Il governo logora chi non ce l’ha. Perlomeno sul versante delle regionali calabresi. Si dà il caso che, esclusi i solitari outsider Tansi e Nucera, le uniche candidature certe sono, a venti giorni esatti dal limite ultimo della presentazione, quelle che afferiscono ai comprimari del potere centrale, Pd e M5S, includendo un po’ forzosamente Mario Oliverio che pur detentore di una fattispecie di governo è, tanto da sfruttare, perseverando, la rendita di posizione che gli deriva dall’essere governatore uscente. Il Pd si è accasato presso casa Callipo, il M5S ha scelto l’altro indirizzo, quello del professor Aiello, ovviamente non quello in odore di abuso edilizio.
Rimarrebbe da sistemare la partita del centro destra. Prima però un accenno fugace alle dimissioni sofferte di Angela Robbe dall’incarico di giunta che le era stato conferito da Mario Oliverio al terzo giro di valzer nell’aprile 2018. La Robbe, iscritta al Pd, si è sentita stritolata dalla caparbia volontà di reciproca rottura tra i suoi due riferimenti politici, e coerentemente, è andata là dove la porta il cuore, come ha lei stessa spiegato nella lettera indirizzata al presidente. Parrebbe anche, pur nelle smentite a mezzo social che si richiamano però al valore irrinunciabile dell’unità, che anche i consiglieri Aieta e Mirabello abbiano qualche dubbio sull’opportunità di partecipare alla tempesta perfetta che si sta condensando sul cielo dem.
Torniamo al centro destra. Dove succede di tutto. E di più. Ieri si è tenuto il vertice nella villa di Arcore. Sono stati individuati i profili dei candidati mancanti. Peccato manchino i prospetti. Anche da quelle parti il mantra è: unità, unità. Ma questa è un valore assimilabile al coraggio. Chi non ce l’ha, è inutile che cerchi di farsela avere. Dai due nomi , pardon, profili originari, Mario Occhiuto e Sergio Abramo, si è passati al terzo, Roberto fratello di Mario, sfiorando Mangialavori, Limardo e Chiaravalloti Giuseppina e investendo in pieno Jole Santelli. Ma i veti incrociati hanno fatto sfumare via via tutte le ipotesi. Il fumo delle premonizioni da ultimo si è addensato su Nicola Durante, attualmente presidente di sezione al Tar regionale e non alieno dalle incursioni nei palazzi del potere politico, essendo stato valente capo di Gabinetto di Agazio Loiero. Acuto giurista e brillante conferenziere potrebbe mettere d’accordo tutti, dopo un attimo iniziale di smarrimento dovuto al suo precedente impegno “politico”. Come quando dalla luce intensa si passa al tenebroso buio. Dopo un po’ gli occhi ci fanno l’abitudine. Non sapremmo allo stato giudicare l’attendibilità dell’indiscrezione, lanciata da Cosenza Channel. Si attendono conferma o smentita.
Intanto sembrerebbe certo che l’irritazione degli Occhiuto ha raggiunto vertici inauditi. Tanto che si dà per scontata la candidatura autonoma del sindaco di Cosenza. D’altronde, come si fa a buttare alle ortiche la fatica accumulata in più di un anno di campagna elettorale anticipata?
Si sta delineando una prima linea di candidature a lama di sega. Tante punte aguzze, tutte pronte a mordere il tronco storto dell’elettorato. Chi taglia più a fondo vince, e i trucioli, sotto forma di voti, sono i suoi. Ne basta uno in più per diventare presidente della Regione Calabria, XI legislatura. Ci sono più candidati che partiti. Meditate, gente. Meditate.

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