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