Indifferenza, paura, rassegnazione e coraggio. Sono questi i sentimenti contrastanti che emergono dalle testimonianze di chi vive ogni giorno una tragica situazione, quella del racket. È per questo motivo che istituzioni, associazioni e autorità, si sono trovati, oggi, nella sala riunioni della Prefettura di Vibo Valentia per parlare di pizzo e libertà. L’incontro, rivolto a tutte le associazioni di categoria presenti sul territorio, ha riguardato temi inerenti alla campagna regionale antiracket e consumo critico promossa da “Libera”.

A fare gli onori di casa il Prefetto Francesco Zito che si è detto orgoglioso e soddisfatto di aver potuto dare voce, ancora una volta, a quest’associazione, diventata ormai di grande importanza per il territorio di Vibo. «La soluzione a questo problema- ha affermato il prefetto- è una totale solidarietà effettiva espressa nei confronti di chi denuncia, reale e non nel chiuso dei nostri uffici e delle nostre abitazioni. Questo è un territorio che si deve liberare da una piaga sempre più grande».

A dimostrazione della grande e sentita vicinanza delle istituzioni, il Sindaco Maria Limardo ha sottolineato quanto l’amministrazione stia facendo in tal senso, rivitalizzando per prima cosa l’Associazione Antiracket e Antiusura Provincia di Vibo Valentia, riattivando lo sportello presente nella sede del Valentianum. Si crea così, una sorta di cordone di protezione nei confronti di chi sceglie di denunciare. «Mandiamo un messaggio di coesione- ha affermato il Sindaco- a fronte di un problema emergenziale che non emerge. Sono sempre troppo poche le persone che hanno il coraggio di ribellarsi». 

A introdurre la campagna dell’associazione “Libera” dal titolo “La libertà non ha pizzo”, è stato invece Giuseppe Borrello, Referente provinciale di Vibo Valentia che spiega come l’iniziativa voglia spronare le imprese e gli imprenditori a denunciare gli atti estorsivi e di usura subiti, offrendo supporto e aiuto agli imprenditori che si oppongono alle richieste della criminalità organizzata.

«In Calabria sono poche le associazioni che si costituiscono parte civile nei processi- ha poi aggiunto Elvira Iaccino, componente dell’area giustizia per “Libera Calabria”- questa campagna muove dal basso, parte dai cittadini per dar vita a un circolo virtuoso che può creare addirittura una convenienza economica».

Sentita, commovente e partecipata è stata, invece, la testimonianza di Rocco Mangiardi che nel 2006 ha denunciato il clan Giampà di Lamezia Terme e dal 2009 vive sotto scorta. 

«Noi non siamo testimoni di giustizia, ma cittadini che scelgono il bene- ha affermato l’imprenditore- quando la mia attività è cresciuta, mi sono visto chiedere qualcosa da parte di questa gente, in cambio dell’incolumità del mio lavoro e della mia famiglia. Io ho avuto il coraggio di dire no, perché senza dignità non esiste libertà. Il nostro dito puntato nelle aule di un tribunale ha concluso Mangiardi- è più forte e potente delle loro pistole». Presente inoltre Carmine Zappia, titolare di un esercizio commerciale di Nicotera, che ha avuto il coraggio di denunciare l’estorsione subita da parte della criminalità organizzata locale. La sua denuncia ha permesso l’arresto di esponenti del clan Mancuso. 

Sono intervenute, inoltre, le varie associazioni del territorio tra le quali Confindustria, la Camera di Commercio, Confesercenti, Confcommercio, Confagricoltura, Confartigianato, Federalberghi, la Federazione Provinciale Tabacchi e l’Associazione Albergatori di Vibo Valentia.

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