A distanza di nemmeno ventiquattro ore sono andate in scena le due rappresentazioni di quello che, fino a determinazioni ufficiali, è ancora il Pd Calabrese. 

Giovedì’ pomeriggio, alla Cittadella – nomen omen – il presidente Mario Oliverio e tutta la giunta con i fidi consiglieri avevano consegnato l’immagine della truppa stretta in difesa dell’ultima roccaforte, diffondendo un messaggio dai toni cupi dell’ultimo appello prima della rovina.

Venerdì. Al THotel sulla Due Mari, è andato in scena il caos calmo del Pd ufficiale, secondo i canoni collaudati: nelle intenzioni, una tranquilla forza di popolo e di governo, impegnata a infondere fiducia e speranza pur nella consapevolezza dei tempi difficili. Con due comprimari nel ruolo di cui sono investiti: il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti e il candidato di sua iniziativa sul quale il partito ha deciso di puntare le sue fortune (o sfortune) elettorali in terra di Calabria, Pippo Callipo. In questa ottica si sono inserite le mosse propedeutiche: la visita all’azienda Callipo, l’incontro con le maestranze, il “pranzo in famiglia”, l’incontro con i sindacati, il conforto del pubblico amico e solidale. E poi la scelta dei comprimari all’evento, officiato dal più volte vituperato commissario regionale Stefano Graziano che, per la prima volta da quando si è insediato, ha ricevuto pubblico encomio.

La scaletta ha rispettato un po’ prevedibilmente il cliché abituale: attenzione al mondo giovanile – l’intervento di due studenti, uno liceale e uno universitario che credono nell’impegno politico e chiedono motivazioni per rimanere in Calabria, come da refrain del candidato -, le buone pratiche amministrative nonostante le avversità ambientali – l’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto Carolina Girasole da poco liberata dalle accuse infamanti che ne hanno interrotta propositi e azione -, il coraggio e la determinazione antindrangheta dell’imprenditore Antonino De Masi, l’acclamazione pubblica del candidato, la benedizione del segretario nazionale.

Callipo ha ribadito i concetti che ha già avuto modo di esprimere: le motivazioni all’impegno dopo una prima rinuncia, il subitaneo favore di Zingaretti, il consenso della famiglia, il suo programma riconducibile proprio all’attuazione dei programmi, la volontà di circondarsi di una squadra competente e responsabile, il ruolo di sindacati e associazioni datoriali, l’apertura a chiunque ne voglia condividere obiettivi e trasparenza. Il tutto punteggiato da una tendenza forse eccesiva alla commozione, pur comprensibile.

Zingaretti si è attenuto alle generali. Ha tralasciato le solite categorie politiche e ha evocato concetti più empatici: il contrasto da porre ai portatori di odio che amplificano le paure per spremere consenso elettorale, la contrapposizione della speranza alla paura pur presente in questa terra di ‘ndrangheta e non lavoro, e la necessità di imporre un nuovo corso alla politica calabrese, compendiata nello slogan che suggerisce: con Callipo per amore della Calabria. Zingaretti ha promesso di ritornare più volte nel corso della campagna elettorale. Magari entrerà più nel dettaglio. Mai nominato, e neanche da altri, Mario Oliverio. Solo in precedenza, sollecitato dai soliti cronisti, il segretario ha ribadito di avere più volte parlato con Mario sollecitandolo a un atto di generosità che non è arrivato. Ma le porte, si è capito, anche se in pochi ci credono, rimangono aperte fino al punto di non ritorno. 

Si è detto dell’affluenza e dell’entusiasmo dei convenuti. In prima fila il presidente del Consiglio regionale Nicola Irto, il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, tra i due il responsabile della segreteria per il Mezzogiorno Nicola Oddati, il presidente della Provincia di Cosenza Franco Iacucci, il senatore Nicodemo Oliverio, il deputato Leu Nico Stumpo, l’ex deputato Brunello Censore, i consiglieri regionali Giudicendrea, Battaglia, Bevacqua, Guccione, Bova. Unica rappresentante della giunta Oliverio, l’assessore alle politiche sociali Angela Robbe, certamente a titolo personale. Ma mai come in queste occasioni, il personale è politico.

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La scaletta ha rispettato un po’ prevedibilmente il cliché abituale: attenzione al mondo giovanile – l’intervento di due studenti, uno liceale e uno universitario che credono nell’impegno politico e chiedono motivazioni per rimanere in Calabria, come da refrain del candidato -, le buone pratiche amministrative nonostante le avversità ambientali – l’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto Carolina Girasole da poco liberata dalle accuse infamanti che ne hanno interrotta propositi e azione -, il coraggio e la determinazione antindrangheta dell’imprenditore Antonino De Masi, l’acclamazione pubblica del candidato, la benedizione del segretario nazionale. Callipo ha ribadito i concetti che ha già avuto modo di esprimere: le motivazioni all’impegno dopo una prima rinuncia, il subitaneo favore di Zingaretti, il consenso della famiglia, il suo programma riconducibile proprio all’attuazione dei programmi, la volontà di circondarsi di una squadra competente e responsabile, il ruolo di sindacati e associazioni datoriali, l’apertura a chiunque ne voglia condividere obiettivi e trasparenza. Il tutto punteggiato da una tendenza forse eccesiva alla commozione, pur comprensibile. Zingaretti si è attenuto alle generali. Ha tralasciato le solite categorie politiche e ha evocato concetti più empatici: il contrasto da porre ai portatori di odio che amplificano le paure per spremere consenso elettorale, la contrapposizione della speranza alla paura pur presente in questa terra di ‘ndrangheta e non lavoro, e la necessità di imporre un nuovo corso alla politica calabrese, compendiata nello slogan che suggerisce: con Callipo per amore della Calabria. Zingaretti ha promesso di ritornare più volte nel corso della campagna elettorale. Magari entrerà più nel dettaglio. Mai nominato, e neanche da altri, Mario Oliverio. Solo in precedenza, sollecitato dai soliti cronisti, il segretario ha ribadito di avere più volte parlato con Mario sollecitandolo a un atto di generosità che non è arrivato. Ma le porte, si è capito, anche se in pochi ci credono, rimangono aperte fino al punto di non ritorno.  Si è detto dell’affluenza e dell’entusiasmo dei convenuti. In prima fila il presidente del Consiglio regionale Nicola Irto, il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, tra i due il responsabile della segreteria per il Mezzogiorno Nicola Oddati, il presidente della Provincia di Cosenza Franco Iacucci, il senatore Nicodemo Oliverio, il deputato Leu Nico Stumpo, l’ex deputato Brunello Censore, i consiglieri regionali Giudicendrea, Battaglia, Bevacqua, Guccione, Bova. 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