Prelevati centinaia di documenti, diversi atti e una moltitudine di pratiche che andrebbero dall’anno 2000 fino ad arrivare al 2018. Caricati nelle auto fino alla tarda serata di ieri interi faldoni pieni di carte. Tirate dentro le amministrazioni comunali del capoluogo degli ex sindaci Alfredo D’Agostino, Elio Costa, Franco Sammarco, Nicola D’Agostino e ancora Elio Costa. 

I militari della Guardia di Finanza sapevano bene quali uffici perquisire ieri mattina in Comune. Dove andare. Cosa cercare. Gli uomini delle Fiamme Gialle si sono mossi su delega della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. L’indagine su Palazzo Luigi Razza vede a capo il sostituto procuratore Antonio De Bernardo, che ha firmato il decreto di acquisizione degli atti consegnato dal comandante provinciale della Finanza, il colonnello Roberto Prosperi, ieri mattina direttamente all’attuale sindaco di Vibo Valentia Maria Limardo. Si tratta di una attività investigativa così grande e importante che potrebbe indurre molto presto il prefetto di Vibo Valentia Francesco Zito a decidere di chiedere al ministero dell’Interno, tramite una apposita relazione sull’ente, il via libera per fare arrivare in città la Commissione di accesso agli atti. 

Potrebbero, infatti, essere davvero pesantissimi i reati ipotizzati dalla Dda. Ipotesi di reato che farebbero immaginare una forte collusione politico-mafiosa e burocratica capace, evidentemente, di poter condizionare in modo serio e per svariati anni diverse quanto precise attività amministrative svolte all’interno del Comune capoluogo, riconducendole così ai desiderata della criminalità organizzata. Tanto da fare pensare a una forte vulnerabilità degli uffici comunali che non sono stati in grado di porre un argine 

È preciso, insomma, il filone di indagine nel quale si sta muovendo la Dda del capoluogo di regione. La strada, peraltro, sembra già battuta da parte degli inquirenti. Gli atti prelevati, secondo quanto appreso, mirano a fare piena luce sulle gare di appalto, sugli affidamenti diretti, sui contratti, sulle nomine. In una parola: sulle le procedure pubbliche dell’ente considerate, evidentemente, dagli inquirenti a forte ingerenza mafiosa. 

Occhi puntati, tra l’altro, sui lavori di somma urgenza eseguiti sulla rete idrica e fognaria e quelli realizzati sulla pubblica illuminazione. Nel mirino sono finiti anche la gestione dei tributi comunali, le pubbliche affissioni, il commercio ambulante, le manifestazioni natalizie e non solo. La società Ligeam. Gare d’appalto e affidamenti riguardanti infine gli sbarchi e la conseguente gestione dei migranti, degli impianti sportivi, dei parcheggi a pagamento.  

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