Anticipa subito che non intende entrare nel merito della polemica che in questi ultimi giorni sta interessando il sindaco Maria Limardo e il capogruppo del Partito democratico Stefano Luciano. Al centro dello scontro – come è noto – la possibilità che al Comune venga dichiarato il secondo dissesto finanziario dell’ente con il conseguente reciproco rimpallo di responsabilità. Ed è proprio sul fatto che Palazzo Luigi Razza possa andare ancora in default che Elio Costa ritiene «utile prospettare anche un diverso punto di vista». A inserirsi, dunque, nel dibattito è l’ex sindaco di Vibo Valentia. Primo cittadino dal giugno del 2015 fino ai primi mesi del 2019. 

Dettagliato il quadro economico che Costa ricostruisce partendo dal momento del suo arrivo fino al termine della sua seconda esperienza alla guida del Comune: «All’atto del mio insediamento quale sindaco, risalente al giugno 2015 – racconta dunque l’ex primo cittadino – ho trovato un fondo cassa di  4.246.626 euro e Fondi vincolati da ricostituire pari a 26.208.301 euro per come risulta dalla determina numero 333 del 23 aprile del 2015 a firma di Adriana Teti, con la conseguenza che essendo stato il fondo cassa destinato, come previsto dalla legge, al ripianamento dei Fondi vincolati, in realtà, alla data del mio insediamento ho trovato la seguente situazione: nessuna disponibilità di fondo cassa, Fondi vincolati da ripianare pari a circa 22 milioni di euro». 

Di contro, alla data del 31 gennaio del 2019, termine della consiliatura Costa, «i Fondi vincolati da ripianare, per come risulta dalla verifica straordinaria di cassa, ammontavano a 24.511.683 euro, con un fondo cassa di 14.099.789 euro, con la conseguenza che – precisa ancora Costa – la somma dei Fondi vincolati da ricostituire al termine della mia gestione era pari a 10.411.893 euro. Pertanto, durante la mia gestione i Fondi vincolati sono stati ricostituiti per un ammontare di circa 11.549.782 euro». 

E ancora: all’entrata in vigore, anno 2015, della normativa relativa alla “Contabilità armonizzata di Regioni ed Enti locali”, che, tra le altre cose, prevede l’obbligatorietà di uno specifico Fondo crediti di dubbia esigibilità, Fcde, per le somme non riscosse dai Comuni nell’anno, Fcde che  rientra nelle voci passive del bilancio degli enti», l’ex magistrato riferisce di avere rappresentato immediatamente ai soggetti politici facenti parte della maggioranza «i seri problemi che ciò avrebbe comportato per il Comune di Vibo Valentia, in conseguenza delle ataviche difficoltà nella riscossione dei tributi. Tale circostanza, infatti, ha comportato che i successivi bilanci consuntivi si chiudessero con disavanzo, nonostante le spese fossero sempre inferiori alle entrate, come può facilmente desumersi dall’entità della ricostituzione dei fondi vincolati. A dicembre scorso poi – ricorda sempre l’ex magistrato – l’Organo straordinario di liquidazione, nominato a seguito della dichiarazione di dissesto del 2013, ha comunicato all’amministrazione comunale che, per definire i debiti relativi alla procedura di dissesto finanziario in corso e quindi chiudere la procedura, l’Ente avrebbe dovuto corrispondere all’Osl la somma di circa 7 milioni di euro e che, in mancanza tali debiti sarebbero ricaduti direttamente sull’Ente. Ovviamente – sottolinea sempre Costa – anche di questa ulteriore difficoltà finanziaria dell’Ente ho messo a conoscenza immediatamente i soggetti politici che facevano parte della maggioranza». 

Inoltre, sempre a dicembre scorso, quando è iniziata la crisi che ha portato alla conclusione anticipata dell’amministrazione, l’ex sindaco spiega di avere manifestato «a tutti i referenti politici dei gruppi presenti in consiglio comunale, che la fine anticipata della consiliatura avrebbe comportato il concreto rischio di un nuovo dissesto finanziario, circostanza che ho anche ribadito in tutte le interviste rilasciate dopo la conclusione della mia attività di sindaco. Per contro il referente politico del gruppo consiliare più numeroso della maggioranza, sebbene abbia fatto parte, in qualità di presidente del Consiglio, dell’amministrazione durante la quale è stato dichiarato il dissesto finanziario, non dimostrò alcun interesse alle mie preoccupazioni limitandosi ad usare la laconica parola “pazienza”». 

