Sarà un futuro prossimo decisamente scuro per la città di Vibo Valentia. L’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro fa letteralmente tremare i muri di Palazzo Luigi Razza, inquilini compresi. Lunedì scorso – lo ricordiamo – l’acquisizione in Comune di innumerevoli atti e documenti da parte degli uomini delle Fiamme Gialle, che hanno agito sul campo proprio su delega della Dda titolare dell’inchiesta sul Municipio del capoluogo di provincia. Si tratta di carte e pratiche che raccontano nel dettaglio quasi venti anni di attività comunale e che risucchiano dentro con la forza di un autentico vortice politici di ieri e di oggi, amministratori e apparati della burocrazia comunale ad ogni livello. Ma l’indagine guarda anche al mondo dell’imprenditoria che negli anni ha operato con l’amministrazione del capoluogo. Sono, infatti, davvero diversi e vari i filoni investigativi messi in campo dalla Dda del capoluogo di regione. Vie e percorsi di indagine che mirano a fare piena luce su specifici settori della macchina amministrativa comunale considerata dagli inquirenti fortemente condizionata dalla criminalità organizzata.
Concorso esterno in associazione mafiosa e illecita concorrenza con minaccia aggravata dalle modalità mafiose, sono questi i reati ipotizzati, a vario titolo, dal pm che conduce l’indagine, il sostituto procuratore della Dda Antonio De Bernardi. Sui nomi degli indagati, naturalmente, vige il segreto investigativo. Si tratta, quindi, non di una inchiesta contro ignoti, ma di una indagine che ha tracciato un suo preciso percorso ed ha individuato dei soggetti sui quali vi sono delle ipotesi gravissime di reato.
La politica e conseguenze. Ma, al di là dell’aspetto strettamente penale, l’indagine della Dda non può non avere anche dei riverberi politici pesanti. L’attuale amministrazione comunale guidata dal sindaco Maria Limardo, anche se – come sostiene il primo cittadino – «non è stata assolutamente lambita dall’inchiesta», sembra comunque destinata a pagare un prezzo molto alto, nonostante si sia insediata da poco, ossia con la fine anticipata del proprio mandato. L’inchiesta del pm De Bartone in queste calde ore è all’attenzione della Prefettura di Vibo Valentia che in merito dovrà agire per quanto di sua competenza.
Il prefetto Francesco Zito, infatti, potrebbe chiedere motu proprio al ministero dell’Interno di poter nominare molto presto la Commissione di accesso agli atti al fine di accertare eventuali infiltrazioni mafiose all’interno dell’attività amministrativa di Palazzo Razza. Ma soprattutto di stabilire eventuali legami, amicizie, contatti personali tra politici oggi in carica a Palazzo Razza e ambienti criminali. Se tutto ciò dovesse, pertanto, essere dimostrato, lo dice la legge, si deve chiedere conseguentemente lo scioglimento per mafia dell’attuale amministrazione che giungerebbe così al suo capolinea. Diciotto mesi di commissariamento e poi si ritornerebbe al voto.
Ma non basta. Sì, perché, in ogni caso, se l’indagine della Dda non dovesse proseguire con un nulla di fatto, ma con ulteriori sviluppi che porterebbero alla dimostrazione del castello accusatorio e, quindi, con l’invio degli avvisi di garanzia e tutto il resto, appare di tutta evidenza che la politica dovrà prenderne atto e trarne le dovute conseguenze. Difficile rimanere in sella quando tutto attorno sta crollando. Insomma, si tratterebbe solo di stabilire quando e come scrivere la parola fine.
A conti fatti sembra, dunque, davvero improbabile che l’esecutivo Limardo possa in qualche misura avere vita lunga. Il clima di fuoco di questi giorni dimostra che la politica non ha saputo difendersi o, perlomeno, individuare in tempo la presenza di forti condizionamenti mafiosi, di cui la Dda sospetta fortemente, tra i propri eletti e nei diversi uffici comunali dell’ente. E, poi, non è da trascurare assolutamente il messaggio che questa pesante e imponente inchiesta dell’Antimafia lancia all’opinione pubblica vibonese e che la politica dovrebbe tenere in debita considerazione.
Se i cittadini hanno imparato a provare disaffezione nei riguardi di una politica autoreferenziale e non credibile nell’impegno, questa adesso potrebbe trasformarsi in un profondo senso di sfiducia nei confronti di chi ha gestito in passato e gestisce oggi la cosa pubblica. Inevitabile, quindi, un cambio di passo. Un rimescolamento delle carte. Un nuovo inizio. Di mezzo c’è il futuro della città e della sua gente. Una città per troppi anni mortificata nelle sue energie migliori. Abbandonata, isolata, emarginata. Probabilmente tenuta sotto scacco. Senza possibilità di sviluppo sociale ed economico.

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