Il sindacato CSA-Cisal avvisa che «Babbo Natale potrebbe arrivare in netto anticipo in Regione Calabria». Perché sarebbero partiti «gli atti propedeutici alla stabilizzazione a tempo indeterminato di 31 lavoratori, guarda caso poco prima delle festività e soprattutto sotto elezioni: un mix esplosivo che potrebbe produrre dei mostri».

Secondo Csa Cisal «le anomalie sono davvero tante. Con un “atto interno” (prot. 0366887) dello scorso 23 ottobre, il direttore generale del Personale, Bruno Zito, dispone l’intenzione di voler procedere alla stabilizzazione, utilizzando la circolare n. 3 del 2017, una di quelle che hanno fissato gli indirizzi applicativi sulla cosiddetta Legge Madia. A differenza di alcune cifre confuse comparse in queste ore in alcune testate giornalistiche sul Piano Triennale del Fabbisogno, l’atto interno parla di 20 unità di categoria D e di altre 11 unità di categoria C. A parte l’inusualità di procedere con un “atto interno”, quasi come fosse un provvedimento clandestino e da nascondere, il direttore generale fa riferimento a fantomatiche “autocertificazioni” dello stesso personale che dovrebbe provare di possedere i requisiti per la stabilizzazione».

«Sono state effettuate – chiede il sindacato – le verifiche sulla veridicità e correttezza delle autocertificazioni? Inoltre, il dg Zito scrive di aver chiesto al Collegio dei Revisori dei Conti la certificazione della sussistenza delle risorse finanziarie per sostenere la spesa delle assunzioni (oltre 1 milione di euro), ma da nessuna parte si legge di un riscontro da parte dell’organo di revisione contabile. C’è o non c’è – domanda il sindacato CSA-Cisal – la copertura finanziaria? E, aspetto ancor più inquietante, nell’atto interno di Zito le unità da stabilizzare sono soltanto qualificate (20 categorie D e 11 categorie C). Quindi la Regione Calabria sta facendo assunzioni anonime? Eppure, dovrebbe essere trasparente conoscere i fatti: i requisiti della stabilizzazione o si posseggono o no».

«Un buco informativo – ricostruisce Csa Cisal – di cui lo stesso Zito deve essersene reso conto. Infatti, il giorno successivo, il 24 ottobre, firma un’integrazione all’atto interno (prot. 0368969) indicando quantomeno il dipartimento di riferimento degli stabilizzandi. Fra le 20 categorie D: 8 unità presso il dipartimento Presidenza (un po’ di giornalisti e un po’ di funzionari del NRVVIP – Nucleo regionale di verifica e valutazione degli investimenti- , senza sapere quanti gli uni e quanti gli altri); 2 unità del dipartimento di Tutela della Salute, unità dedicate ai Lea e ai flussi informativi; 5 unità del dipartimento Ambiente e 4 unità del dipartimento Turismo e Spettacolo. Fra le 11 unità di categoria C, invece, ci sono: 2 unità presso il dipartimento Turismo e Spettacolo e 9 unità presso il dipartimento Sviluppo Economico e Attività Produttive. Ancora una volta – incalza il sindacato CSA-Cisal –  manca il dato essenziale: nomi e cognomi. Come al solito, la Regione Calabria abitua a prassi tutte sue, quest’ultima è la stabilizzazione “anonima”». 

«Ma ad essere incredibile – considera Csa Cisal – non è solo questa disarmante opacità ma anche le motivazioni formali che stanno alla base dell’atto. Per giustificare la stabilizzazione dei giornalisti, si legge nell’integrazione dell’atto interno del 24 ottobre, “Appare opportuno tenere conto della preziosa professionalità (…) conseguita dai giornalisti dell’Ufficio Stampa (…), in quanto il lavoro dei giornalisti dell’ufficio stampa risulta molto importante e determinante poiché attraverso la produzione di comunicati stampa e l’organizzazione di conferenze stampa ed eventi, diffondono le notizie per conto della Regione”. E, scusate, cosa avrebbero dovuto fare di diverso i giornalisti dell’Ufficio Stampa? Predisporre le delibere di Giunta o fare la rendicontazione del Por? E poi, siamo così sicuri che a livello sostanziale la comunicazione della Regione Calabria abbia funzionato così bene in questa legislatura? Siamo convinti che realmente in questo periodo sia stata effettuata la comunicazione istituzionale invece che, come appare a molti, fin troppo “politicizzata”».

