Ma il Pd, quello ufficiale di Zingaretti, ce l’ha un piano B? Oppure Graziano, il commissario che cita Hegel e confonde le guerre l’un l’altra, ha puntato tutto sul patto giallo rosso, nonostante gli schiaffi dei grillini calabresi e ora, anche, del capo politico Di Maio? Non prevedendo nessun approccio alternativo, un’ancora di salvataggio, una risposta al dubbio basico: e se …? Da quel che si sa, no, niente, nada. È probabile che ora si trovi in ambasce. E cerchi tra i dirigenti dem locali qualcuno disposto a mettersi a capo di una lista che porti il simbolo del Pd in cima. Perché una lista il partito “autosufficiente” per eccellenza, “bastevole a se stesso”, deve averla, non può concedersi il lusso dell’irrilevanza, o, peggio, del nascondersi dietro il paravento del civismo. Anche se Zingaretti in Umbria lo ha fatto. Emulato pedissequamente da Graziano, obbediente al condizionale categorico del superamento a ogni costo, del sorpasso in corsa di Oliverio, non curandosi neppure di mettere la freccia per il cambio di corsia.
Come finirà in casa Pd? La cosa più immediata sarebbe di ricomporre con Oliverio. Persa per persa, la partita potrebbe riaprirsi confidando nell’errore speculare del campo avverso, sperando che lì le cose siano talmente frantumate da non potersi più ricomporre. E che il diniego di Salvini sia fermo nel respingere l’opera di mediazione di Berlusconi, impegnato nel riesame del sindaco di Cosenza. E che quest’ultimo metta in atto ciò che ha sempre prospettato in potenza: che, comunque, sarebbe stato candidato perché così vogliono “i territori”.
È probabile che anche queste considerazioni abbiano portato il governatore uscente a ritardare più possibile l’annuncio della data elettorale. Dare tempo a che le acque prendano il decorso normale, nell’alveo naturale del tracciato più usuale: governatore uscente non si cambia, come in Emilia Romagna, a meno che non succeda l’irreparabile, come in Umbria. D’altra parte, una scappatoia formale c’è per giustificare, se mai se ne avvertisse il bisogno, l’inversione di manovra da parte Pd: la rinuncia assoluta a ripetere l’esperimento dell’Umbria da parte di Di Maio e le ripetute affermazioni di Zingaretti che le scelte vadano sempre vagliate e condivise dai territori. Poi, a ben ricordare, c’è sempre la pop filosofia a venire in soccorso: solo gli stupidi non cambiano idea.

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