Parla di «pacifica rivoluzione», quasi fosse ritenuto un momento oramai necessario. Per cambiare rotta. Invertirla. Ma soprattutto perché la società civile si deve riappropriare del proprio ruolo, della propria forza e della propria consapevolezza di essere comunità al fine di costruire così una provincia diversa. Migliore, moderna, efficiente, con buoni servizi pubblici e finalmente degna dei suoi cittadini.
Il presidente della Provincia di Vibo Valentia Salvatore Solano scuote i cittadini e li invita a uno scatto d’orgoglio collettivo davanti all’ennesimo triste risultato scaturito dall’annuale classifica della Qualità della vita nelle province italiane, pubblicata ieri dal quotidiano economico “ItaliaOggi”, che ha visto il territorio vibonese piazzarsi al 91esimo gradino (quest’anno le province italiane sono 107 e non 110, poiché quelle sarde sono passate da otto a cinque). Rispetto al report dello scorso anno, tuttavia, c’è stata una piccola risalata poiché il Vibonese ha lasciato l’ultimo posto della classifica alla provincia di Agrigento. Anche se questo rimane ugualmente una magra consolazione. Ne è convinto, infatti, il massimo dirigente dell’amministrazione provinciale di contrada Bitonto, secondo il quale il 91esimo posto assegnato dalla nuova classifica alla provincia di Vibo Valentia rappresenta in ogni caso l’esatta fotografia della bassa qualità della vita che a queste latitudini evidentemente non riesce ad essere migliore da poter raggiungere livelli più alti. E, dunque, tale esito «non è certamente una sorpresa, come non è una sorpresa la posizione delle altre province calabresi. Un dato – aggiunge sempre il presidente della Provincia – che dovrebbe fare riflettere. Eppure dobbiamo ancora assistere ad una incapacità della politica di reagire o quantomeno di elevarsi ad esempio di buone pratiche. Non possiamo lamentarci dell’attuale frammentazione politica e sociale, perché – questa è l’amara opinione di Solano – è questo quello che la società calabrese ha prodotto e si merita. La rappresentanza politica spesso ne è l’amaro frutto. Tanti interrogativi è sempre meno risposte ci devono condurre alla consapevolezza che se non ci indigniamo di fronte a questo stato di cose tutto sarà definitivamente compromesso».
Quindi, l’affondo finale contro da parte del presidente di Palazzo ex Enel: «Non lasciamo al buon senso della politica ciò che compete alla società civile. Forse – questo l’invito finale di Solano – è giunto il momento di una pacifica rivoluzione».

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