Un gallo dal piumaggio lucido. Questo è il simbolo della rinascita della “Goccia” o forse no. Michele Napolitano l’ha trovato bagnato ed impaurito, nel fango, così ha deciso di prendersene cura. Oggi è l’emblema di una speranza, quella di riprendersi. “La Goccia” è un’associazione di volontariato fondata nel 2011 da Don Peppino Fiorillo, Giuseppe Mazza, Susana Montesano, Caterina Cugliari e dallo stesso Michele Napolitano. Il loro obiettivo era quello di sensibilizzare il tema dell’inclusione sociale e lavorativa di persone con disabilità o disagiate, ed oggi la loro realtà è riuscita ad arrivare a traguardi davvero importanti, superando ogni aspettativa. Tutto questo fino a che le piogge della settimana scorsa non compromesso il loro operato creato situazioni particolari, ingenti. I recinti sono stati invasi dall’acqua e dal fango, le strade interpoderali rese inaccessibili, l’orto compromesso totalmente, le semine autunnali completamente danneggiate, i terreni non sono più lavorabili e gli animali sono impossibilitati a stare liberamente nei recinti. Questa è la situazione che ci viene descritta dal Presidente Napolitano. Lo fa con l’enfasi di chi crede nel proprio progetto, ma allo stesso tempo con la rassegnazione di chi si rende conto che ormai da soli non si riesce più a ad andare avanti. «L’unica cosa che ha retto- confida il responsabile- sono gli interventi di ingegneria verde, sistemi di mantenimento fatti con il legno, e costruiti con il passare degli anni. Ma ciò non è stato sufficiente. Il fenomeno metereologico ha stabilito anche una condizione innaturale dei terreni, la pioggia di oggi non ha creato solo una difficoltà momentanea, ma purtroppo ha compromesso la programmazione di almeno un semestre. L’orto che non riusciamo a fare- continua Napolitano- danneggia le possibili vendite dirette degli ortaggi che si fanno a gennaio e febbraio. La pioggia abbondante non crea la situazione occasionale, ma in un’agricoltura come la nostra, che è multifunzionale, prolunga il problema nel corso dell’anno. Un fermo che si protrarrà fino alla prossima primavera». La loro richiesta d’aiuto però ha una valenza ancor più grande. Il lavoro che i volontari fanno ha soprattutto una finalità pubblica. Infatti l’associazione si occupa di disagio e della disabilità dando opportunità di inclusione collettiva e lavorativa attraverso l’agricoltura sociale.
Nel 2012 “La Goccia” avvia, infatti, un’importante intesa con la Fattoria didattica “Junceum”, un’azienda agricola ubicata nell’area periurbana della città di Vibo Valentia.
«Siamo passati da una fase retorica, ad una fase empirica- spiega il presidente- costituendo un partenariato tra queste due realtà. Abbiamo fatto sì che l’agricoltura non si proiettasse solo alla produzione di beni, ma anche alla creazione di servizi. Nel momento in cui la persona viene in campagna, in fattoria, attraverso il lavoro, la cura degli animali, l’orto, si sviluppano tutta una serie di relazioni che portano inevitabilmente a un’integrazione, sia con la natura che con gli altri». L’associazione ospita minori con problemi di giustizia e maggiorenni in “messa alla prova”. Il loro partenariato comprende diversi attori sociali, tra i quali: il Tribunale di Vibo Valentia, l’Istituto Superiore della Sanità, l’Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia, l’Ordine Provinciale dei Medici e diverse scuole di ordine e grado.
È per questo che il fondatore ci tiene a precisare che «Tutto quello che noi facciamo non costa allo Stato. Stare nella natura sopperisce al bisogno di farmaci, dai quali questi ragazzi spesso dipendono. Ci dispiace che a Vibo Valentia non sia capita la nostra funzione ed utilità. Che fine faranno queste persone? Fin ora ne abbiamo aiutato quasi cento».
La partecipazione che i volontari chiedono oggi, non è finalizzata a sostenere l’azienda o l’associazione, ma serve a sostenere la funzione sociale di questa realtà.E i ragazzi che qui hanno trovato una casa e un motivo di riscatto si sono già messi all’opera, organizzando eventi per la raccolta di fondi, e chiedendo attraverso i social un aiuto tramite donazioni su conto corrente bancario. «La speranza è che la comunità risponda- conclude Napolitano- anche se oggi abbiamo racimolato solo trecento euro, e sostenga il nostro operato che ha una funzione importante per tutta la società».

 

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