Hanno smesso di lavorare lo scorso 11 novembre e adesso attendono che esca il nuovo bando della Regione Calabria per poter sperare di essere nuovamente impiegati. Sì, ma chissà quando. Parliamo dei 24 lavoratori in mobilità in deroga che oramai, a corrente alternata, da tre anni sono impiegati presso il Comune capoluogo per quattro ore giornaliere di lavoro. Si tratta di personale dipendente che viene regolarmente utilizzato dall’amministrazione attiva, oltre che per svolgere servizio di portineria, anche per il disbrigo di pratiche presso i vari uffici di Palazzo Luigi Razza: Ragioneria, Tecnico, Urbanistica, Protocollo, Suoli cimiteriali e altri uffici ancora. Ma, come detto, dall’11 novembre scorso tutti i 24 lavoratori sono rientrati a casa a non fare nulla aggravando, di fatto, la già pesante crisi di personale che ogni giorno fa sprofondare sempre più il Comune nella più totale emergenza. L’assenza, infatti, di questi lavoratori, anche se per poche ore giornaliere, va ad incidere in modo pesante sul normale svolgimento dell’attività amministrativa.
«Siamo rimasti senza lavoro – commenta visibilmente amareggiato uno dei precari – La nostra è una vita che procede piena di insicurezze e di dubbi. Non possiamo programmare nulla, al domani non ci pensiamo. Quello che, quindi, chiediamo con forza è che l’amministrazione comunale si attivi al più presto presso la Regione Calabria al fine di sollecitare la pubblicazione del nuovo bando. Rimanere fermi e senza stipendio, le assicuro, è veramente drammatico. Il nostro – aggiunge sempre il nostro interlocutore – sarà certamente un Natale amaro, difficile, triste. Ecco perché abbiamo deciso di rivolgerci alla stampa che, spesso, è l’unico strumento per fare sentire la nostra voce, anche se fin troppo flebile».
Impossibile, dunque, dare torto a chi da anni fa i conti con la precarietà del lavoro, l’incertezza dell’impiego. L’angoscia per il futuro contamina quotidianamente le vite di queste persone che, peraltro, non solo dopo anni non si riesce in alcun modo a stabilizzare all’interno dell’ente, ma allo scadere del contratto si deve, poi, sperare che la Regioni pubblichi il nuovo bando. Attese, quindi, che si mescolano con l’ansia di sapere che la propria vita professionale dipende da elenchi, domande, richieste, scadenze dei termini. Intanto, però, il tempo scorre, passa velocemente, e quando si ritorna a casa senza più un lavoro, un impiego che dia dignità, la disperazione è facile che si insinui tra le piaghe di una esistenza divenuta fragile, vulnerabile, stanca di attendere.
«Vogliamo delle risposte. Non chiediamo altro – dice il lavoratore – Ribadiamo il nostro appello: vogliamo lavorare, consentitici di farlo per poter dare un senso alle nostre vite, alle nostre giornate».

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