Utilizzando sempre l’esempio dei giornalisti ma è lo stesso per le altre figure citate nel documento, il sindacato CSA-Cisal «non capisce bene con quale criterio si sia deciso di stabilizzare le unità come categoria D. E tutti gli altri? Dove sono i documenti che comprovano l’appartenenza o meno alle categorie indicate nella stabilizzazione. E le 11 unità assunte come categoria C?». 

Al termine, le considerazioni finali del sindacato autonomo: «Il buon Zito, richiamando la circolare n. 3 del 2017 sull’attuazione della Legge Madia, forse si è dimenticato proprio la legge stessa. Il direttore generale del Personale richiama il comma 2 dell’art. 20 del D.lgs. 75/2017. La norma prevede di bandire il concorso con eventuale riserva appunto del personale interno. Sappiamo benissimo che molte delle assunzioni, pensiamo a quelle dei giornalisti sono state “fiduciarie”, dunque sulla base dell’attuale colore politico. Non vorremmo che l’Ente Pubblico, che dovrebbe stare al di fuori dei giochi della politica, diventi vittima della logica “degli amici degli amici”, proprio sotto le elezioni e vicino a Natale. Con che faccia, se alla fine saranno confermate determinate stabilizzazioni, la politica si presenterà davanti agli elettori, davanti a padri e madri di famiglia con figli senza lavoro costretti ad abbandonare la Calabria. La politica stabilizza chi vuole, forzando le regole, e la povera gente deve pure pagarle con le tasse che fatica a pagare. Sarebbe una vergogna. Qualora non venisse bloccato questo scempio ad ogni manifesto elettorale attaccheremo questi atti per spiegare come si comporta e quanto ci costa la politica. Nel frattempo, chiediamo ufficialmente al direttore generale del Personale di rappresentare il reale quadro della situazione con le organizzazioni sindacali, spiegando ogni singolo dettaglio della vicenda e se si sta procedendo secondo le regole».

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A differenza di alcune cifre confuse comparse in queste ore in alcune testate giornalistiche sul Piano Triennale del Fabbisogno, l’atto interno parla di 20 unità di categoria D e di altre 11 unità di categoria C. A parte l’inusualità di procedere con un “atto interno”, quasi come fosse un provvedimento clandestino e da nascondere, il direttore generale fa riferimento a fantomatiche “autocertificazioni” dello stesso personale che dovrebbe provare di possedere i requisiti per la stabilizzazione». «Sono state effettuate – chiede il sindacato – le verifiche sulla veridicità e correttezza delle autocertificazioni? Inoltre, il dg Zito scrive di aver chiesto al Collegio dei Revisori dei Conti la certificazione della sussistenza delle risorse finanziarie per sostenere la spesa delle assunzioni (oltre 1 milione di euro), ma da nessuna parte si legge di un riscontro da parte dell’organo di revisione contabile. C’è o non c’è – domanda il sindacato CSA-Cisal – la copertura finanziaria? E, aspetto ancor più inquietante, nell’atto interno di Zito le unità da stabilizzare sono soltanto qualificate (20 categorie D e 11 categorie C). Quindi la Regione Calabria sta facendo assunzioni anonime? Eppure, dovrebbe essere trasparente conoscere i fatti: i requisiti della stabilizzazione o si posseggono o no». «Un buco informativo – ricostruisce Csa Cisal - di cui lo stesso Zito deve essersene reso conto. Infatti, il giorno successivo, il 24 ottobre, firma un’integrazione all’atto interno (prot. 0368969) indicando quantomeno il dipartimento di riferimento degli stabilizzandi. 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Utilizzando sempre l’esempio dei giornalisti ma è lo stesso per le altre figure citate nel documento, il sindacato CSA-Cisal «non capisce bene con quale criterio si sia deciso di stabilizzare le unità come categoria D. E tutti gli altri? Dove sono i documenti che comprovano l’appartenenza o meno alle categorie indicate nella stabilizzazione. E le 11 unità assunte come categoria C?».  Al termine, le considerazioni finali del sindacato autonomo: «Il buon Zito, richiamando la circolare n. 3 del 2017 sull’attuazione della Legge Madia, forse si è dimenticato proprio la legge stessa. Il direttore generale del Personale richiama il comma 2 dell’art. 20 del D.lgs. 75/2017. La norma prevede di bandire il concorso con eventuale riserva appunto del personale interno. Sappiamo benissimo che molte delle assunzioni, pensiamo a quelle dei giornalisti sono state “fiduciarie”, dunque sulla base dell’attuale colore politico. 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