In vista del tentativo di Unioncamere di commissariare le Camere di commercio ancora interessate dalle procedure di accorpamento, che verrebbe messo in atto con la presentazione di un emendamento in sede di conversione del Decreto Legge 3 Settembre 2019, i presidenti degli enti camerali dissenzienti (Massa Carrara, Pavia, Ferrara, Lucca, Pisa, Terni, Rieti, Frosinone, Teramo, Benevento, Oristano, Brindisi, Vibo Valentia, Crotone, Catanzaro, Ravenna, Parma, Verbania Cusio Ossola) fanno presente in un articolato documento che evidentemente vi è il «tentativo di bloccare le Camere di commercio che hanno fatto ricorso contro la riforma del sistema camerale scritta nel 2015 sotto condizioni di riordino del sistema istituzionale del Paese totalmente diverse. Consideriamo pertanto questo tentativo – si legge nella nota – come un ultimo, disperato ed antidemocratico atto di Unioncamere suggerito al Ministero dello Sviluppo Economico, per bloccare quello che in democrazia ed in uno Stato di Diritto è l’ordinario e corretto controllo, costituzionalmente riconosciuto».

Questa la situazione: «Alcune Camere di commercio (5), una Regione ed alcune Associazioni di categoria hanno legittimamente ricorso contro la normativa che vuole che le loro Camere si accorpino con altre e che di fatto scompaiano a beneficio, si fa per dire, di Enti “monstre” racchiudenti da 2 a 3 territori provinciali, distanti tra loro 200/300 km anche non confinanti, con assetti istituzionali e relazionali completamente diversi e soprattutto con sistemi produttivi totalmente differenziati, in termini di settori, numero imprese, loro dimensioni, quindi esigenze di aiuto e servizi specifici. I territori, specialmente quelli più piccoli, più deboli e più in crisi sarebbero i primi a soffrirne. Il ricorso  –  è scritto sempre nella nota – ha prodotto che la magistratura amministrativa abbia ravvisato il fumus di incostituzionalità rimandando la decisione su un punto che è a forte rischio di illegittimità, perché attiene la leale e corretta collaborazione tra Stato e Regioni, sulla materia delle Camere di commercio, che è considerata concorrente. Complessivamente il numero delle Camere che si stanno opponendo in sede giudiziaria o con comportamenti concludenti è di 18».

Domanda: «Perché Unioncamere vuol portare avanti questo maldestro e scorretto commissariamento delle Camere che ad oggi non hanno concluso il processo di accorpamento, pur in presenza di una sospensiva per una decisione davanti alla Corte Costituzionale e poi eventualmente nel merito davanti al Tar del Lazio? L’obiettivo è chiaro ed è quello di eliminare gli organi ribelli, sostituendoli con un organo commissariale individuato “ad hoc” che ritiri i ricorsi (sia presso la Corte Costituzionale che il Tar) e proceda speditamente nella chiusura del procedimento di accorpamento».

Per i presidenti interessati, quindi, la proposta di commissariamento «è evidentemente illegittima, stante la sospensione dei giudizi davanti alla magistratura o le decisioni assunte dalle Regioni. Il tentativo di estromettere gli organi legittimamente eletti con un commissario che provveda a ritirare i ricorsi è conseguentemente illegittimo. E tali tentativi – si fa notare – genereranno ancora più problemi rispetto ai benefici attesi dai promotori e se il tentativo di commissariamento portato avanti immotivatamente ed improvvidamente da Unioncamere dovesse andare a buon fine, stante il perseguimento di un fine illegittimo, comporterebbe le necessarie ed immediate dimissioni del Presidente e degli organi in carica di questa, per giusta causa. Unioncamere – chiudono i presidenti – è l’ente di rappresentanza e di tutela degli interessi di tutte le Camere di commercio. È finanziata da queste con risorse che non incidono sul bilancio dello Stato, ma delle comunità su cui insistono e queste hanno l’aspettativa che l’Unione svolga bene la propria missione che è sicuramente difficile e complicata. La ricchezza viene prodotta dai territori e qua deve essere riallocata sulla base delle decisioni assunte dai territori stessi».

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Consideriamo pertanto questo tentativo - si legge nella nota - come un ultimo, disperato ed antidemocratico atto di Unioncamere suggerito al Ministero dello Sviluppo Economico, per bloccare quello che in democrazia ed in uno Stato di Diritto è l’ordinario e corretto controllo, costituzionalmente riconosciuto». Questa la situazione: «Alcune Camere di commercio (5), una Regione ed alcune Associazioni di categoria hanno legittimamente ricorso contro la normativa che vuole che le loro Camere si accorpino con altre e che di fatto scompaiano a beneficio, si fa per dire, di Enti “monstre” racchiudenti da 2 a 3 territori provinciali, distanti tra loro 200/300 km anche non confinanti, con assetti istituzionali e relazionali completamente diversi e soprattutto con sistemi produttivi totalmente differenziati, in termini di settori, numero imprese, loro dimensioni, quindi esigenze di aiuto e servizi specifici. 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