Sono 25 i lavoratori che rischiano il licenziamento, 88 i migranti ospiti del Centro di accoglienza straordinaria del comune di Nicotera che rischia di essere svuotato e sono infinite le storie da raccontare. E poi c’è la richiesta che la Prefettura si ridetermini a seguito della sentenza definitiva del Tar che arriverà a maggio. Questa mattina, l’associazione culturale “Acuarinto” che gestisce il Cas a Nicotera ha manifestato ed ha chiesto a gran voce un incontro con il prefetto Francesco Zito, lamentando che «sia stato aggirato il provvedimento cautelare provvisorio del Tar Calabria che sospende, di fatto, l’assegnazione del lotto 3 relativa al bando di gara del 12 aprile 2019 e congela tutte le attività ed i servizi appaltati nel 2017 dall’associazione culturale. La Prefettura, infatti, ha paventato lo svuotamento del  Cas e «va da sé – si legge su un foglio informativo distribuito alla manifestazione di questa mattina – che tale comportamento di eludere un provvedimento giudiziario da parte proprio dell’ente che rappresenta lo Stato nella nostra provincia e che deve far rispettare le leggi e garantire la tutela della dignità umana e del lavoro come previsto dalla Costituzione, sta inducendo “Acuarinto” ad intraprendere la procedura di licenziamento di 25 giovani lavoratori – dei quali 18 con contratto  a tempo indeterminato e 7 che collaborano con regolare Co.co.co e partiva Iva». Non solo, di conseguenza, «tutto quell’ indotto che si era creato a Nicotera – ha spiegato il direttore del Centro, Massimo Morelli –  verrà a cessare qualora la Prefettura dovesse procedere allo svuotamento del Cas».  Gli 88 migranti provenienti principalmente dall’Asia e dall’Africa sono ospitati a Nicotera da ben due anni e mezzo e potrebbero essere trasferiti in altri centri (probabilmente Brognaturo), dai quali sarà difficile muoversi. Al contrario, nel comune del vibonese dove ormai sono di casa,  il Cas si trova a soli 2 km dalla stazione ferroviaria e i trasferimenti sono possibili anche mediante collegamenti con i bus. 

Storie di integrazione ed inclusione sociale, storie di mondi diversi, storie di uomini e donne in cerca della libertà ed animati da sete di giustizia. 

Non chiedono altro che attendere il 20 maggio «termine ultimo – spiegano – allo scadere del quale accetteremo senza riserva la decisione del Tar».

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