Gli occhi grandi e neri, il viso rotondo, un futuro incerto ma la speranza che sia migliore del presente. Daniela ha un anno, è nata a Vibo Valentia e guarda il mondo che ha davanti a sé con curiosità, inconsapevole delle innumerevoli difficoltà. Sorride la piccola, tende le sue manine a tutti per essere presa in braccio. Ha fiducia negli altri Daniela e, seduta su un lenzuolo sul quale c’è scritto “Acuarinto”, si incanta nel guardare i colori usati per disegnare le lettere. Ed è un mondo ricco di sfumature a tinte diverse quello di Daniela, figlia di un giovane donna nigeriana ospite del Centro di accoglienza straordinaria di Nicotera diretto dall’architetto Massimo Morelli e che rischia di essere svuotato. È l’ospite più piccola del Cas e condivide le sue giornate con Stefania, un anno e mezzo, figlia di un’altra nigeriana. Stefania ha un cappello rosa in testa e non sta un attimo ferma: cerca Daniela, corre e – appena ci avviciniamo e le facciamo il solletico – ride. Come avrebbe fatto ogni bambino.
Ride e fa sorridere, soprattutto il cuore. Daniela e Stefania hanno una grande famiglia, quella degli 88 migranti che questa mattina hanno manifestato davanti alla Prefettura di Vibo Valentia contro la possibilità dello svuotamento del Cas che li ospita e che ha permesso loro di integrarsi perfettamente con la comunità nicoterese. Le bimbe sono divertite e non sanno che, probabilmente, verranno divise e trasferite in altri centri di accoglienza. Non sanno che la manifestazione di questa mattina è l’espressione della rabbia di chi non vuole essere trattato come diverso, «come cose prese e spostate da qui a lì» come ha detto Rashid, infermiere giunto in Italia dal Togo, anch’egli ospite nel centro di accoglienza straordinaria di Nicotera. Così come tutti gli altri, anche Rashid rivendica il rispetto del «diritto di essere liberi» e chiede «umanità». E nel frattempo le bambine continuano a giocare e cercare l’abbraccio di tutti: africani, asiatici, italiani, delle proprie mamme e dei lavoratori che rischiano il licenziamento. E ridono, anche davanti alla crudeltà. Ridono perché, nonostante tutto, si fidano. Daniela e Stefania certamente non hanno capito cosa sia successo intorno a loro questa mattina. E del resto, non era neanche importante, perché il loro cuore era pieno di gioia per tutta quella gente che pizzicava loro le guance facendole divertire.
Daniela e Stefania, con gli occhi grandi e pieni di speranza e quel sorriso disegnato sul volto, sono testimoni della bellezza dell’innocenza e, nonostante lo facciano inconsapevolmente, insegnano e ricordano che – per tutti – sarebbe bello, oltre che giusto, guardare il mondo con gli occhi dei bambini ed affrontarlo con l’animo grande dei piccoli.

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