A gennaio scorso, poi, a seguito delle dimissioni della maggioranza dei consiglieri comunali, l’amministrazione di cui Costa era sindaco ha cessato anticipatamente e si è insediato il commissario straordinario, il quale ha stabilito di fare ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale. L’attuale amministrazione comunale ad agosto scorso ha, quindi, approvato il Piano di riequilibrio finanziario pluriennale per una somma complessiva di circa 24 milioni di euro, dei quali – spiega in merito Costa – «circa 12 milioni relativi ai Fondi vincolati da ripianare, circa 7 milioni derivanti dai debiti inerenti al dissesto dichiarato nel 2013 e quasi 5 milioni riguardanti i potenziali rischi per i contenziosi pendenti. Sulla scorta di tali premesse risulta chiaro che l’amministrazione da me presieduta ha operato nel miglior modo possibile, tenendo conto delle gravi difficoltà nelle quali versava l’Ente. In ogni caso tutte le problematiche emerse e tutte le decisioni adottate sono state condivise con i referenti politici dei gruppi consiliari facenti parte della maggioranza pro tempore, inclusi – conclude l’ex primo cittadino – quelli che attualmente sostengono l’amministrazione comunale in carica, ostentano fittiziamente la loro assoluta estraneità rispetto a tutte le decisioni adottate dalle precedenti amministrazioni».

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Primo cittadino dal giugno del 2015 fino ai primi mesi del 2019.  Dettagliato il quadro economico che Costa ricostruisce partendo dal momento del suo arrivo fino al termine della sua seconda esperienza alla guida del Comune: «All’atto del mio insediamento quale sindaco, risalente al giugno 2015 – racconta dunque l’ex primo cittadino - ho trovato un fondo cassa di  4.246.626 euro e Fondi vincolati da ricostituire pari a 26.208.301 euro per come risulta dalla determina numero 333 del 23 aprile del 2015 a firma di Adriana Teti, con la conseguenza che essendo stato il fondo cassa destinato, come previsto dalla legge, al ripianamento dei Fondi vincolati, in realtà, alla data del mio insediamento ho trovato la seguente situazione: nessuna disponibilità di fondo cassa, Fondi vincolati da ripianare pari a circa 22 milioni di euro».  Di contro, alla data del 31 gennaio del 2019, termine della consiliatura Costa, «i Fondi vincolati da ripianare, per come risulta dalla verifica straordinaria di cassa, ammontavano a 24.511.683 euro, con un fondo cassa di 14.099.789 euro, con la conseguenza che - precisa ancora Costa - la somma dei Fondi vincolati da ricostituire al termine della mia gestione era pari a 10.411.893 euro. Pertanto, durante la mia gestione i Fondi vincolati sono stati ricostituiti per un ammontare di circa 11.549.782 euro».  E ancora: all’entrata in vigore, anno 2015, della normativa relativa alla “Contabilità armonizzata di Regioni ed Enti locali”, che, tra le altre cose, prevede l’obbligatorietà di uno specifico Fondo crediti di dubbia esigibilità, Fcde, per le somme non riscosse dai Comuni nell’anno, Fcde che  rientra nelle voci passive del bilancio degli enti», l’ex magistrato riferisce di avere rappresentato immediatamente ai soggetti politici facenti parte della maggioranza «i seri problemi che ciò avrebbe comportato per il Comune di Vibo Valentia, in conseguenza delle ataviche difficoltà nella riscossione dei tributi. Tale circostanza, infatti, ha comportato che i successivi bilanci consuntivi si chiudessero con disavanzo, nonostante le spese fossero sempre inferiori alle entrate, come può facilmente desumersi dall’entità della ricostituzione dei fondi vincolati. 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Ovviamente - sottolinea sempre Costa - anche di questa ulteriore difficoltà finanziaria dell’Ente ho messo a conoscenza immediatamente i soggetti politici che facevano parte della maggioranza».  Inoltre, sempre a dicembre scorso, quando è iniziata la crisi che ha portato alla conclusione anticipata dell’amministrazione, l’ex sindaco spiega di avere manifestato «a tutti i referenti politici dei gruppi presenti in consiglio comunale, che la fine anticipata della consiliatura avrebbe comportato il concreto rischio di un nuovo dissesto finanziario, circostanza che ho anche ribadito in tutte le interviste rilasciate dopo la conclusione della mia attività di sindaco. Per contro il referente politico del gruppo consiliare più numeroso della maggioranza, sebbene abbia fatto parte, in qualità di presidente del Consiglio, dell’amministrazione durante la quale è stato dichiarato il dissesto finanziario, non dimostrò alcun interesse alle mie preoccupazioni limitandosi ad usare la laconica parola “pazienza”».  A gennaio scorso, poi, a seguito delle dimissioni della maggioranza dei consiglieri comunali, l’amministrazione di cui Costa era sindaco ha cessato anticipatamente e si è insediato il commissario straordinario, il quale ha stabilito di fare ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale. 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