L’obiettivo è ambizioso. Ma ci sono tutte le carte in regola per procedere. Anche perché c’è soprattutto la piena disponibilità da parte del ministero delle Infrastrutture, in particolare quella del direttore del dipartimento Viabilità Antonio Parente. L’amministrazione comunale di Vibo Valentia ha, infatti, la possibilità di cambiare radicalmente il progetto iniziale della mai realizzata Tangenziale est in un altro programma di lavori pubblici. Non solo: tutto questo, inoltre, permetterebbe al Comune capoluogo di non restituire i 12 milioni di euro di Fondi vincolati utilizzati nel tempo per altri scopi, e inizialmente destinati proprio alla Tangenziale, il cui finanziamento originario arrivava a 21 milioni, e di utilizzare detta somma (complessiva dei 21 milioni) proprio per la nuova idea progettuale messa in campo dal titolare dei Lavori pubblici Giovanni Russo e sostenuta con forza dal sindaco della città Maria Limardo e dal segretario generale dell’ente Domenico Scuglia, i quali nei giorni scorsi si sono recati a Roma ed hanno avuto un incontro proprio al ministero dove hanno illustrato l’idea che, in queste ultime ore, ha incassato l’apertura di Parente.
Ma quale sarà il nuovo progetto e dove trovare le risorse finanziarie ad oggi mancanti? Presto detto: l’idea è quella di realizzare nuovi collegamenti viari tra le aree industriali di Portosalvo e di località Aeroporto con lo svincolo autostradale di Sant’Onofrio. Il progetto, poi, che al ministero sarà presentato complessivo dell’intera opera, invece, di essere realizzato con una solo procedura sarà compiuto per piccoli lotti (da due o due milioni e mezzo di euro) in modo tale da consentire all’amministrazione in carica di riuscire a pagare poco alla volta i lotti che verranno man mano appaltati, fino a dimostrare di essere riusciti a saldare i 12 milioni. Per quanto riguarda, invece, gli altri 8 milioni necessari per arrivare a 21, se il Comune riuscirà a dimostrare nell’arco di un anno e mezzo al ministero di essere capace di avere in tasca almeno il 50 per cento delle risorse, il dicastero romano darà la restante cifra. Insomma, si può fare. Al tavolo sembrano tutti d’acccordo. All’amministrazione, dunque, il compito di riuscire nell’impresa, per mettere la parola fine ad una annosa quanto complessa vicenda per l’ente e, nello stesso tempo, ricarvarne anche qualcosa di decisamente buono per il futuro del territorio comunale.
Va detto, infine, che se tutto ciò dovesse andare in porto, questo potrebbe avere anche dei riflessi positivi sull’eventuale dichiarazione del secondo dissesto finanziario dell’ente, in quanto i 12 milioni fanno parte del buco di quasi 25 milioni che oggi concorrono a poter fare andare ancora una volta in default Palazzo Luigi Razza.

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