“Ragazzi, oggi avete un’occasione speciale: conoscere i pericoli a cui si va più facilmente incontro alla vostra età e imparare a difendervi da essi, scegliendo il percorso più giusto”.
Con queste parole, il Dirigente scolastico Pietro Paolo Meduri, si rivolge agli alunni delle quarte classi dell’IIS Gemelli Careri di Taurianova, invitandoli a seguire con attenzione l’incontro-dibattito dal titolo “Droga, alcol e ludopatia. Sicurezza stradale e ferroviaria” che ricade all’interno del più ampio progetto “A’ndrangheta, progettiamo una città senza crimine” di cui è tutor il commissario capo di Taurianova, Giuseppe Iannello e che ha come referenti scolastiche le docenti di lettere, Antonella Zuccalà e Carolina Iannì.
Droga, alcol, incidenti stradali e ferroviari hanno una cosa in comune: la morte.
“La maggior parte degli incidenti in stazione avviene per disattenzione e mancato rispetto delle regole – avverte Antonio Arillotta, commissario del compartimento di polizia ferroviaria di Reggio Calabria – Alcuni ragazzi, per esempio, attraversano i binari per guadagnare qualche minuto in più o per evitare di prendere il sottopassaggio, altri stanno in stazione con le cuffie e ciò impedisce loro di ascoltare le informazioni o sentire il fischio per l’arrivo o la partenza di un treno”.
Il discorso sulla sicurezza, dunque, si sposta da quella ferroviaria a quella stradale.
“Solo in questa settimana quattro ragazzi sono morti sulle strade di Reggio e provincia – con questo triste riferimento all’attualità, esordisce il sostituto commissario, Francesco Tringali, della Polizia stradale di Palmi – I numeri sono alti: 1300 morti l’anno e 14mila feriti”. E allora cosa bisogna fare? “Le parole d’ordine – prosegue – sono cautela e prevenzione. L’incidente stradale, infatti, si verifica solo quando c’è un errore umano da ambo le parti. Bisogna rispettare poche semplici regole: indossare le cinture di sicurezza, non usare il cellulare, non essere spericolati per il gusto di fare la bravata. In una parola: rispettare il codice della strada. Molto utile – continua Tringali – è il passaparola tra voi giovani, è a voi che noi demandiamo la cultura della prevenzione: se siete in macchina con un amico che “dimentica” le norme stradali, siate voi a ricordargliele”.
“La più bella frase che un essere umano possa sentirsi dire non è “ti amo” ma “non si preoccupi: è benigno””. Rocco Cosentino, sostituto procuratore della Repubblica di Palmi, prende in prestito una famosa battuta di Woody Allen per introdurre l’argomento relativo alle dipendenze e informare i ragazzi sugli effetti nefasti delle dipendenze. Cosentino si concentra sui danni provocati dal fumo di sigaretta poiché, non è una novità, si comincia a fumare sin da giovanissimi e, a volte, senza conoscere bene le conseguenze mortali.
“Il fumo provoca il cancro e il cancro è la prima causa di morte nel mondo – ammonisce il sostituto procuratore – noi possiamo fare molto per evitare questo attraverso la prevenzione e con un corretto stile di vita”.
A scuotere ulteriormente la coscienza dei ragazzi è l’appassionato intervento dell’onorevole Angela Napoli che chiede loro di condividere sui social un volantino precedentemente distribuito che recita: “Chi vende droga non è un tuo amico ma il tuo assassino”.
“Fare uso di droga – esordisce l’onorevole Napoli – non solo porta alla morte dell’individuo ma arricchisce le tasche della criminalità organizzata. La droga è il business principale della ‘ndrangheta che pur di fare affari fa morire la gente. Inoltre, per comprare la droga, servono tanti soldi e quando questi non bastano si arriva anche a commettere reati. Abbiamo il dovere di aprirvi gli occhi: studiate, perché chi non studia non sa, non conosce ed è più facile che imbocchi un tunnel senza uscita. Noi vi abbiamo dato un input, adesso tocca a voi farne tesoro”.
Infine Giuseppe Iannello, commissario capo del Commissariato di P.S. di Taurianova e tutor del progetto, apre il dibattito con gli studenti.
“Non esiste differenza tra droghe leggere e pesanti – tiene a precisare – la droga vi brucia il cervello. Di droga, tutta, si muore”.
Per questo si dice contrario ad una sua eventuale legalizzazione nel nostro Paese: “Non ci sarebbe nessun vantaggio se la droga fosse legale perché la criminalità troverebbe comunque il modo di venderla sottobanco e, nel frattempo, lo Stato, avrebbe a che fare con un numero sempre più alto di “drogati” da curare, con un aumento dei costi sociali non indifferente”.

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Cosentino si concentra sui danni provocati dal fumo di sigaretta poiché, non è una novità, si comincia a fumare sin da giovanissimi e, a volte, senza conoscere bene le conseguenze mortali. "Il fumo provoca il cancro e il cancro è la prima causa di morte nel mondo – ammonisce il sostituto procuratore - noi possiamo fare molto per evitare questo attraverso la prevenzione e con un corretto stile di vita". A scuotere ulteriormente la coscienza dei ragazzi è l’appassionato intervento dell’onorevole Angela Napoli che chiede loro di condividere sui social un volantino precedentemente distribuito che recita: “Chi vende droga non è un tuo amico ma il tuo assassino”. "Fare uso di droga – esordisce l’onorevole Napoli - non solo porta alla morte dell’individuo ma arricchisce le tasche della criminalità organizzata. La droga è il business principale della ‘ndrangheta che pur di fare affari fa morire la gente. Inoltre, per comprare la droga, servono tanti soldi e quando questi non bastano si arriva anche a commettere reati. Abbiamo il dovere di aprirvi gli occhi: studiate, perché chi non studia non sa, non conosce ed è più facile che imbocchi un tunnel senza uscita. Noi vi abbiamo dato un input, adesso tocca a voi farne tesoro". Infine Giuseppe Iannello, commissario capo del Commissariato di P.S. di Taurianova e tutor del progetto, apre il dibattito con gli studenti. "Non esiste differenza tra droghe leggere e pesanti - tiene a precisare – la droga vi brucia il cervello. Di droga, tutta, si muore". Per questo si dice contrario ad una sua eventuale legalizzazione nel nostro Paese: "Non ci sarebbe nessun vantaggio se la droga fosse legale perché la criminalità troverebbe comunque il modo di venderla sottobanco e, nel frattempo, lo Stato, avrebbe a che fare con un numero sempre più alto di “drogati” da curare, con un aumento dei costi sociali non indifferente"." 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