VIBO VALENTIA &ndash Alle prime luci dell’alba di questa mattina, sono finiti in manette Antonio Mancuso, 81 anni, esponente di spicco dell’omonimo clan di Limbadi e suo nipote, Alfonso Cicerone, 45 anni. L’accusa a carico dei due arrestati è di estorsione ed usura aggravata dal metodo mafioso. La vittima è un imprenditore di Nicotera, nei confronti del quale si sono consumate ripetute minacce ed a cui Mancuso e Cicerone hanno estorto il denaro. La Procura distrettuale antimafia sta indagando anche su altre 5 persone che, attualmente, si trovano a piede libero.

L’operazione è stata condotta dai carabinieri della Compagnia di Tropea ed il capitano della stessa, Nicola Alimonda, nella conferenza stampa di questa mattina tenuta presso il Comando provinciale di Vibo Valentia, ha illustrato i dettagli dell’attivit à investigativa, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. ‘Un tanto capillare quanto rapido intervento delle forze dell’ordine ha permesso &ndash dice Alimonda – attraverso pedinamenti ed intercettazioni, di assicurare alla giustizia i due colpevoli, scongiurando anche il pericolo di fuga, l’inquinamento delle prove e facendo svanire la possibilit à che gli stessi agissero contro l’attivit à dell’imprenditore nicoterese’.

La vicenda ha origine nel 2011, con l’acquisto di un immobile commerciale del valore di 400.000 &euro da parte dell’imprenditore vittima di estorsione che, dopo aver regolarmente corrisposto un primo pagamento di 200.000, sulla somma residuale dovuta al venditore e dilazionata nel tempo, Mancuso ha preteso l’applicazione di un tasso di interesse del 15% e che le quote dovessero essere corrisposte secondo modalit à e tempistiche indicate dall’81enne di Limbadi.
Era Cicerone ad interfacciarsi con la vittima ed a richiedere il pagamento delle somme, per poi rapportare gli esiti di ogni incontro a Mancuso, del quale era il braccio operativo.

Mancuso e Cicerone, quindi, si sono inseriti in una vicenda tra due privati e – per conto di terzi – rilevavano il credito vantato dal venditore.
I due accusati avevano progettato, in un primo momento, la chiusura forzosa dell’attivit à commerciale, in un secondo momento avevano programmato un atto di rappresaglia fisica nei confronti della vittima, per poi passare alla progettazione di un eventuale danneggiamento dell’immobile acquistato.

Mancuso e Cicerone minacciavano l’imprenditore nicoterese da maggio scorso e &ndash come precisato da Alimonda in conferenza stampa &ndash ‘non si è concretamente dato seguito alla fase progettuale grazie al tempestivo intervento delle forze dell’ordine’.

Ad oggi, la vittima aveva corrisposto &ndash oltre ai 200.000 &euro iniziali &ndash un’ulteriore somma di 100.000 &euro sulla quale gli accusati avevano applicato un interesse del 15%.
Il capitano della Compagnia dei carabinieri di Tropea ha mantenuto il silenzio su ulteriori dettagli, specificando che l’attivit à investigativa è ancora in corso.

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L'operazione è stata condotta dai carabinieri della Compagnia di Tropea ed il capitano della stessa, Nicola Alimonda, nella conferenza stampa di questa mattina tenuta presso il Comando provinciale di Vibo Valentia, ha illustrato i dettagli dell'attivit à investigativa, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. 'Un tanto capillare quanto rapido intervento delle forze dell'ordine ha permesso &ndash dice Alimonda - attraverso pedinamenti ed intercettazioni, di assicurare alla giustizia i due colpevoli, scongiurando anche il pericolo di fuga, l'inquinamento delle prove e facendo svanire la possibilit à che gli stessi agissero contro l'attivit à dell'imprenditore nicoterese'.

La vicenda ha origine nel 2011, con l'acquisto di un immobile commerciale del valore di 400.000 &euro da parte dell'imprenditore vittima di estorsione che, dopo aver regolarmente corrisposto un primo pagamento di 200.000, sulla somma residuale dovuta al venditore e dilazionata nel tempo, Mancuso ha preteso l'applicazione di un tasso di interesse del 15% e che le quote dovessero essere corrisposte secondo modalit à e tempistiche indicate dall'81enne di Limbadi.
Era Cicerone ad interfacciarsi con la vittima ed a richiedere il pagamento delle somme, per poi rapportare gli esiti di ogni incontro a Mancuso, del quale era il braccio operativo.

Mancuso e Cicerone, quindi, si sono inseriti in una vicenda tra due privati e - per conto di terzi - rilevavano il credito vantato dal venditore.
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